closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Sundance: Io Sono l’Amore

L’unico film italiano arrivato a Park City quest’anno e’ stato  Io Sono l’Amore di Luca Guadagnino. Me lo ha segnalato il primo giorno Gerome che programma il festival di Deauville e quello di Marrakech. L’ho ncontrato assieme al  distributore francese che a maggio lo programmera’ nelle sale d’oltralpe ed entrambierano  entusiasti del film (“c’est Visconti!”). Raccomandazione pesante insomma e onerosa, tanto che prima della proiezione ero piuttosto interdetto non conoscendo i film di Guadagnino, al di la’ dell’eco dell’operazione Melissa P.  E invece quest’opera raffinatamente manierista, impenitentemente estetica,  di letteraria formalita’ e’ una piacevole sopresa sin dalla maestosa ouverture musicata da John Adams. Girato con un opulenza di stile che non poteva che incorrere nella riprovazione dei critici italiani, I Am Love (che da noi esce il 19 marzo e in USA sara’ nei cinema a giugno, distribuita dalla Magnolia) e’ il tipo di film che fa bene a emigrare per essere apprezzato. A noi piace inoltre lo’ sprezzo del pericolo’ con cui   Guadagnino  prima della presentazione del film all’Egyptian con Tilda Swinton ha l’ardire di dirci pure che lui il cinema indie alla Sundance non lo sopporta proprio, dato che predilige troppo il linguaggio visivo sulla chiacchiera. Faccia tosta, e salutare direi, visto anche il film,  che ha portato ad una Park City innevata una Milano gelida e il ritratto della sua asfittica borghesia, cosi’ antitetica a queste montagne di Jeremiah Johnson,  da risultare del tutto esotica.