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losangelista

Super 8: il film replicante di JJ Abrams

Anni fa il mio amico David ce l’aveva a morte con Steven Spielberg a cui imputava la colpa imperdonabile di avere inventato il blockbuster – erano gli anni ottanta e i film del “golden boy” di Hollywood sembravano effettivamente aver traghettato il cinema americano dai ruggenti anni ‘70, dall’apice del cinema d’autore – la breve stagione degli Easy Rider e dei Raging Bull – all’orgia commerciale degli studios conglomerati, verticalmente integrati e interpreti di un cinema da corporation. Uno sviluppo di cui Spielberg, passato dagli “indie” Duel e Sugarland Express ai fasti commerciali di Indiana Jones & co. era un simbolo agli occhi non solo di David. In retrospettiva e’ impossibile non valutare la sua opera come  parte fondamentale del canone  del cinema. Di questo avviso e’ senz’altro   JJ Abrams, il regista che agli occhi di molti fanboy e’ delfino e degno successore del maestro  per il quale professa simsurata ammirazione. Il suo  Super 8 e’ un singolare oggetto che  nasce da questo sentimento, un film che omaggia il cinema di Spielberg replicandolo come un clone  (lo stesso Abrams lo descrive come frutto “dello stesso DNA”). Altroche’. Il film e’ un’operazione forse senza precedenti per come cita opere come Incontri Ravvicinati e Goonies ma definirlo un semplice omaggio non basta, e’ un film spielberghiano a tutti gli effetti – un film di Spielberg (che vi ha consenzientemente  partecipato come produttore esecutivo), come se una pellicola da lui girata a meta’ degli anni 80 fosse stata dimenticata  e appena ritrovata indenne per completare retroattivamente la sua filmografia. Naturalmente la pellicola c’entra nella storia di questo film su una combriccola di ragazzi delle medie di una piccola citta’ della provincia rust-belt che dopo scuola si ritrovano in un gruppo che fa le veci delle precarie situazioni famigliari  (genitori single, vedovi o divorziati). Insieme attraversano in bici la suburbia iconica per  girare in super-8 un film di fanta-horror: film nel film sci-fi di  cui finiranno per diventare ignari protagonisti. Un film sull’infanzia come lo era ET e la citazione qui e’ biografica sia di Spielberg che di Abrams entrambi bambini-filmaker. Guardando Super 8 impeccabilmente costruito  da Abrams con tutti gli elementi filologici del genere si ha la strana sensazione di assistere a un film replicante e allo stesso tempo si e’ inclini a perdonare l’operazione di ‘plagio benevolo’ perche’ motivata sostanzialmente da un atto d’amore per il cinema – quello di Spielnerg e in senso lato. Quando Spielberg completo’ con Intelligenza Artificiale il film che Kubrick non pote’ finire,  la defini’ l’esperienza piu’ faticosa della sua carriera di regista per lo sforzo di rimanere fedele all’idea di uno dei propri idoli.  Con Super 8 si ha l’imperssione che per Abrams l’operazione sia stata meno dolorosa. Daltronde quest’estate diversi grandi blockbuster, da X Men a Transformers, rivisitano nostalgicamente  l’adolescenza kennediana d’America.  Forse nell’aria c’e’ anche la nostalgia per una Hollywood migliore, almeno in retrospettiva.

  • Paolo1984

    Anch’io considero Spielberg uno dei narratori cinematografici americani più importanti degli ultimi quarant’anni. Questo film mi incuriosisce.