closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Popocatépetl

SuperSarkó contro Calderón

 

El Santos di Jis e Trino

Il caso di Florence Cassez, la giovane francese che sta scontando 60 anni di prigione in Messico per aver partecipato a vari sequestri ma che Sarkozy vuole riportare in patria a tutti i costi, è diventato lo scoglio su cui si infrangono i buoni rapporti fra i due paesi, ormai in piena crisi.

Trasformatosi da una decina di giorni in un braccio di ferro fra Nicolas Sarkozy, che si accanisce a voler ripetere l’exploit della “liberazione” di Ingrid Betancourt, e un Felipe Calderón che vedrebbe cadere la sua già infima popolarità se obbedisse alla richiesta francese, il caso Cassez sta generando un conflitto nell’opinione pubblica dei rispettivi paesi, una crisi fra i due governi, non si sa quanto facilmente ricucibile, e vari effetti collaterali devastanti. Primo fra questi, la cancellazione dell’Anno del Messico in Francia, una serie di manifestazioni culturali, artistiche e commerciali (più di 300 in una ventina di città) da svolgersi nell’arco di quest’anno per far conoscere il paese latinoamericano e la sua cultura ai francesi.

In realtà, in questo momento la partita intorno al “2011 Anno del Messico” è ancora inconclusa: da un esordio del presidente Sarkozy che minacciava con stizza la soppressione dell’evento si è passati da parte francese a una correzione di rotta, suggerita dalla stessa Florence Cassez, per mantenere tutte le manifestazioni utilizzandole per denunciare il suo caso. La proposta è piaciuta talmente a Sarkò che l’ha inalberata annunciando che l’anno del Messico sarebbe stato dedicato a Florence, che prima di ogni atto ci sarebbe stata una presentazione del suo caso e che lui stesso sarebbe intervenuto in qualche occasione.

Ce n’era abbastanza per far desistere i messicani, giustamente offesi dal fatto che una manifestazione così importante fosse dedicata a una criminale processata e condannata e si trasformasse in un reiterato “j’accuse” contro il Messico. Dalle stesse fila dell’Union pour un Mouvement Populaire, il partito di governo a Parigi, sorgono richiami alla moderazione.

“Non per essere francesi si è innocenti”, ha dichiarato la deputata Chantal Brunel dell’Ump, lamentando “il deterioro delle relazioni diplomatiche ed economiche fra i due paesi”. Anche il deputato conservatore Christian Vanneste, che pure fa parte del comitato per il rimpatrio di Cassez, ha affermato che “non bisogna confondere l’orgoglio con l’arroganza” né “mettere in pericolo le relazioni diplomatiche con un grande paese di 110 milioni di abitanti per un caso giudiziario”.

Lo scrittore Carlos Fuentes, che fu ambasciatore del Messico in Francia fra il 1975 e il 1977, ha commentato in intervista radiofonica: “Il presidente Sarkozy vuole farsi grande davanti al pubblico, apparire come il difensore della patria. Si sta comportando come un dittatore bananero per ottenere popolarità, visto che va molto basso nei sondaggi. E’ ridicolo.”

Per parte sua, l’attuale ambasciatore messicano a Parigi, Carlos de Icaza, ha dichiarato: “Desideriamo continuare le nostre eccellenti realazioni con la Francia che sono molto ricche e varie, con importanti interscambi economici, relazioni culturali e artistiche e una grande cooperazione nei settori accademici e scientifici. Il desiderio del nostro governo è quello di separare le cose, che una questione di carattere giudiziario resti separata dall’insieme dei nostri rapporti.”

Mercoledì scorso, De Icaza è stato praticamente obbligato ad abbandonare una sessione del senato parigino, dove era stato invitato a un dibattito sull’America latina, quando la ministra degli esteri Michèle Alliot-Marie, questionatissima amica di dittatori, ha rinfacciato al diplomatico in piena sessione – più a sproposito non si poteva – la posizione messicana sul caso Cassez.

Florence Cassez

Non bisogna immaginare però due fronti compatti (messicani colpevolisti/francesi innocentisti) uno di fronte all’altro. E’ piuttosto una configurazione yin/yang, in cui in ognuno dei due campi è presente il principio opposto: in Messico ci sono anche innocentisti di peso – l’intera Cem, la conferenza episcopale, per esempio – ma nessuno disposto a difendere un sistema poliziesco-giudiziario in cui dominano corruzione, inettitudine e ingiustizia; in Francia, anche se i socialisti appoggiano la campagna per il rimpatrio di Florence, c’è chi pensa che Sarkò ha passato ogni limite, decine di influenti intellettuali gli hanno diretto un appello chiedendogli di non boicottare l’anno del Messico e non tutta la stampa lo appoggia nella sua crociata (per un po’ di sana controinformazione, vedi www.sedcontra.fr o www.contrepoints.org).

Il governo francese si appella al trattato di Strasburgo, firmato con il Messico nel 1984, che permette (ma non obbliga) ai due paesi di concedere a un reo con sentenza definitiva l’estradizione al suo paese di origine per scontarvi la pena. Il punto è che per un delitto come il sequestro – e la Cassez è stata condannata a 60 anni con sentenza definitiva per concorso in tre sequestri, associazione a delinquere e porto d’armi da guerra – in Francia la pena massima è di venti anni e il trattato lascia aperta la possibilità di grazia o indulto in qualunque dei due paesi, il che significa che, una volta in Francia, Florence vedrebbe ridursi di molto la sua pena o sarebbe addirittura liberata, specialmente dopo la grande vittoria del rimpatrio. Un happy end insopportabile per la società civile messicana e in particolare per le numerose associazioni di familiari dei sequestrati, che stanno acquisendo, nel drammatico Messico d’oggi, un crescente peso politico.

