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Ceci n'est pas un blog

The talk show must go on

“Gli stra­nieri rubano il lavoro o cer­cano il futuro? Cosa ne pen­sate? Diteci la vostra” alle 23:12 del 2 otto­bre, Ser­vi­zio Pub­blico, la tra­smis­sione di San­toro, faceva que­sta domanda via twit­ter ai pro­pri spet­ta­tori. Pre­sumo che stes­sero par­lando di immi­gra­zione, sbar­chi o non so esat­ta­mente cosa per­ché non guardo Ser­vi­zio Pub­blico. A dire il vero non guardo nes­suno dei “talk show di appro­fon­di­mento poli­tico” che da alcuni anni a que­sta parte hanno invaso i palin­se­sti di Rai, Media­set e La7. Comin­ciano al mat­tino pre­sto con Agora Rai, pro­se­guono verso l’ora di pranzo con Omni­bus per poi andare avanti quasi inin­ter­rot­ta­mente fino alla seconda serata con i totem quali Porta a Porta o Matrix. Per non parlare di quei con­te­ni­tori mat­tu­tini e pome­ri­diani, dove a volte ven­gono ospi­tati gli stessi poli­tici e dove una Bar­bara D’Urso o un Mas­simo Giletti diven­tano i poli­to­logi di turno.

Possibile che il dibattito politico anzi la rappresentazione del dibattito politico sia diventata intrattenimento? Possibile che esista gente alle 8 del mattino che accende la tv per ascoltare un Gasparri, una Santanché o un Orfini, parlare e discutere col proprio avversario di turno? Stento a crederci eppure parrebbe così. Del resto a pensarci bene questi contenitori sono trasmissioni televisive poco costose (nessuno degli ospiti riceve un cachet) ma allo stesso tempo fatturano introiti pubblicitari evidentemente consistenti. Se la tv è finzione anche il dibattito politico è finzione tanto quanto l’inchiesta giornalistica sempre più relegata in brevi servizi (di qualità superiore) strumentali al consueto pseudo dibattito o approfondimento. Accanto a tutto questo si affermano uomini e donne, sia come conduttori (in questo caso quasi prevalentemente uomini) giornalisti e politici che diventano i veri protagonisti delle serate o mattinate televisive, quasi da poterne creare una figura professionale apposita: l’opinionista politico a tuttotondo. I vari Floris, Santoro, Paragone, Gruber, Telese, Vespa, etc etc, sono gli anchorman/anchorwoman più accreditati, sbandierati dall’area politica più affine, usati come clave o come zerbino al momento del bisogno, protagonisti di format noiosi, ripetitivi e spesso lunghi oltre le 2 ore se non 3, tanto da somigliare troppo spesso a programmi tipo la Domenica Sportiva. Ma almeno lì ci sono i gol, il calcio giocato, oltre alle noiose chiacchiere dei protagonisti.

A volte penso che que­ste tra­smis­sioni, soprat­tutto quelle mattutine e pomeridiane, si rivol­gono sol­tanto agli addetti ai lavori, cioè alla poli­tica stessa e al gior­na­li­smo. Non mi sembra un caso che quello che esce da quegli spazi diventi spesso mera cronaca politica. Altri­menti non mi capa­cito, non capi­sco, come si possa stare ore e ore a guar­darli. Di sera invece il pub­blico è diverso. C’è tutto quell’elettorato votante curioso di capire cosa accade e che ten­den­zial­mente si affida al con­dut­tore e/o gior­na­li­sta di turno per sep­pel­lire ver­bal­mente il pro­prio anta­go­ni­sta poli­tico. Tanto da creare poi il mat­tino dopo quel dibat­tito da bar, dove “hai visto quello che ha detto a quell’altro”, che affida alle bat­tute di Crozza o al ruf­fia­ne­sco Fazio il pro­prio riscatto poli­tico.

Tutto questo interesse di sicuro fa saltare la retorica dell’antipolitica, della sfiducia verso la classe politica stessa, la kasta etc etc. A una parte di questo paese interessa la politica almeno quella legata ancora ai partiti. Lo stesso ceto politico usa la tv per autorappresentarsi ma soprattutto per togliere spazio agli altri soggetti, spesso autorganizzati, che politica la fanno, dai quartieri ai luoghi di lavoro. Non trovano spazio, non perché non siano interessanti o spendibili ma perché va tenuta viva la retorica politica che ci accompagna, fatta da partiti ormai sempre più fluidi e meno identificabili ideologicamente, incapaci di avere la base o la radicalizzazione di un tempo.

Quindi emerge solo il racconto dell’Italia o quel che vorrebbero fosse. Più hai posizioni razziste, omofobe, discriminatorie e più hai lo spazio che (non) ti meriti. Fa audience soprattutto quello. Fa audience il Salvini che si presenta con la t-shirt “No Clandestini” tanto quanto fa audience porre la domanda che ha fatto Servizio Pubblico: gli stranieri ci rubano il lavoro o cercano il futuro. Domande che non vorremmo più sentire, che ti fanno tornare indietro di 50 anni, che avviliscono chiunque. Ma il giornalismo italiano è (anche) questo e non sta meglio del ceto politico che raccontano. L’unica cosa che mi auguro a questo punto è che creino un canale apposito a pagamento, come è stato fatto per il calcio, dedicato ai fan di queste arene, dove potersi vedere i loro beniamini della politica incontrarsi quotidianamente. Ne guadagnerebbe la tv pubblica. A me, invece, non cambierebbe niente: continuerò a preferire un Ternana-Avellino posticipo del campionato di serie B a Piazza Pulita di Formigli.

PS

Oggi inauguro questo spazio e ringrazio il manifesto per la fiducia. Del resto so sempre stati degli incoscienti.

  • carlpaz

    Daje!

  • Federico_79

    Va beh, ma non metterei nello stesso sacco Santoro e Vespa, né sparerei a zero sui dibattiti politici, tanto meno per lasciare spazio al calcio…

  • Deathfucker666

    bonanotte caro mio, certo che sono nello stesso sacco.

  • http://libri-cinema-cultura-societa.blogspot.it Ulisse Nemesi

    Qualche anno fa questi programmi aveva ancora un minimo di senso, se non altro perché non era possibile sapere sempre quale fosse la posizione di un determinato politico su una certa questione. Erano anche costruiti meglio, lasciavano più spazio alle inchieste e meno tempo ai suddetti politici per blaterare. Ormai sono completamente scaduti (chi più, chi meno) e davvero l’unica cosa che conta è urlare (dimostrando che sei forte) o esagerare con i contenuti (così da apparire coraggioso). Insomma, un pollaio inconcludente. Gli elettori già schierati guardano simili programmi per infiammarsi come davanti ad una partita di calcio, mentre gli indecisi si fanno trascinare dallo strillone di turno. L’unica speranza risiede nella capacità della gente di spegnere la televisione, demolendo la linfa che mantiene vivi questi format tutt’altro che utili.

  • http://hygimia69.blogspot.com/ ironorehopper

    Comunque programmi del genere hanno perso gran parte del loro senso, dal momento che la politica è diventata un pantano di interessi comuni di un ceto di comando a cui non interessa minimamente un progresso civile o anche solo puramente economico del paese. Non ci sono sponde, leader in grado di intercettare le poche speranze ancora vive fra i cittadini. E’ solo un gioco di clientele, collusioni verso la vendita di tutto ciò che era stato faticosamente conquistato.