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FranciaEuropa

Tobin tax: voltafaccia francese

Sembra incredibile, ma la Francia, che da anni era il paese che si batteva di più per l’applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie, ha cambiato idea. Il ministro dell’economia, Pierre Moscovici, ha affermato che il progetto della Commissione gli sembra “eccessivo”. Il governo francese ha ormai paura della sua ombra. E’ bastata una forte pressione da parte del padronato per far cambiare idea a Moscovici, che solo qualche settimana fa assicurava di voler “procedere in fretta” per arrivare all’introduzione della tassa negli 11 paesi della Ue che, seguendo la volontà di Francia e Germania, nel febbraio scorso si erano impegnati in una “cooperazione rafforzata” con un accordo per l’applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie dal 2014. Ma secondo il padronato francese, la tassa farebbe perdere 30mila posti di lavoro in Francia, a causa di “delocalizzazioni massicce”. Cosi’, Moscovivi afferma ora che la Tobin tax potrebbe essere pregiudizievole “per il futuro della piazza finanziaria di Parigi” e per “il finanziamento dell’economia francese”. Cosi’, Moscovici ha chiesto al commissario europeo alle politiche fiscali, Algirdas Semeta, di rivedere al ribasso il progetto. Solo il 3 luglio scorso l’Europarlamento, che in campo fiscale ha potere soltanto consultivo, aveva approvato un tasso di imposizione dello 0,1% sulle transazioni di Borsa e sulle obbligazioni, e dello 0,01% sui derivati. Questi tassi avrebbero comunque dovuto venire imposti in modo progressivo, iniziando con 0,005% per i derivati e 0,05% per le obbligazioni fino al 2017. Francia e Italia aveva già espresso opposizione per l’estensione della tassa alle obbligazioni di stato. Gran Bretagna, Svezia e Lussemburgo, che si sono sempre opposti a questa tassa, trovano ora un sorprendente alleato nella Francia di Hollande.

Il voltafaccia francese ha fatto reagire le ong. L’economista Dominique Plihon, di Attac, firma assieme a Peter Wahl dell’ong tedesca Weed un testo di denuncia su Le Monde. La Francia ha raggiunto “il campo avverso alla tassa sulle transazioni finanziarie” e giudicando “eccessivo” il progetto della Commissione finirà per trasformare la Ttf “in una farsa senza effetto regolatore”, che “genererà entrate ridicolmente basse”. Plihon e Wahl denunciano un “negoziato senza nessuna trasparenza né legittimità democratica”, che porterà a una “caricatura” di una misura che nel 2008, all’inizio della crisi, era presentata come una delle vie d’uscite dal marasma, un elemento importante sulla strada della regolazione della finanza.