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Poltergeist

The Silence – Filmare il suono

In case affollate di computer, iPod, lavastoviglie e cellulari sempre accesi, i telefilm non si ascoltano mai con attenzione e si ha anzi l’abitudine di fare altro durante la loro trasmissione, che, pure – giureremmo – stiamo seguendo. Grazie alla nostra abitudine a prestare orecchio a più cose contemporaneamente, molti di noi saprebbero raccontare la trama di un episodio seguito mentre litigavamo con il nostro partner o chiedevamo a nostra madre per l’ennesima volta di non chiamare durante la trasmissione del nostro telefilm preferito. D’altra parte, anche chi è attento e segue una puntata concentrato si trova a essere ugualmente disturbato dai rumori di fondo, questa volta quelli che vengono dalla televisione stessa. Se escludiamo il vero protagonista, e cioè il dialogo, nelle serie televisive il sonoro appare in sole due forme: come effetto speciale o come accompagnamento musicale. La musica è, infatti, solo un accompagnamento, spesso pensato per servire da stacco tra scene o, fastidiosa abitudine, come breve accordo per segnalare l’ingresso di un momento romantico, drammatico o di un colpo di scena. Siamo talmente abituati a sentire un certo suono come introduzione a una particolare situazione – chiamiamolo pure l’effetto Hitchcock – da essere ormai seccati ogni volta che lo sentiamo, e il sonoro stesso è il più delle volte un opaco, ossessivo ronzio. Quando invece la musica è musica, si riduce quasi sempre a una citazione da brani famosi o, più spesso, è la presentazione di una performance di qualche cantante di grido. Siamo talmente abituati a cancellare i rumori di fondo, e la musica, dalla visione di un episodio che proviamo un’improvvisa vertigine quando il suono diventa protagonista e costruisce attorno a sé la trama della storia. The Silence, la mini-serie in quattro parti trasmessa a luglio dalla BBC, è il racconto di una ragazza non-udente che vive con un impianto cocleare e che si trova improvvisamente in grave pericolo dopo esser stata testimone di un omicidio. È strano che la storia non abbia nulla a che fare con la political correctness: non si tratta di una nuova, moderna, versione di Figli di un dio minore, sebbene la storia si presti a essere sfruttata come forma di sensibilizzazione verso questa particolare e poco conosciuta condizione medica – l’inserimento di una cassa di risonanza artificiale per amplificare la stimolazione acustica. In questa serie l’elemento drammaturgico che porta avanti la storia non è l’handicap, ma l’intelligenza della protagonista; The Silence non cerca di mostrare quello che la diciottenne Amelia non può percepire della realtà, ma quello che lei, a differenza dei normo-udenti, è in grado di rilevare. Amelia riesce a usare a proprio vantaggio il pregiudizio nei confronti dei non-udenti, quella presunzione di superiorità verso una minoranza sfortunata. È questo il tratto che rende affascinante la serie, e cioè la descrizione della superiorità di un sordo nei confronti di chi lo sottovaluta, la visione del mondo di chi non soffre perché non ha qualcosa che gli altri hanno, ma di chi può quello che chi le sta attorno non è in grado di fare. Se si trattasse di una storia “all’americana”, una Helen Keller per la HBO, avremmo probabilmente seguito una storia dedicata a sensibilizzare il pubblico verso le condizioni di vita di una minoranza. È questo il privilegio di essere una serie inglese: si può anche riuscire a creare un telefilm imprevedibile. La regia, straordinariamente sensibile al rapporto tra immagini e suoni, è firmata da Dearbhla Walsh, una regista irlandese che ha diretto, tra le altre cose, il recente The Tudors, una serie di una raffinatezza ben superiore alla media.

Già con Wallander, il cui protagonista è uno strepitoso Kenneth Branagh, e ora con The Silence, la BBC ha dimostrato di essere in grado di saper realizzare una serie non solo di straordinario livello artistico, ma di grande indipendenza narrativa dal modo dominante di fare televisione, e se volete rifarvi le orecchie dopo la visione di uno qualsiasi dei telefilm della serie Law & Order, in cui i rumori di fondo rendono quasi impossibile seguire i dialoghi, chiedete alla vostra emittente preferita di acquistare i diritti di The Silence.

  • http://striscebavose.blogspot.com/ guttolo

    Ma ti riferisci (posso darti del tu?) al Law & Order UK?
    Wallander con Branagh non l’ho visto e spero passi presto su Cielo.
    E che ne pensi di Prime Suspect, di cui Rai 2, in seguito ad uno dei suoi (soliti?)deliri, e di cui prima o poi qualcuno dovrebbe rendere conto, ha trasmesso solo gli episodi finali dell’intera serie?

  • nefeli

    Caro Guttolo, grazie delle belle parole. Le vie delle trasmissioni italiane sono a me imperscrutabili e non solo per quanto riguarda i modi e gli orari ma soprattutto il cosa trasmettono. Tuttavia, proprio nel caso di Prime Suspect, il cosa è di qualità particolarmente alta. Ne scriverò presto nella serie di articoli su ordinazione che qui sono sempre bene accetti (scriverò di Rescue Me più tardi, ma ne scriverò sicuramente, è stata una serie veramente originale).