I veri Clyde e Bonnie

Esecrata dall’opinione pubblica messicana, che la vede come una spietata sequestratrice giustamente punita, una straniera venuta a giocare a Bonnie and Clyde in un paese già afflitto dai sequestri, Florence Cassez è dipinta da quasi tutti i media francesi come un’ingenua borghese caduta nelle fauci dei lupi mannari messicani, che pure abbondano. Le due visioni sono talmente irriconciliabili che, mentre in Francia la Cassez sarebbe accolta come un’eroina liberata da un presidente che sa difendere i propri connazionali, in Messico la sua estradizione sarebbe considerata un insulto ai sentimenti popolari e una vergognosa cessione di sovranità.

Ma chi è e che ha fatto questa gracile biondina 36enne che si è sempre dichiarata innocente, ha già passato più di cinque anni in galera, è diventata una pietra dello scandalo internazionale, ha resuscitato inimicizie ottocentesche (il tentativo imperialista di Massimiliano d’Asburgo), provocato interrogazioni parlamentari e manifestazioni di piazza, inquinato i rapporti tra due nazioni e, se la bilancia della giustizia non si muove, uscirà di prigione all’età di 91 anni?

Originaria di Béthune, nel Pas-de-Calais, all’estremo nord della Francia, Florence Cassez approda in Messico nel 2003. E’ una 28enne in cerca di nuovi orizzonti, ha appena lasciato un buon impiego in Francia per conflitti sul lavoro e si trasferisce a Città del Messico dal fratello, che si è sposato con una messicana e importa macchinari per saloni di bellezza. Il fratello Sebastien la ospita per il primo periodo e la aiuta a trovare lavoro. E’ proprio lavorando come esecutiva di una grande catena alberghiera nel 2004 che Florence conosce Israel Vallarta, con cui intreccia una relazione sentimentale. Lui si presenta come un riuscito uomo d’affari ma in realtà si occupa di sequestri da vari anni. Ha una tenuta, il rancho Las Chinitas, a una trentina di chilometri a sud di Città del Messico, dove la porta a vivere e dove ospiterà più tardi i genitori di lei, venuti in visita dalla Francia. E’ lo stesso rancho in cui Israel e Florence verranno arrestati il 9 dicembre 2005 e in cui vengono liberati tre ostaggi, una signora con suo figlio undicenne e un ragazzo ventenne, provati psicologicamente ma illesi.

Mentre Israel Vallarta ammette la sua responsabilità – e anzi confessa altri sequestri precedenti e la sua appartenenza a una banda chiamata Los Zodiacos – Florence nega qualsiasi partecipazione ai crimini e addirittura si dichiara ignara dell’attività del suo amante. Sono i tre sequestrati, una volta in libertà, a riconoscerla, pur non avendola mai vista in faccia, come la donna che dava loro da mangiare e minacciava di amputargli un orecchio o un dito. Si dicono tutti e tre sicuri dell’identificazione per via dei capelli, delle mani e soprattutto della voce, con un inconfondibile accento francese.

C’è poi la testimonianza di un altro membro della banda, David Orozco, detto El Géminis, che indica Florence come la donna del capo che si prendeva cura dei sequestrati. Nelle dichiarazioni rese dopo l’arresto, Orozco ricorda come la coppia ostentasse continuamente il comando sugli altri uomini della banda, a cui non fornivano tutte le informazioni sui rapimenti, un atteggiamento questo che finì per creare animosità e defezioni di vari elementi, che emigrarono verso altre gang. La cattura di Israel e Florence, in realtà, avvenne l’8 dicembre del 2005 ma fu ripetuta il giorno dopo a beneficio delle telecamere di Televisa e TvAzteca che filmarono una “ricostruzione” dell’arresto come se stesse avvenendo in diretta. E’ questo uno dei punti a cui si aggrappa la difesa di Cassez per invalidare l’intero processo, che non brilla certo per scrupolosità giuridica.

Florence e Israel

Nell’aprile del 2008 Florence Cassez, i cui genitori sono stati ricevuti ben dieci volte all’Eliseo, è stata condannata a 96 anni, ridotti a 60 in appello, nel marzo 2009. Giovedì 12 febbraio la sentenza è stata confermata in ultima istanza e la possibilità dell’estradizione definitivamente negata, provocando la rabbia di Sarkò e la crisi dei rapporti fra i due paesi.

Oggi (22 febbraio) si è aperta a Rennes una rassegna cinematografica dedicata a Città del Messico. E’ una delle poche manifestazioni scampate al terremoto diplomatico. Una mostra delle maschere maya di giada, che si sarebbe dovuta inaugurare alla Pinacoteca di Parigi la prossima settimana, e un’esposizione di sculture e ceramiche precolombiane di Veracruz, programmata in un museo di Lyon, non si faranno: i curatori messicani hanno prudentemente rispedito in patria le due preziose collezioni.

maschera maya di giada
  • Claudio M

    Entrambi i Presidenti, Calderon e Sarkozy, mi suscitano un po di ilarita’ e molta indignazione. Il primo perche’ vuole infierire al massimo (60 anni di carcere) su di una povera squilibrata, quando le sue polizia e magistratura, da anni infiltrate dalle mafie di armi e droga che operano spesso constupri e sequestri, hanno finito per consegnare gran parte del paese al narcotraffico. Il secondo come presidente di uno degli stati fruitori delle attivita’ cui ha partecipato madame Florence, vuole convincere il Messico e il mondo che come francese e’ meno punibile degli altri. Claudio M