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L'urto del pensiero

The Young Pope: ci siamo dimenticati di Dio!

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di PAOLO ERCOLANI

 

 Ci siamo tutti dimenticati di Dio.

Forse perché non ci possiamo permettere la sua esistenza. Perché se davvero esistesse, con tutti i suoi imperativi volti a farci amare come fratelli, emergerebbe vergognosa tutta la nostra inadeguatezza e incapacità.

Sembra un messaggio banale, ma anche riservato alla pur ampia galassia dei credenti.

Invece non è né’una né l’altra cosa.

È quanto emerge con chiarezza disarmante dalla serie televisiva «The Young Pope», notevole prodotto di quel talento visionario e al tempo stesso fornito di chiarezza eloquentissima che risponde al nome di Paolo Sorrentino.

E dire che, quasi sempre, la formidabile vena visionaria contrasta non poco con la chiarezza del registro comunicativo.

LA FATALE DIMENTICANZA

Ci siamo dimenticati di Dio, tutti quanti.

Un anatema già di per sé detonante, ancora di più se messo in bocca a un Papa improbabile, fascinoso, contradditorio e spiazzante interpretato dallo sguardo mefistofelico di Jude Law.

Un Papa che lancia questo anatema nientemeno che in occasione del primo discorso ai fedeli, dalla celebre finestra che affaccia su piazza San Pietro.

Lenny Belardo rappresenta quello che i filosofi presocratici avrebbero chiamato «clinamen»: la deviazione improvvisa, lo scostamento imprevedibile da un corso che fino a quel momento si presentava uniforme, omologato, prevedibile. E che dopo tornerà ad essere tale.

Quell’istituzione secolare per eccellenza che è la Chiesa, è l’unica a essere sopravvissuta alla metodica crudeltà del tempo proprio grazie alla sua testarda ma sapiente capacità di restare immutabile. O quantomeno di non farsi dettare i tempi del cambiamento dai flussi e dalle mode della società.

Eppure, questo Papa uscito dalla fantasia di Sorrentino, nella sua inquietante identità bifronte, sembra quasi un tiro mancino che un Dio ormai spazientito ha voluto giocare nei confronti di una Chiesa che con forza immutabile lo proclama nel momento stesso in cui lo tradisce. Come del resto lo tradiamo tutti noi, credenti e non.

L’IMMAGINE ROVESCIATA

Forse è per questo che il giovane Papa di Sorrentino si configura come una sorta di immagine speculare capovolta dei pontefici reali: egli non cerca il favore del suo popolo, non utilizza le armi di una retorica che blandisce e conforta, ma piuttosto colpisce quel popolo di cercatori indefessi di conforto, protezione e salvezza che sono i cristiani, con strali degni del peggior reazionario della Santa Inquisizione.

Ma lo fa, e qui emerge l’immagine capovolta rispetto al reale, proprio mentre nella sua dimensione privata e intima, lontana dalle luci oscuranti della ribalta e della notorietà, mette in atto comportamenti ispirati a una profonda empatia, una genuina santità, un amore per tutto ciò ( e per chiunque) che sia capace di manifestarsi come vero e umano, perfino nella miseria, nella debolezza, nel peccato.

Lenny Belardo, il giovane Papa assurto al pontificato col nome di Pio XIII («un nome da uccelli», come dice lui stesso con irresistibile ironia sfacciata…), con questa sua identità paradossale e con i suoi comportamenti fra il grottesco e il satanico, rappresenta in tal senso la condizione di radicale e inemendabile tragicità vissuta dal cristiano che crede sinceramente: ossia la condizione di chi è mosso da una natura (quella umana, appunto) che non gli consente di rispettare quei dogmi pur tanto sentiti e agognati, quel messaggio di Cristo che si è fatto uomo salvo poi tornare a essere Dio.

Lasciando l’uomo alla sua specifica miseria di chi è in grado di pensare le altezze più celesti nel momento stesso in cui non sa come resistere alle tentazioni più nere.

IL GRANDE CAOS

In principio era il logos, come recita il famoso incipit del Vangelo di Giovanni, e forse quello stesso logos è destinato a regnare anche alla fine dei tempi.

Ma in mezzo c’è il caos, e all’essere umano tocca di abitare quel caos, pur portando dentro di sé l’incontenibile tensione verso una perfezione che non gli è data, verso una salvezza di cui non possiede indizi in terra (anzi), verso un amore che sappia preservarlo dalla gelida carezza di quell’«ultimo nemico» che è la morte.

Saper vedere senza infingimenti questa condizione umana, saper vedere l’uomo per quello che è, e soprattutto per quello che non riesce a essere malgrado tutte le sue incursioni nel regno dell’ideale (ecce homo), è la precondizione essenziale per un atteggiamento effettivamente cristiano.

Di chi si riconosce egli stesso umano («Chi sono io? Io non sono altro che un uomo», afferma Lenny Belardo), e per questo è indisposto a innalzarsi sopra ai propri fratelli, a farsi giudice di chi è colpevole quanto lui di fragile e contraddittoria umanità.

Ma anche, in seguito a quel suo riconoscersi umano fra gli umani, di chi è indisposto a sottomettere l’umanità a divinità terrene che, in nome del progresso e del profitto, impongono quei dogmi che riducono l’uomo stesso a strumento o a merce.

Il guaio è che tutto ciò, tutto quello che va contro Dio, costituisce la cifra portante del mondo che abbiamo costruito: quello dove regna sovrana la guerra, quello dove si innalzano muri fisici e ideologici, quello dove l’essere umano non è fratello per l’altro essere umano, bensì immigrato, profugo, infedele, nemico, merce da sfruttare.

CONTRO DIO

Quello dove il potere, qualunque esso sia, rappresenta una piaga perfettamente in grado di smentire e sporcare, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, il messaggio originario di Gesù.

Anche il potere della Chiesa stessa, che per il suo ruolo e l’identità che le vengono riconosciuti finisce col rappresentare l’epitome del tradimento umano nei confronti di Dio.

La grandezza e la forza dirompenti del giovane Papa ideato da Sorrentino, consiste proprio nel rappresentare, con l’abilità e la sapienza visionaria del grande regista, questa originaria e tragica frattura fra il mondo delle altezze divine e quello delle miserie umane.

Un Papa che sembra non credere in Dio (scandalo!), quando in realtà non crede all’uomo, ossia alla creatura debole e meschina creata da quello stesso Dio.

Un personaggio straordinario e dirompente, quello ideato da Sorrentino.

Uno che potrebbe scagliarsi anche contro la Chiesa, e contro qualunque potere mondano, con queste parole: «Io odio le vostre cerimonie e le vostre solennità, io non ascolto le vostre preghiere, purificatevi, cessate di fare il male, apprendete la giustizia, proteggete la vedova e l’orfano. Io voglio la carità, non i sacrifici. Voi onorate Dio solo esteriormente e con le labbra, ma in realtà andate appresso alle vostre tradizioni umane e per esse negligete la vera legge di Dio. Voi imponete al popolo una catena grave di precetti, ma in fondo, per vostro conto, non li osservate. Voi dite e non fate!».

Queste sono state le parole non del giovane Papa, bensì di un giovane Messia di nome Gesù.

Dio solo sa quanto ancora oggi ce ne sarebbe bisogno!