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Nuvoletta rossa

Super-eroi: come farsi una cultura fisica

Tre milioni e rotti di euro incassati nel weekend del lancio, e una prima settimana di programmazione in grado di schiantare spettacoloni formato famiglia come il lungometraggio digitale Rio. Capita a Thor, l’actioner di Kenneth Branagh ispirato al super-eroe di derivazione norrena. Non male per il misconosciuto Asterix a stelle e strisce partorito da Stan Lee e Jack Kirby sulla rivista Journey into Mistery all’inizio degli Anni 60. Soprattutto considerando il cronico disincanto del pubblico italiano, più incline alla farsa pecoreccia che all’epica protestante. Ma non è il caso di sorprendersi troppo per i numeri del nuovo comic book movie Marvel Studios: nella primavera del 2010, Iron Man 2 di Jon Favreau aveva macinato più o meno gli stessi incassi. E nel torrido luglio del 2008, aficionados e neofiti del Batman di Christopher Nolan avevano garantito all’ennesimo sequel ispirato alla saga del Crociato incappucciato oltre cinque milioni di euro in due settimane di programmazione. Cifre da record. Se tre indizi fanno una prova, insomma, sembra che il mito del superuomo con il cuore di carta possa considerarsi definitivamente sdoganato anche a casa nostra. E hai voglia a star dietro a Lella Ravasi Bellocchio, che sul bel pezzo di Mario Serenellini in Il venerdì di Repubblica del 22 aprile 2011, per giustificare la partenza al fulmicotone di Thor, tira in ballo il dopo Obama, vagheggiando un superdemiurgo che è lì a spazzar via dall’America contraddizioni e incertezze che la presidenza Usa stava mettendo onestamente in luce, per affrontarle in modo concreto e non con un tocco di bacchetta magica. In realtà, per i super-eroi è difficile individuare un “prima” e/o un “dopo”. A meno di cancellare dagli almanacchi il fu 10 giugno 1938, data d’uscita del primo numero di Action Comics e del Superman di Siegel e Shuster, e autentico big bang di un universo immaginario che oggi conta plotoni di omaccioni/e. Gli american heroes hanno innervato l’inconscio collettivo di quattro generazioni di lettori, più forti delle guerre, delle cacce alle streghe, delle mode e delle miserie umane e capaci di mantenere e riverberare ad infinitum il proprio status di metafore delle certezze e delle incertezze americane. Il tutto, al cinema o in tv, su videogiochi come il recentissimo DC Universe Online. O sulle pagine dei comic book, gli albi a fumetti dedicati alle loro banali e complicatissime imprese.

Il nodo da affrontare per capire e gustare fino in fondo le avventure dell’Uomo d’acciaio, del Cavaliere Oscuro, di Spider-Man Hulk i Fantastici Quattro o gli altri personaggi in calzamaglia che popolano edicole e librerie è proprio la loro fondamentale complessità. Croce e delizia, la formula inglese di quattro sillabe che rimanda ad altre geniali invenzioni Made in Usa come le soap-operas e i serial cinematografici: la temuta continuity. Un diabolico meccanismo narrativo che alle origini puntava alla fidelizzazione pubblicitaria dell’audience, e che nel tempo si è cristallizzato in un format. A differenza dei fumetti di Flash Gordon, The Phantom o Mandrake, storie complete con un capo e una coda, poi “diluite” in strisce sui quotidiani più venduti, i fumetti dei super-eroi campano da sempre su una narrazione “a flusso”. Ogni uscita rappresenta la tessera di un puzzle narrativo che può durare da poche settimane a interi decenni. È per questo che di tanto in tanto emerge la necessità di fare “tabula rasa”, azzerando la storia editoriale dei personaggi e ripartendo da zero. Così nel 1975 gli X-Men, riletti in chiave multietnica da Len Wein e Dave Cockrum con il ripescaggio di personaggi nati nel 1963 e l’inserimento di facce nuove come Wolverine. Così nella seconda metà degli Anni 80 Superman, ridimensionato nei titanici poteri in ossequio al no pain, no gain. Così, all’inizio del nuovo millennio, Peter Parker, trasformato nello stupefacente Uomo Ragno non dal morso di un ragno radioattivo, come ai tempi del boom, ma dalle zanne di un aracnide geneticamente modificato. Così ancora l’Uomo Pipistrello, tolto di mezzo e rimesso in pista a più riprese dal 1993, con la miniserie Knightfall, al 2008, con Batman R.I.P.. Nel mezzo, tutto l’armamentario della letteratura consolatoria codificata dal feuilleton in giù: intrighi, tradimenti, agnizioni, partenze, ritorni, amorazzi e morti illustri. Una geografia narrativa limitatissima nei canoni, nelle tematiche e nell’intreccio. Ma resa unica nello stile e nell’estetica grazie all’apporto di autori come Alan Moore, Grant Morrison, Frank Miller, Mark Millar, Brian Michael Bendis, James Robinson, Ed Brubaker, Greg Rucka, Jim Lee, Alex Ross, Tony Harris…

