closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Tobin Tax: l’Europa volta la spalle, l’Italia resta sola

Undici paesi europei, tra cui Francia, Germania e Italia, avevano preso l’impegno di adottare il progetto di tassa sulle transazioni finanziarie presentato lo scorso febbraio dalla Commissione. Sulla carta, tassare la finanza avrebbe dovuto far entrare nelle casse vuote degli stati 30-35 miliardi di euro. Ma adesso tutto è fermo. A parte in Italia, primo paese al mondo ad aver deciso la tassazione del trading ad alta frequenza (cioè la pratica di inondare il mercato di ordini di vendita-acquisto, che ingorga il mercato ma permette lauti guadagni su margini minimi al decimo di secondo). La Germania aspetta le elezioni del 22 settembre (Merkel resta fredda, l’Spd dichiara di volerla introdurre). Gran Bretagna, Irlanda e Lussemburgo, tre paesi importanti per i mercati finanziari europei, avevano rifiutato di prendere parte all’iniziativa fin dall’inizio. Addirittura, Londra, nell’aprile scorso, aveva fatto ricorso contro il Consiglio europeo, perché considera che una Tobin tax in nove paesi avrebbe avuto effetti extraterritoriali, cioè anche sulla City. Da febbraio, le lobbies si sono messe al lavoro. Il risultato è che la Francia di Hollande sembra aver cambiato idea, senza dichiararlo chiaramente pero’. Il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, che non ha ancora preparato un testo di legge per applicare in Francia una tassa sulle transazioni finanziarie che applichi il progetto della Commissione, continua ad affermare di essere fiero “come socialista e come europeo” di aver fatto pressione per arrivare alla Ttf in Europa. Ma i banchieri si stanno facendo sentire. Quest’estate le grandi banche francesi hanno fatto presente a Moscovici che una tassa che colpisce in particolare i prodotti derivati rischia di essere un gran danno per la Francia, specialista di questo tipo di mercato. Per i banchieri europei, del resto, una tassa che colpisce tutte le transazioni  – azioni, obbligazioni, derivati – farebbe fuggire la finanza dall’Europa. Hanno presentato delle statistiche a favore di questa tesi: per Euronext, in Francia, dopo l’adozione nell’agosto 2012 di una tassa di Borsa che si applica alle transazioni su azioni di società con una capitalizzazione superiore al miliardo di euro, ci sarebbe stata una contrazione, in volume, del 20% sui valori francesi interessati. Secondo Reuters, la Borsa di Milano avrebbe perso il 30% degli scambi dopo la tassa sulle transazioni sulle azioni, a marzo. In sostanza, come sempre più spesso nella Ue, l’idea iniziale si svuota poco per volta nell’iter verso la sua applicazione: al massimo, nel 2015, ci sarà una versione light della Ttf, che non sarà altro che un’armonizzazione – al ribasso – delle regole già esistenti nei vari paesi.

  • alma gemme

    E’ chiaro : per fermare le speculazioni e la crisi dei popoli disarcionati occorre che l’Europa che si dice democratica non solo applichi la Tobin tax ” ma si faccia promotrice della sua applicazione nel mondo intero.

  • pasquale

    Il 9 settembre, due giorni prima dell’anniversario delle torri gemelle, (che avvenne 12 anni fa, anche quello come il 2013 era un anno del “serpente” cinese) il congresso Usa deciderà se attaccare la Siria senza risoluzione Onu. Di certo Obama-Pirro avrà messo al sicuro le figlie in un rifugio antiatomico, visto che un paio di bombe ad idrogeno potrebbero “suggellare” l’uscita dalla crisi e la “ripresa” economica come probabilmente le lobbyes finanziarie sperano alla vigilia di ogni guerra.
    E il nostro “cavaliere”? anche per lui il 9 settembre sarà una data memorabile visto che si deciderà della sua “decadenza” da parlamentare..(quel giorno a Roma ci sarà un gran caos, grazie allo sciopero dei trasporti pubblici nella capitale e la gente comune sarà impegnata ad incazzarsi con il nuovo sindaco dimenticando così le sorti del boss del pdl..). Ovviamente non c’è collegamento tra l’evento degli Usa e quello del “cavaliere”.. O forse si. La notizia della sorte del”cavaliere” passerà in secondo o terzo piano e poi l’emergenza “umanitaria” conseguente alla guerra potrebbe indurre Napolitano a “graziare” il dis-graziato capo di Mediaset?..forse no, e comunque è “solo” un collegamento “quantico”..

  • http://www.zerozerocinque.it ZeroZeroCinque

    Gentile Anna Maria, le scrive la campagna italiana ZeroZeroCinque (www.zerozerocinque.it) che raccoglie oltre cinquanta organizzazioni della società civile italiana ed è impegnata con analoghe reti e campagne continentali e internazionali dal Marzo 2010 nella promozione della tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) in Italia e su più ampia scala globale.

    Grazie per aver dedicato lo spazio a un tema (e al più ampio tema della riforma della finanza) che interessa sempre più cittadini in Italia e in Europa!

