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Islamismo

Stuprate o lapidate

Questa sembra essere la terribile sorte delle donne afghane. Dopo che il parlamento e il presidente Karzai hanno approvato un codisce della famiglia sciita che legalizza lo stupro in famiglia,  centinaia di donne hanno manifestato contro questa legge a Kabul ma hanno dovuto affrontare i sassi lanciati contro di loro da decine di maschi che hanno tentato di metterle a tacere. E gli italiani (civili e militari) che stanno a fare in Afghanistan? A guardare un film dell’orrore?

  • Angelica

    E’ inaccettabile come queste cose passino pressochè sotto silenzio e non sollevino l’indignazione generale.
    Solidarietà alle donne afghane.

  • Carla

    Una vera vergogna per l’universo femminile.
    Troppe volte sottaciuta e non portata alla ribalta.
    Donne ribellatevi!

  • Luisa

    E’ possibile proporre un embargo come si fece contro il regime dell’Apartheid in Sud Africa?

  • Giuseppe Pischedda collega indipendente

    Cara Giuliana,

    anch’io mi son trovato a difendere donne islamiche di altre nazioni viventi in Sardegna.
    E’ una pratica atavica, denigratoria dell’ideologia e dell’identità femminile, che bisogna tentare di spezzzare attraverso conferenze e corsi e conferenze che, nelle nazioni islamiche, pongano fine alla sbagliata educazione dei maaschi, posti in situazione di privilegio e di superiorità ideologica e sessuale.

    Giuseppe Pischedda

  • francesco sirio

    ho un tale groppo in gola che mi blocca la capacita’ di organizzare i pensieri….
    ma quando finirà di usare la donna come oggetto, e quando la donna finira’ di sottomettersi ad essere trattata da oggetto….
    francesco

  • Antonella

    I militari? I civili italiani? Al massimo aumentano il grado di orrore.
    Devo dire che leggendo la notizia della manifestazione, giorni fa, sono rimasta sorpresa. Tutta la mia ammirazione per quelle donne che, nonostante vivano schiacciate dal tacco di leggi folli, declinate al maschile in queste forme estreme, hanno il coraggio di protestare pubblicamente, affrontando conseguenze che non oso neanche immaginare.
    Si saranno “limitati” ad un tentativo di lapidazione, oppure di quelle donne in corteo non si saprà più nulla? sparite misteriosamente ad opera di esseri ignobili che definire aguzzini è fare un complimento?

  • Paolo

    Cara Giuliana,
    qui c’è qualcosa di più grave che l’ennesima legge maschilista in un paese a maggioranza islamica: qui c’è la collaborazione attiva dell’occidente. Italia compresa. Il governo e il parlamento che appoggiarono e approvarono la legge sono figure fantocce poste da noi. E allora, come è possibile che sia accaduto? La ragione è che questi fantocci ottengano l’approvazione popolare e credono che facendo leggi tradizionaliste otterranno il consenso necessario. Ma qualcuno tra quelli che hanno portato la democrazia coi carriarmato, ha spiegato loro che il voto delle donne (almeno quello) conta come quello degli uomini?
    Paolo

  • alvise

    Dal Corriere Sera di oggi

    Proteste in Afghanistan e in Pakistan, piazze vuote in Italia e negli altri Paesi occidentali
    Kabul e il silenzio delle femministe «Ormai siamo escluse dal dibattito»
    Camusso: «Non si parla per paura di criticare le religioni»
    «Commentavo con un’amica le ultime vicende in Afghani­stan. La consigliera assassinata, le sassaiole contro le manifesta­zioni di Kabul contro la legge che garantisce il diritto di stu­pro nel matrimonio sciita — os­serva la femminista Susanna Ca­musso, segretaria confederale della Cgil —. Tra le tante cose che ci sono state raccontate quando siamo intervenuti nel Paese è che le donne sarebbero state liberate dal burqa». Le atti­viste afghane hanno marciato per i diritti delle donne a Kabul. Le attiviste pachistane, sia lai­che sia dei partiti islamici, han­no protestato a Lahore e Kara­chi dopo la diffusione di video di ragazze frustate o uccise nel­le zone tribali per «relazioni ille­cite ». In Italia e nei Paesi occi­dentali si commenta e si riflette su queste notizie, c’è indignazio­ne sul web, ma le femministe non sono scese in strada a mani­­festare, non hanno presidiato le ambasciate. Nè si è registrata una reazione forte e continua delle donne di sinistra, destra o centro. Viviamo una «stagione di silenzio», dice Camusso. «Il movimento femminista è come un movimento carsico: compa­re e scompare». La fase di scom­parsa sembra durare da un po’.

