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losangelista

Sundance: La vita in un giorno

Kevin Macdonald incontra i collaboratori youtube ieri a Park City

Quest’anno New Frontier, la sezione di Sundance dedicata a video arte, istallazioni e multimedia ha traslocato nel vecchio circolo dei minatori; la grande casa rossa su Park avenue  ospita allestimenti interattivi e opere di metanarrativa ibride fra videoludica cinema e arte. E anche quest’anno Robert Redford ha esortato tutti a vistarla perche’ “its what’s next” (e’ cio’ che verra’). In quest edizione alcune delle tendenze i evidenza li trovano un riscontro effettivo anche nel festival. Vedi Life In A Day il film youtube che e’ uno degli oggettiu piu’ interessanti visti a Park City. Annuciatissima coproduzione di Youtube con la Scott Free di Ridley Scott (e i soldi della LG)  e’ il progetto promosso l’anno scorso appunto sul sito di video sharing che ha invitato gli utenti  a caricare video girati nell’arco delle 24 ore del 24 luglio 2010. Il risulutato sono state piu’ di 4500 ore di materiale inviate da videoasti di 192 paesi, una montagna di video setacciate da Kevin Macdonald e la sua squadra di produttori e montatori per assemblare il film che avra’ infine l’anteprima mondiale domani al Sundance e contemporaneamente via diretta streaming su youtube in tutto il mondo (alle 2:15 di venerdi’ notte ora italiana, prima di venire caricato sul sito alle 19 di sera sempre venerdi’). Sulla carta, o meglio sullo schermo del computer il progetto a prima vista poteva sembrare una proficua trovata pubblictaria per il sito o peggio un reality online, invece il film di Macdonald compie un piccolo miracolo trasformando quella che poteva essere l’apoteosi del banale in qualcosa di importante e non effimero,  ma anzi di vero e di artistico cioe’ cinema. Life in a Day e’ triste e buffo ed  emozionante e pur mantenendo qualcosa di voyeristico nella forma in cui passa da un storia all’altra senza necessariamente un nesso preciso, trasmette le verita’ contenute nei documenti filmati dagli oltre 200 contributors che hanno inviato le proprie schegie autobiografiche, a volte intime, a volte elegiache, altre prosaiche. Alcuni contributi  sono propositamente documentaristici, altri vere micrornarrative a volte di soli pochi secondi ma mai gratuite. Cinema, dicevamo, perche’ di questo si tratta nel montaggio di MacDonald, un esperiemento collaborativo mondiale e e cinema come esegesi del mondo,  cioe’ il progetto da sempre ribadito da Reford per il suo festival. Un documento antropologico e poetico, un progetto inequivocabilmente dell’era digitale e del social network che allo stesso tempo non e’ legata alla tecnologia come ma la utilizza come strumento di uno stream of consciousness planetario. Una specie di autoritratto dell’umanita’ dallo sciusca’ di 10 anni a Lima, alla famiglia di barcaroli sul Nilo, ai pastori russi, al ragazzo gay che per la telecamera fa outing all nonna, il padre vedovo single a Tokyo, la famiglia dell’Illnois alle orese ol cancro della madre; alcune immagini di strepitosa bellezza, materiale di alta aqualita’ girato con telecamere semi professionali, altro e’ video sgranato di videofonini dell apiu’ bassa delle definizioni. Un mosaico che contiene verita’ poetiche o prosaiche come quella della ragazza che si e’ filmata nella sua auto parcheggiata mentre passavano gli ultimi minuti di quel 24 luglio, utili per girare: “a me oggi non e’ successo niente ma non voglio sparire. Voglio esistere”.  E in qulche modo la possiamo capire benissimo.