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FranciaEuropa

Tobin Tax: l’Europa volta la spalle, l’Italia resta sola

Undici paesi europei, tra cui Francia, Germania e Italia, avevano preso l’impegno di adottare il progetto di tassa sulle transazioni finanziarie presentato lo scorso febbraio dalla Commissione. Sulla carta, tassare la finanza avrebbe dovuto far entrare nelle casse vuote degli stati 30-35 miliardi di euro. Ma adesso tutto è fermo. A parte in Italia, primo paese al mondo ad aver deciso la tassazione del trading ad alta frequenza (cioè la pratica di inondare il mercato di ordini di vendita-acquisto, che ingorga il mercato ma permette lauti guadagni su margini minimi al decimo di secondo). La Germania aspetta le elezioni del 22 settembre (Merkel resta fredda, l’Spd dichiara di volerla introdurre). Gran Bretagna, Irlanda e Lussemburgo, tre paesi importanti per i mercati finanziari europei, avevano rifiutato di prendere parte all’iniziativa fin dall’inizio. Addirittura, Londra, nell’aprile scorso, aveva fatto ricorso contro il Consiglio europeo, perché considera che una Tobin tax in nove paesi avrebbe avuto effetti extraterritoriali, cioè anche sulla City. Da febbraio, le lobbies si sono messe al lavoro. Il risultato è che la Francia di Hollande sembra aver cambiato idea, senza dichiararlo chiaramente pero’. Il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, che non ha ancora preparato un testo di legge per applicare in Francia una tassa sulle transazioni finanziarie che applichi il progetto della Commissione, continua ad affermare di essere fiero “come socialista e come europeo” di aver fatto pressione per arrivare alla Ttf in Europa. Ma i banchieri si stanno facendo sentire. Quest’estate le grandi banche francesi hanno fatto presente a Moscovici che una tassa che colpisce in particolare i prodotti derivati rischia di essere un gran danno per la Francia, specialista di questo tipo di mercato. Per i banchieri europei, del resto, una tassa che colpisce tutte le transazioni  – azioni, obbligazioni, derivati – farebbe fuggire la finanza dall’Europa. Hanno presentato delle statistiche a favore di questa tesi: per Euronext, in Francia, dopo l’adozione nell’agosto 2012 di una tassa di Borsa che si applica alle transazioni su azioni di società con una capitalizzazione superiore al miliardo di euro, ci sarebbe stata una contrazione, in volume, del 20% sui valori francesi interessati. Secondo Reuters, la Borsa di Milano avrebbe perso il 30% degli scambi dopo la tassa sulle transazioni sulle azioni, a marzo. In sostanza, come sempre più spesso nella Ue, l’idea iniziale si svuota poco per volta nell’iter verso la sua applicazione: al massimo, nel 2015, ci sarà una versione light della Ttf, che non sarà altro che un’armonizzazione – al ribasso – delle regole già esistenti nei vari paesi.