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FranciaEuropa

Suicidi a France Telecom: l’Ispezione del lavoro accusa i dirigenti

La direzione di France Telecom e i suoi metodi di management, adottati nel 2006, hanno messo “in pericolo la vita altrui, a causa del’organizzazione del lavoro di natura da causare gravi danni alla salute dei lavoratori” e possono essere considerati delle “molestie morali”. Sono queste le conclusioni di un rapporto dell’Ispezione del lavoro, che ha indagato sull’ondata di suicidi dei dipendenti di France Telecom, l’ex monopolio pubblico diventato società per azioni nel ’97 poi privatizzata nel 2004, passato a una gestione solo attenta al profitto. Tra il 2008 e il 2009, ci sono stati 35 suicidi a France Telecom, alcuni addirittura sul luogo di lavoro. Quest’anno, siamo già a dieci casi. L’ultimo suicidio di un lavoratore di France Telecom è avvenuto a Lille questa settimana, nella notte tra mercoledi’ e giovedi’. Un lavoratore di 44 anni, padre di tre figli, si è tolto la vita al proprio domicilio, ma per i sindacati il suicidio è legato al lavoro. Un terzo dei 102mila dipendenti di France Telecom sono ancora “funzionari”. La loro cultura del lavoro come servizio pubblico è stata travolta dalle nuove tecniche di management del gruppo privatizzato: pressione continua da parte della direzione per aumentare la produttività, politica di trasferimenti selvaggi (non più di tre anni nello stesso posto per i quadri), perdita forzata delle vecchie professionalità a causa dell’innovazione tecnologica in corso, cambiamenti vissuti come un declassamento professionale. L’Ispezione del lavoro sottolinea nel rapporto di 82 pagine che la direzione di France Telecom è stata più volte avvertita del clima malsano e pericoloso per la salute dei dipendenti che si stava diffondendo nell’azienda. Ma non ha fatto nulla per cambiare.

A causa dello scandalo e dell’emozione suscitata dall’ondata di suicidi, prima il numero due Pierre Wenes, che aveva fama di “tagliatore di teste”, poi anche il presidente Didier Lombard, che in piena rivelazione sui suicidi aveva osato scherzare sui “pelandroni” che “pensano che andare a raccogliere le cozze sia meraviglioso e non hanno ancora capito che questo è finito”, sono stati fatti fuori. Il nuovo presidente di France Telecom, Stéphane Richard, ha cercato di riannodare il dialogo con i dipendenti. La società di consulenza Technologia ha diffuso un questionario presso tutti i 102mila dipendenti del gruppo in Francia, per misurare lo stato di stress. L’Igas (Ispezione generale degli affari sociali)  prevede, in un rappporto reso noto all’inizio di marzo, di riconoscere quattro recenti suicidi di funzionari di France Telecom come “incidenti di servizio”, l’equivante degli incidenti sul lavoro dei dipendenti assunti con un contratto di diritto privato. La direzione assicura che “seguirà le raccomandazioni dell’Igas”.

Dopo i casi di suicidio di dipendenti a Renault, Peugeot e Edf, la serie di suicidi a France Telecom ha aperto in Francia una discussione pubblica sul degrado in corso nelle relazioni di lavoro. Il numero di suicidi legati al lavoro sarebbe sottovalutato, dicono gli esperti (si parla di 500 suicidi sui 12mila che avvengono nel paese in un anno). In molti casi, non viene stabilito un legame di causa-effetto tra condizioni di lavoro e suicidio: si tratta soprattutto di persone che lavorano nella piccola e media impresa, di piccoli imprenditori, di precari, che possono arrivare a questo gesto estremo a distanza di mesi dal fatto scatenante.