    Camusso denunciò nel 2007 il silenzio delle femministe su Hina, la pachistana uccisa a Bre­scia dal padre perché voleva vi­vere «all’occidentale». Non par­larono perché «l’attacco all’im­migrato non è politically cor­rect», disse. «La penso come al­lora — dice oggi —. Anzi, se possibile, è ancora peggio: si è continuato a tacere anche delle violenze sulle donne italiane. Il tema della violenza sessuale è scomparso, rinchiuso dentro le mura domestiche. Lo si usa solo per gridare scandalo se a com­mettere lo stupro è un extraco­munitario ». Se non ci si solleva per le violenze domestiche con­tro le italiane, figuriamoci nei casi delle donne all’estero. Lidia Menapace, ex senatrice di Rifon­dazione comunista, è d’accordo ma aggiunge che se le femmini­ste non parlano è anche per via di «un’esclusione soft»: «E’ diffi­cile prendere la parola. Sulla sharia viene interpellato il politi­co, non le donne, che non sono più soggetto politico».

    Secondo Assunta Sarlo, che nel 2006 organizzò a Milano una spettacolare manifestazio­ne per l’aborto, «pensare che l’unica modalità di espressione delle donne rispetto alle que­stioni dei diritti siano solo le manifestazioni è riduttivo. Ci sono molte modalità: ragiona­re, riunirsi. Ci sono siti, giorna­li, riviste in cui il dibattito con­tinua sul multiculturalismo. E le organizzazioni non governa­tive di donne, ce ne sono tantis­sime nei Paesi in via di svilup­po, pesano forse più delle mani­festazioni ». Camusso però cre­de che il problema sia più pro­fondo: «Chi teorizza il multicul­turalismo tende ad escludersi dal dibattito. C’è una forte fati­ca a dire una cosa intuitiva: che il metro di misura della demo­crazia in Afghanistan, in Iran, in Somalia è che i diritti delle persone non siano violati. C’è un’ulteriore difficoltà: il silen­zio nei confronti delle religio­ni. Io penso che esercitare la cri­tica rispetto a una religione, nella logica della sharia che pre­suppone la sottomissione, non significa non essere rispettosi, ma saper individuare aspetti di inciviltà».

    Un’altra questione è se il mo­vimento femminista nei Paesi musulmani apprezzi l’appog­gio occidentale. «A volte se don­ne straniere appoggiano le fem­ministe locali, queste ultime possono essere etichettate co­me anti-Islam da chi usa la reli­gione a scopi politici», dice la scrittrice egiziana Saher El Mougy. «In ogni caso, possono fornirci un appoggio morale che però non cambia nulla sul terreno. La lotta più difficile è cambiare la cultura: ciò che le donne fanno contro se stesse e le figlie». L’avvocato Mehran­giz Kar, una delle più note fem­ministe iraniane, crede invece che, benché non vi siano state grandi proteste di piazza, «le donne in Europa e in America siano molto sensibili al proble­ma delle afghane. Detto ciò, benché il movimento femmini­sta sia unico e lotti ovunque per l’uguaglianza, va capito che le priorità sono diverse. Oggi le femministe in molti Paesi mu­sulmani stanno spesso attente a dire che Islam e diritti umani sono conciliabili, per ottenere legittimità e sperando di raffor­zare i moderati. Chi le appoggia davvero all’estero fa lo stesso. E’ una strategia. Funzionerà? Non so. Forse solo nel breve pe­riodo ».

    Viviana Mazza
    21 aprile 2009

  • Simon

    Quando dovrebbe essere l’uomo a proteggere la propria donna, è lui stesso che abusa del suo corpo, arrivando a lanciare sassi come per colpire una ragione che a volte cerca di farsi sentire ma viene immediatamente subissata dall’istinto, oramai in pieno possesso della razionalità di un popolo animale che vive di potere sporco, in nome di una religione sudicia.

    Non so di certo quali siano i modi per aiutare queste donne, tanto meno il modo di smuovere le coscienze di questi uomini senza pudore evitando guerre; mi chiedo se ogni tentativo sia inutile e che queste donna non riescano a dialogare con i loro uomini, possibile che non vi sia altro modo oltre la violenza per combatterla? Vi saranno spiegazioni psicologiche che spingano queste persone a voler a tutti i costi sopraffare quelle povere donne?

  • http://aandena.wordpress.com/ Alessandro Andena

    E gli italiani (civili e militari) che stanno a fare in Afghanistan?

    la risposta arriva da se’ alla luce delle “elezioni”…..gli italiani stanno in afghanistan a proteggere Karzai…di modo che possa fare leggi come questa…cosi non avranno i talebani al governo ma nemmeno uno sconvolgimento troppo forte per i “moderati”…due piccioni con una fava?…un colpo al cerchio ed uno alla botte?……la democrazia avra’ pure un prezzo!!!