    I negoziati europei a 11 Paesi sotto la procedura di cooperazione rafforzata dovrebbero riprendere con maggior vigore dopo le elezioni tedesche di fine mese.

    Preoccupa tuttavia il quasi inesistente posizionamento italiano. E pensare che nelle ultime due legislature alcune mozioni/risoluzioni parlamentari (in diverse commissioni alla Camera) obbligavano il nostro esecutivo a promuovere la misura fiscale in sedi internaizonali.

    E invece? L’Italia in sede europea mantiene un profilo bassissimo e TTF-scettico. Il dossier “TTF europea” è saldamente nelle mani del MEF (il Premier Letta non ne ha mai fatto cenno), ma al momento via XX Settembre resta impermeabile a qualsiasi richiesta di confronto tecnico o anche solo a pronunciarsi (con dati e analisi proprie alla mano) sulle riserve italiane. Al di là del veto sulla tassazione dei titoli di debito sovrano sul mercato secondario (per paura (giustificata?) di impennate dello spread), non se ne sa nulla e la stampa (anche di settore) non fa (peccato non sia una sorpresa!) alcun pressing mediatico.

    Lo scorso Aprile una veloce consultazione “pubblica” aperta dal MEF sulla proposta di direttiva del Commissario Semeta per gli 11 paesi impeganti nei negoziati è caduta nel dimenticatoio. I risultati della consultazione NON sono stati resi ancora pubblici (ormai da 5 mesi circa)!

    In questo anno il MEF ha poi aperto due consultazioni (una a Gennaio per 4 giorni!!) e una a fine Agosto (!) per nove dedicate alla “TTF” italiana.

    Chiamarle “pubbliche” suona come un eufemismo. E pensare che in Francia e Germania i nostri “colleghi” incontrano periodicamente sul tema TTF viceministri, capi di gabinetto e funzionari tecnici delle controparti continenali del nostro Tesoro.

    Usiamo poi le virgolette per parlare della TTF italiana. In realtà le tasse sono tre: una sulle azioni (ma solo delle società italiane quotate con capitalizzazione superiore al mezzo milione di euro), una sui derivati su azioni e indici (nella classe sopramenzionata) e una sulle transazioni ad alta frequenza (l’high frequency trading – HFT).

    Ognuna di queste tasse ha molteplici imperfezioni, a partire da una base imponibile bassissima. L’ultima in ordine di apparizione, la tassa sull’HFT, considerata come pietra miliare nella tassazione del trading algoritmico è in realtà una tassa sugli ordini cancellati/modificati entro 5 secondi dall’immissione (che si può configurare come manipulazione dei mercati e altrove, per esempio in Germania, è proibita).

    Siamo dei pionieri forse? Affatto, la tassa è su base giornaliera, si riferisce solo alle azioni e derivati su azioni delle blue chips italiane e scatta (separatamente per classi di strumenti finanziari) solo se gli ordini cancellati sono il 60% di quelli eseguiti. Si paga poi solo la quota eccedente! Nella direttiva MIFID al vaglio del Parlamento Europeo la soglia è per esempio tre volte più bassa. Eludibile e inefficace!

    Ultima nota sugli eventi in Francia lo scorso Luglio. La campagna francese con cui collaboriamo ha “vinto” un’importante battaglia mediatica! A Luglio il Presidente Hollande ha incontrato la rappresentanza dell’ABI transalpina. L’incontro verteva sulla TTF europea che tanto preoccupa il mondo bancario francese. La Francia ha recentemente cercato di rallentare i negoziati europei, suggerendo un modello di tassa europeo che ricalcasse in parte la tassa nazionale introdotta da Sarkozy e “potenziata” da Hollande. In realtà critiche al disegno della tassa proposta dalla Commissione sono state avanzate dal Ministro delle Finanze Moscovici (sulla cui scrivania potrebbe anche essere atterrato settimane fa un “preoccupato” rapporto della Goldman Sachs). L’iniziativa frenante del MEF francese è però vista con ostilità da altri ministri del gabinetto francese, da molti membri del partito socialista, mentre l’Eliseo mantiene un profilo pubblico e comunicativo particolarmente cauto. I campaigner francesi hanno rilanciato una controffensiva mediatica su Twitter e social network, riuscendo a conquistare un importante spazio mediatico su Le Monde e facendo sì che il tema della TTF rimanesse sul podio delle notizie più discusse per tutta la giornata.

    Risultato netto: un primo CS dell’Eliseo ritirato e smentito, silenzio stampa sull’argomento imposto ai dicasteri francesi, un almeno apparente e solo momentaneo depotenziamento di Moscovici, un gruppo di lavoro parlamentare socialista che si occuperà del “dossier Tobin” da Settembre.

    E’ solo un attacco sventato, ma un ottimo esempio di battaglia mediatica vinta contro potenti lobby. In un Paese in cui il tema dello scempio del casinò finanziario è seguito e in cui l’opinione pubblica vigila anche su argomenti solo in apparenza per pochi addetti ai lavori!