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Quinto Stato

Teatro Valle, una seduta spiritica per resuscitare la cultura a Roma

La seduta spiritica degli attivisti del Valle ieri all'occupazione dell'assessorato alla cultura di Roma

La seduta spiritica degli attivisti del Valle ieri all’occupazione dell’assessorato alla cultura di Roma

Nuova azione di protesta, con invocazione degli spiriti, da parte degli intermittenti dello spettacolo che hanno fatto rivivere il teatro Valle per tre anni: “I sei mesi di interlocuzione con il teatro di Roma sono andati a vuoto. La politica ora deve decidere sulla nostra proposta”. Oggi nuovo incontro con l’assessore alla cultura di Roma Giovanna Marinelli. Il Valle resta chiuso. I “beni comuni” possono attendere

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A Roma per parlare di politica con la politica istituzionale bisogna occupare qualcosa. Ma questo, si sa, non succede solo nella Capitale. Gli attivisti del teatro Valle, che ieri hanno occupato l’assessorato alla cultura in via Campitelli, hanno dimostrato che non basta. Per ottenere un incontro risolutivo con l’assessore Giovanna Marinelli sulle sorti del teatro bisogna fare una seduta spiritica. Perché solo mettendosi attorno ad un tavolo, collegandosi con gli spiriti dell’Oltretomba, forse la politica tornerà a farsi viva e incidere nella «trattativa» con il teatro di Roma che si trascina da mesi senza avere raggiunto un risultato soddisfacente. Almeno così è per gli ex occupanti che hanno fatto rivivere il Valle dal 14 giugno 2011 all’11 agosto 2014 aprendolo ad una sperimentazione unica e partecipata da migliaia di persone.

Il video diffuso in rete è esilarante. Come gli hashtag che hanno accompagnato l’occupazione simbolica dell’assessorato: #seciseibattiuncolpo e #giovannadeglispiriti (dal nome dell’assessore). «A Roma la cultura è morta, stiamo cercando in tutti i modi di resuscitarla» hanno detto gli attivisti. «Questi sei mesi di interlocuzione sono andati a vuoto – spiegano – e dimostrano che il Teatro di Roma (presieduto da Marino Sinibaldi e diretto da Antonio Calbi, ndr.) non può o non vuole essere interlocutore di questo processo». «Per raccogliere l’esperienza dei tre anni di occupazione e trasformarla in una sperimentazione gestionale concreta dei beni comuni, di teatro partecipato è necessario un tavolo politico in cui le istituzioni si facciano carico delle loro responsabilità».

Informata dell’occupazione, e forse guardato il video, Giovanna Marinelli ha risposto con tono conciliante: «Ho fissato per oggi alle 19 un incontro con la Fondazione Valle Bene Comune e i rappresentanti del Teatro di Roma – ha detto – Faremo assieme il punto sugli obiettivi che da agosto scorso ci siamo prefissati. Da parte mia c’è tutta la volontà di perseguire il cammino intrapreso e preservare l’esperienza della Fondazione Valle». La risposta degli attivisti è decisa: « Vogliamo che oggi si risponda alla proposta di convenzione e al progetto artistico di teatro partecipato che abbiamo formalmente presentato». Insomma, prendere o lasciare.

Tutto scorre come un fiume tranquillo, così recita la dichiarazione di Marinelli. Neanche per sogno, a sentire la Fondazione del Valle. Ma allora che cosa non ha funzionato nell’estenuante trattativa che gli ex occupanti hanno voluto accettare, uscendo volontariamente dal teatro e concedendo una fiducia oggi inconcepibile nelle istituzioni?

La proposta del Valle è da giorni consultabile sul sito teatrovalleoccupato.it. In sostanza, vengono ribaditi i principi dell’autogoverno stabiliti nel vecchio statuto emendato online e approvato dagli oltre 5 mila «soci fondatori». Sembra invece che il teatro di Roma voglia garantire una «finestra» nella programmazione del Valle gestita dai vertici. Un angolino dove esprimere gli spiriti creativi. Magari d’estate. «Una presa in giro» dicono gli attivisti. Il teatro Valle è chiuso da sei mesi. Nessuno sa, ufficialmente, quando verrà riaperto. I «beni comuni», a Roma, ma non solo, possono attendere.

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A Roma città triste il Teatro Valle riprende la parola (novembre 2014)