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Tedesco, perché votare l’arresto è sbagliato

Il Pdl vuole fare di Alberto Tedesco l’alter ego di Silvio Berlusconi. Il simbolo della supremazia della politica sulla magistratura. Il parlamentare come «uomo che non deve chiedere mai», tanto meno – come fa Tedesco – di essere arrestato e di difendersi nel processo. E’ un virus che va inoculato a forza nel corpo disorientato del Pd e del suo elettorato vastamente giustizialista e anti-berlusconiano.

Nella giunta per le immunità i democratici hanno ottenuto una vittoria tattica. Ma la tesi del Pdl è stata battuta solo per la frattura con la Lega. Un grande partito deve decidere sui suoi dirigenti senza delegare alla magistratura ogni controllo di legalità. E’ già accaduto per Del Bono a Bologna e perfino per l’incolpevole Marrazzo. Politicamente, non si può sempre affidare ai giudici l’ingrato compito di cavare le castagne dal fuoco. Tra «immunità a tutti i costi» e «manette subito e poi si vede» c’è una terza via.

Alberto Tedesco è accusato di reati gravissimi che vanno verificati in tribunale. Questo giornale lo ha già scritto in articoli ed editoriali. Qualsiasi sia la scelta del senato, il processo va avanti (anzi, deve ancora iniziare). Ma l’arresto che c’entra? E’ un puzzle che può essere risolto da un po’ di semplice e obsoleto garantismo.

Un cittadino (non importa se senatore o no) è innocente fino a prova contraria e può essere detenuto prima del giudizio solo per pericolo di fuga, inquinamento delle prove o reiterazione del reato. Nel caso di Tedesco tutti e tre i requisiti scricchiolano parecchio. I pm escludono l’inquinamento delle prove perché parlano di fatti «cristallizzati» grazie a perquisizioni e intercettazioni.

Leggi qui gli atti del senato.

Motivano il carcere dicendo solo che potrebbe ancora commettere i reati di cui è accusato. Poco importa, scrivono i pm, che si sia dimesso dalla giunta Vendola il 6 febbraio del 2009, alle prime indiscrezioni sui giornali. Da senatore è peggio perché secondo i pm continua a godere «di indiscusso appeal e persistente carisma» sul personale e gli uffici pugliesi in quanto politico nazionale e capo di un partito locale. E’ un’ipotesi golosa per la polemica politica ma molto delicata per un tribunale.

Se da senatore Tedesco può difendere meglio quel «sistema criminale» allora si deve indagare anche chi ha preso il suo posto. In Puglia dopo di lui sono cambiate due giunte. E il successore alla sanità, Tommaso Fiore, non pare procedere alla vecchia maniera. Primario anestesista, non è figura di partito né vicina a Tedesco.

Il Pd potrebbe essere miglior arbitro della sorte del suo senatore non lasciando pilatescamente la scelta alle piazze o alla magistratura. Sia giudice di se stesso e voti contro una richiesta inutile se si vogliono accertare fatti accaduti nel passato. Tedesco si è autosospeso dal partito e dal gruppo. Non basta? Se il Pd trova la sua presenza a Roma fonte di imbarazzo, faccia come Vendola: gli chieda di dimettersi per il bene della «ditta». Al congresso ha sostenuto Bersani. E’ un linguaggio che potrebbe capire.

dal manifesto dell’8 aprile 2011