closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

Ti ricordi Mafia Capitale?

Era dicembre dello scorso anno, pochi mesi fa, quando esplose Mafia Capitale. Una operazione dei ROS a Roma e dintorni portò a 101 avvisi di garanzia e all’arresto di circa 35 persone. Si parlò di questa organizzazione che aveva a capo Massimo Carminati e che vedeva nei ranghi alcuni superstiti della destra radicale ed eversiva degli anni 70. Si temeva un terremoto che avrebbe scosso Roma visto che la suddetta organizzazione aveva rapporti trasversali sia con le amministrazioni di centrodestra che di centrosinistra. Addirittura il PD romano venne commissariato da Renzi e tutt’ora c’è Orfini che cerca di riattaccare i cocci del partito. E poi? E poi nulla.

Se ha avuto un merito questa inchiesta, è stata quella di disinnescare la retorica razzista nei quartieri di periferia, esplosa a Corcolle prima e a Tor Sapienza poi, e di conseguenza tutti quei comitati di quartiere, apparentemente apolitici, che però sono attraversati da pezzi della destra romana, ex AN soprattutto. Finite le proteste contro i CARA, smontata la leggenda dei migranti che prendevano 45 euro al giorno per stare lì dentro, i razzisti erano stati depotenziati degli argomenti, gli stessi sostenuti da alcuni quotidiani di destra, ed erano di nuovo tornati da dove erano venuti. Ma a pochi mesi di distanza, il tanto che è bastato per un processo di rimozione collettiva, che politicamente ha fatto un po’ comodo a tutti, per fine maggio “i comitati di quartiere ribelli” fatti da gente “per bene” torneranno in piazza per manifestare contro rom e per la chiusura dei campi. Ovviamente tra la “brava gente” nessuno propone una soluzione, l’obiettivo è che i rom vengano sgomberati. Del resto questo è l’effetto di una campagna razzista che da alcune settimane pervade i media italici, che rilanciano le dichiarazioni dei vari Salvini o Meloni o chiunque altro abbia trasformato i rom nella emergenza nazionale. Tutto questo proprio quando l’inchiesta Mafia Capitale aveva dimostrato quanto la banda di Carminati & Co. sfruttassero il disagio dei rom e quanti dei soldi destinati ai campi venivano fatti sparire.

Del resto su Mafia Capitale nelle settimane seguenti lo scoppio dell’inchiesta si è detto di tutto e il contrario di tutto, soprattutto attraverso la pubblicazione di intercettazioni al quanto poco rilevanti per l’inchiesta tanto quanto per il pubblico interesse. Tra quelle carte c’era la spiegazione per cui le più grandi aziende municipalizzate della capitale fossero nello stato comatoso in cui versano da anni ma a nessuno sembra interessare più. Se l’Atac affonda è colpa degli autisti o dei macchinisti in sciopero. Se Roma è sporca è colpa di chi rovista nei cassonetti e non dell’Ama e via dicendo. Curioso è che gli unici a fare riferimento a Mafia Capitale siano esponenti del centrodestra, nonostante il coinvolgimento di alcuni ex colleghi partito, che nella loro narrazione è diventata “la mafia delle coop rosse che sfruttavano i rom e gli immigrati”.

Nel frattempo su alcuni quotidiani si discuteva se la banda Carminati fosse in effetti una cosca dai metodi mafiosi oppure no. Dibattito irrilevante tra garantisti part-time e giustizialisti full-time. Nessuno ha provato a ragionare sul perché si fosse arrivati a quel punto, sul proliferare dell’esternalizzazione dei servizi, sul perché alcune cooperative ottengono quasi il monopolio del lavoro sul sociale, sul perché nessuno controlli che i soldi effettivamente investiti in progetti non siano sprecati ma bensì messi realmente a frutto.
Del resto a Roma chiunque lavori nel sociale sa bene come funzioni il “sistema Roma” con i suoi bandi spesso pilotati o accomodati, con finanziamenti diretti alle cooperative amiche o fidate. Non serve cercare le tangenti, non serve neanche cercare chissà quali illeciti, ormai era un sistema riconosciuto e accettato politicamente e trasversalmente.

Proprio qualche giorno fa mi è saltato agli occhi una storia a mio avviso paradigmatica se confermata. Ed è quella dell’unità di strada per le tossicodipendenze finanziata attraverso un bando per un camper che coprisse il quartiere di Torpignattara, che si trova in una parte di città ad alta diffusione di eroina, che gli abitanti stessi non hanno mai visto e di cui cominciano a chiedere conto. Chi controlla che i soldi investiti nei servizi, nei campi rom, nei centri di accoglienza, siano effettivamente messi a frutto? Chi controlla che questi servizi siano effettivamente erogati? Possibile che a fronte dell’investimento che fa il Comune di Roma da anni le condizioni dei campi rom peggiorino mese dopo mese?

Evidentemente sì. Del resto nessuno a Roma si sorprende più. Il terremoto che avrebbe dovuto travolgere la politica ha appena incrinato e momentaneamente qualcosa per poi riprendere a marciare come se nulla fosse. Anche a sinistra, non ci si è fermati per ragionare sul sistema Roma. Non ci si è fermati a ragionare sul lavoro cooperativistico, da sempre sottopagato, quando viene pagato, né sull’accesso ai finanziamenti e alla maniera a cui si accede. Alla pretesa di bandi che siano chiari e diretti e alla fine di quei maledetti bandi al ribasso che finiscono per schiacciare definitivamente chi nel sociale ci lavora e male.

Una opportunità mancata proprio mentre l’attuale governo romano si è dimostrato uno dei più deboli di sempre. Incapace di affrontare apertamente le contraddizioni e i conflitti di questa città, a volte assecondando la pancia razzista dei romani come è successo col trasferimento dei rifugiati da Tor Sapienza. Ed è davvero triste che bisogna aspettare che arrivi il secondo filone dell’inchiesta, sempre che arrivi, per vedere di nuovo disinnescati i razzisti nei quartieri tanto quanto la retorica legalitaria di quel partito che è al governo dappertutto è che su Roma ha subito uno scossone senza precedenti.
Mala tempora currunt ma evidentemente è sempre colpa dei rom.