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losangelista

Sundance: Primo Scandalo

Sundance  ha il suo primo scandalo con Killer Inside Me, non tanto per le scene di “Jessica Alba sculacciata!”, spiattellate con gusto sui siti degli autorevoli quotidiani italiani  non appena le immagini sgranate sono state piratate su internet ma per quelle di grafica violenza contenute nell’adatamento dell’omonimo romanzo di Jim Thompson firmato Michael Winterbottom. L’altra sera dopo i titolo di coda all’Eccles Thetater di Park City hanno dato luogo ad una dei piu’ movimentati dibattiti dl festival. Normalmente i “Q&A” al termine delle proiezioni a Sundance sono caratterizzate dai complinenti del pubblico e da pertinenti domande del pubblico attento ai cineasti. Ma quando e’ stata la volta del regista inglese dopo la proiezione di Killer l’atmosfera era decisamente gelida. Prima “domanda” di una signora in prima fila: “Non posso credere che queto festical abbia accetato di proiettare una simile porcheria. Suono fuori di me. Lei dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa!”  Al che la spettarice indignata si e’ alzata e ha lasciato la sala fra il mormorio e alcuni fischi della platea. Invece di rispondere Winterbottom affiancato dai produttori e alcuni membri del cast fra cui Bill Pullman (Jessica Alba si era limitata ad un berve cenno di saluto all’introduzione) e’ rimasto in silenzio sbigottito. Una buona meta’ della mezz dozzina di commenti seguiti dal pubblcioo hanno avuto lo stesso tono. Dal balcone un’altra signora si e’ chiesta con quale coscienza il regista avesse potuto  diffondere le immagini dei brutali omicidi di donne (massacrate a pugni del protagonista Casey Affleck) in un mondo gia’ corroso di abusi contro le donne, abbandonando poi subito anche lei la sala mentre Winterbottom avanzava una difesa invero piuttosto debole sulla forza del libro di Thompson. E effettivamente il regista rimette nel film tutta la violenza e il sesso originalmente contenuto nella piccola perla pulp di Thompson, autore piu’ sublimamente  dark del canone noir americano. Con Killer Inside Me il genio delle “dime novels” sfruguglia con clinica ferocia nell’America torbida dei peccati originali; la sua agghiacciante trama attorno al poliziotto serial killer nel West Texas di Hank Willams e dei campi petroliferi e’ un capolavoro horror di aberrazione psicologica sotto la superfice di ordinata conformita’ law and order. Da canto suo Winterbottom calca con dovizia sul sadismo e l’eros sadomaso che soffonde il testo  ma l’operazione nella cinepresa del britannico risulta aliena rispetto al vernacolare di interpreti piu’ naturalmente affini come Peckimpah  (The Getaway); come The Grifters di Steven Frears  il film e’ troppo formale per rendere appieno  la claustrofobica angoscia di Thompson,  che tra l’altro  alla fine della carriera passo’ aclune settimane proprio a Sundance al soldo di Robert Redford che gli aveva cosmmissionato una sceneggaitura intitolata “Bo” sulla vita di un hobo che pero’ non venne mai prodotta. Ma la polemica di quest’anno su Killer lascera’ senza dubbio un strascico “pulp” sul festival.