Armati di consapevolezza e distacco zen, non resta che scegliere la propria maschera preferita fra le tante disponibili sul mercato. E in questo senso, c’è molto da scoprire. Prima regola: in fatto di varietà, bene le edicole, ma molto meglio le librerie specializzate. Son finiti i tempi (super) eroici in cui gli albi di Lee, Kirby & C. toccavano le 100.000 copie mensili di venduto. Oggi, solo lo sterminato mercato americano può garantire numeri del genere. E nel nostro Paese, fatti salvi i collaterali dei quotidiani più venduti, il super-fumetto più ricercato è una gustosa parodia del mito. l’italianissimo Rat-Man di Leonardo “Leo” Ortolani. Che dall’alto delle 50.000 copie a uscita dichiarate da Panini Comics guarda dall’alto in basso i colleghi in calzamaglia. Impossibile scantonare, poi, la rivalità fra i tifosi delle due major dei comic books, Marvel e DC Comics. un sentimento viscerale che divide i nerd in querelle sul genere Juve Vs. Inter o Beatles Vs. Rolling Stones. Un True Believer della Marvel non concepisce sconfinamenti nell’universo DC, e viceversa. Ed è per questo che l’unico scontro fra i personaggi dei due publisher, editato in pompa magna nel 1996, si è risolto in un pareggio. Digressioni colte a parte, il problema rimane: come orientarsi? La vulgata impone che i fan di personaggi senza macchia, sfumature o incertezze come Tex abbiano più affinità con l’Universo DC, mentre chi ama eroi più problematici e sexed-up come Dylan Dog sia più in sintonia con il mondo Marvel. Per raccapezzarsi, basta un’occhiata all’angolo superiore sinistro del singolo albo, dove occhieggia il brand logo. Fatta la scelta di campo, tocca al genere. In questo senso, anche lasciando in disparte i pezzi da novanta dei due editori, l’unico limite è il budget. Dati per scontati classici come Watchmen o V For Vendetta, si spazia dalla fantascienza cosmica di Silver Surfer e Lanterna Verde, al Fantasy di Realm of Kings o Wonder Woman, alle giungle di cemento di Punisher e Gotham Central. Il tutto, senza dimenticare i muscolari portabandiera di parrocchie “indie” come Madman della Dark Horse Comics o Invincible della Image. E non finisce qui: visti i limiti spaziotemporali di un blog, chi volesse approfondire può farsi una cultura con i saggi pubblicati in Libreria, (dal fondamentale Kirby di Mark Evanier (BD), ad Apocalittici e integrati di Eco (Bompiani), e poi Grant Morrison All Star di Agozzino Solinas e Peruzzi (Double Shot), e addirittura La fisica dei super-eroi (Einaudi). Tutto pur di farsi una cultura.
Purché sia cultura fisica, ça va sans dire.

  • orlando

    Seguo da sempre il manifesto “cartaceo” ma, sarà la vecchiaia (comunque mea culpa) non sapevo dell’esistenza di questo blog… Essendo i fumetti una delle mie passioni, evviva la scoperta!
    Mi è piaciuto molto questo articolo che nella sua brevità tocca tutti i punti essenziali per comprendere questo strano mondo del fumetto.
    (Molto meno ho invece apprezzato l’articolo su “Bonelli che rulla”, eventualmente commenterò anche lì).
    Un caro saluto da un nuovo lettore di questo blog :)
    Orlando

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    Benvenuto nei fumetti.

  • bozo4

    Mi ricordo che da bambino mi chiedevo cosa avrebbero studiato gli scolari del futuro. Solo Dante e Omero ? O forse anche Donald Duck e Captain America ?

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    La seconda che hai detto: ormai tesi e tesine sui fumetti si sprecano.