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Rovesci d'Arte

Tante piccole città al posto di Port au Prince

Trasformare Haiti, ancora di più di quanto abbia fatto il terremoto. Secondo un gruppo di urbanisti inviati delle Nazioni uniti, la giusta politica di ricostruzione dell’isola caraibica dovrebbe passare per un decentramento. Al posto di Port au Prince, dove verrebbero abbattuti gli ultimi edifici rimasti in piedi e riedificati solo alcuni servizi essenziali, tante piccole città sparse sul territorio. Gli architetti e ingegneri che propongono questa soluzione sperano quindi che i tanti sfollati del dopo catastrofe vengano tenuti lontani dalla capitale con una pianificazione avveduta del governo. Scuole, ospedali, attività commerciali, tutto deve ripartire dalla “periferia”, evitando che la metropoli continui a calamitare un flusso di persone che poi risultano ingestibili, agglomerandosi in luoghi improbabili e senza le infrastrutture necessarie. L’idea è audace e si fonda sulla crescita esponenziale di Port au Prince che negli ultimi venti anni ha visto raddoppiare la sua popolazione senza per questo sviluppare una economia cristallina, ma finendo per ospitare fra le sue strade una comunità di disperati. Allora, secondo gli urbanisti, serve una inversione di tendenza che ristabilisca un equilibrio delle forze in campo.
Il loro modello decentrato avrebbe effetti positivi anche sull’agricoltura e il turismo. La ricostruzione potrebbe trasformarsi quindi in un’occasione per diradare gli infiniti mali urbani di Port au Prince. Resta da vedere come tutelare il bene paesaggistico.