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Tarantini, D’Alema e la Puglia connection

«Donne tangente» scambiate per amicizia e affari. Nel triangolo delle procure di Bari, Milano e Napoli rischiano di sparire Pd e Pdl.
Chiuse dopo due anni le indagini sulle escort di Gianpi. Insieme a Tarantini tra i reclutatori della D’Addario anche Castellaneta, avvocato vicino a D’Alema

Sono passati quasi quattro anni dalle «donne tangente» introdotte nei letti di Silvio Berlusconi ma anche di altri uomini politici, imprenditori, finanzieri, avvocati, rappresentanti di istituzioni, Asl e aziende di stato. I processi devono ancora iniziare ma una cosa è sicura: Pd e Pdl rischiano di sparire entrambi nel «triangolo delle procure» di Milano, Bari e Napoli.

La procura della Repubblica di Bari guidata da Antonio Laudati ha notificato ieri la chiusura delle indagini baresi su Gianpi Tarantini e altri 7 imputati: il fratello Claudio, l’ape regina Sabina Began (per i pm è lei che ha presentato Berlusconi a Gianpi), l’avvocato Salvatore Castellaneta, Pierluigi Faraone, Letizia Filiipi, Francesca Lana e Max Verdoscia. Ventotto capi di imputazione (tra cui associazione per delinquere e favoreggiamento della prostituzione) e l’accusa di aver selezionato, istruito, alloggiato, spesato e retribuito più di 30 papi-girl tra l’estate del 2008 e il maggio del 2009.

Leggi qui l’avviso di chiusura indagini (pdf)

«Chi mi porti stasera?» chiede in una delle telefonate il premier al giovane imprenditore barese. Una frase forse innocente ma che certo fa a pugni con la famosa intemerata accanto a Zapatero del 10 settembre 2009 in cui Berlusconi ancora poteva asserire: «Tarantino o Tarantini? Io quest’imprenditore non lo conosco».

Guarda qui il video (al minuto 3’20”)

E invece i rapporti tra i due, per i pm, «sono ben documentati». Il giovane gli portava donne, anche tre o quattro alla volta, con caratteristiche precise: «giovani e dalla corporatura esile», rigorosamente «senza tacchi né trucco». Pagate da Tarantini e, in alcuni casi, omaggiate anche da Berlusconi con buste di denaro. Unica a uscire un po’ dall’identikit seriale del premier Patrizia D’Addario, 44 anni, la prima ad essere uscita allo scoperto il 17 giugno 2009 con un’intervista al Corsera.

Dopo oltre due anni di indagini, i pm baresi hanno raccolto 100mila intercettazioni e 5mila pagine di atti preliminari. Documenti che fino a domenica – assicurano in procura – resteranno in formato cartaceo e consultabile solo negli uffici da parte dei legali degli imputati.

La stessa procura fa sapere che la mole sterminata di intercettazioni non è stata trascritta integralmente. Le telefonate sono sintetizzate e descritte in poche righe, forse per tutelare rapporti internazionali che potrebbero essere compromessi dalle confidenze a luci rosse del premier di un paese del G8 a uno sconosciuto venditore di protesi ortopediche, donne e cocaina che, parole sue, voleva fare il grande salto negli appalti Finmeccanica se non diventare parlamentare europeo come una velina qualsiasi.

A differenza che a Milano, sia a Bari che a Napoli Berlusconi non è imputato. Nel primo caso è l’«utilizzatore finale», nel secondo la vittima di un ricatto. Eppure di lui si parla e intorno alle sue debolezze girano sempre gli stessi protagonisti. «Ricordati che a 20 anni stavo in barca con D’Alema e a 30 dormivo da Berlusconi», ricorda Tarantini a Lavitola in una delle intercettazioni napoletane.

In effetti i nomi delle due figure più rappresentative della Seconda Repubblica si intrecciano sempre di più. Tre giorni prima che la D’Addario parlasse sul Corsera, D’Alema disse in tv che era in arrivo «una scossa» (vedi il video qui).

Una profezia sibillina, che diventa una bomba soprattutto per il pulpito da cui fu pronunciata. D’Alema, intervistato da Lucia Annunziata, era ospite nella masseria di Salvatore Castellaneta, avvocato fasanese a lui vicinissimo, in compagnia del vicepresidente della regione Sandro Frisullo (vedi sotto la smentita). D’Alema non c’entra nulla, ma Castellaneta è accusato di aver reclutato – insieme a Gianpi – la escort Patrizia D’Addario. Mentre Frisullo (dimessosi dalla giunta Vendola) è indagato in un altro filone per aver usufruito di «donne tangente» a casa dello stesso Tarantini. Accanto all’ex premier dei Ds insomma uomini amici e complici di Tarantini.

Di Gianpi ormai si sa quasi tutto. Ma Castellaneta – scrivono i pm – sceglieva insieme al giovane le veline da offrire al «drago» sperando di «beneficiare indirettamente dei vantaggi economici» che Tarantini avrebbe conseguito attraverso gli appalti di aziende della galassia Finmeccanica (tra cui Sel Proc, Selex Sistemi integrati, Seicos, Infratelitalia).

Castellaneta, tra l’altro, è amico e sodale anche di un altro dalemiano di ferro in Puglia, Roberto De Santis. Entrambi sono stati rispettivamente sindaco e presidente della Milano Pace spa, una società di Sesto San Giovanni che ha finanziato Fare Metropoli, la fondazione dell’ex presidente della provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, Filippo Penati.

Un duo al quale politicamente bisogna aggiungere altre due figure del clan dalemiano non indagate ma che hanno conosciuto Tarantini: l’imprenditore Enrico Intini (uno dei finanziatori della fondazione di Penati che tramite Gianpi cercò di agganciare Bertolaso e gli appalti alla protezione civile) e Francesco Boccia, il deputato Pd voluto a ogni costo da D’Alema contro Vendola alle primarie pugliesi dopo il rimpasto della giunta.

dal manifesto del 16 settembre 2011

L’imbarazzata smentita di Massimo D’Alema (17.09.2011)

«La notizia, pubblicata oggi da diversi giornali, secondo cui avrei parlato di ‘scossè durante il programma di Raitre ‘In mezz’ora’ dalla masseria dell’avvocato Salvatore Castellaneta, è totalmente falsa».

Lo dichiara Massimo D’Alema, che prosegue: «La diretta televisiva con Lucia Annunziata su Raitre, infatti, avvenne dall’agriturismo ‘Terra Rossà, vicino Otranto, come chiunque può verificare».

«Ritorna -aggiunge- la tesi che le mie affermazioni di quella intervista, che avevano esclusivamente il carattere di un giudizio politico, nascessero invece da informazioni riservate apprese chissà da chi». «Questa tesi -sottolinea D’Alema- è falsa e viene ora rilanciata sulla base di notizie false. Data l’evidente intenzione diffamatoria di chi ha messo in circolazione queste notizie false, ho dato mandato ai miei legali di tutelare la mia onorabilità in tutte le sedi».