closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Street Art al MOCA: sotto il segno della censura

Vernissage delle grandi occasioni ieri al MOCA, il museo d’arte contemporanea di Los Angeles  per Art in the Streets la mega mostra annunciata come la piu’ grande mai dedicata in America alla street art. A migliaia hanno fatto la fila davanti al museo di Little Tokyo fra esibizioni di skate, DJ set d’epoca e break dancer, la mostra infatti e’ pensata come un sussidiario del movimento artistico “eversivo” nelle sue componenti storico-geografiche:  i graffiti newyorchesi di epoca “subway”, i tagger  della scuola chicana in California con le sue propaggini tattoo e lowrider, le contaminazioni, sempre West-Coast, con la cultura skate fino alla globalizzazione e i writer  europei, sudamericani, Citta’ del Messico, Sao Paulo, Parigi, per arrivare all’evoluzione “concettuale” di Shepard Fairey e Banksy.  Una mostra curata con dovizia filologica  da Jeffrey Deitch, il gallerista e commerciante d’arte newyorchese la cui designazione  a direttore del museo l’anno scorso fece non poco scalpore. Nella sua selezione c’e’ effettivamente buona parte della street art migliore e la  sala allestita  da Bansky  col consueto corrosivo e giocoso sarcasmo,  vale da sola  il prezzo del biglietto. Ma una mostra  che canonizza il movimento anti-establishment per eccellenza consacrandolo fra le algide mura di un prestigioso grande  museo non puo’ non soffrire di una malformazione congenita: l’ossimoro di una evento che da un lato e’ omaggio giusto e dovuto, perlopiu’ in una delle citta’ clou della street art, al movimento artistico che e’ stato fra i piu vitali dell’ultimo decennio ,  ma dall’altro trasmette l’inevitabile disagio della “disneyficazione” di un movimento di protesta per defizione, qui  tiratoa lucido e bonificato per il pubblico della domenica. Ma c’e’ di peggio: la mostra e’ nata sotto la cattiva stella di un atto paradossale di censura. Fra gli artisti invitati alla  mostra c’era inizialmente anche l’italiano Blu – autore di  giganteschi e potenti lavori su muri di mezzo mondo – cui  Deitch aveva commissionato un lavoro sulla grande parete esterna del museo. Ma presa visione dell’opera completata – una serie di bare di morti di guerra avvolte da grandi banconote di dollari  anziche’ le tradizionali bandiere a stelle e strisce – il direttore lo ha ritenuto  eccessivamente controverso nei confronti dei veterani  americani di origine giapponese della seconda guerra mondiale commemorati da un monumento anstitante il museo. Nell’opinione di Deitch, direttore in cui come molti paventavano e’ subito prevalsa l’indole di commerciante su quello di curatore , un’opera assolutamente legittima di critica alla guerra e degli interessi commerciali  che ci sono dietro era troppo forte per una mostra sull’arte militanza e prontamente l’ha imbiancata. Quando lo abbiamo incontrato ieri si e’ profuso in una dilungata giustificazione sulla necessita’ della censura per non recare insulto ai veterani e agli abitanti nippo-americani che dal piazzale del museo vennero deportati  nel 1941 verso i campi di concentramento dove furono rinchiusi durante la Guerra. Del tutto ignaro apparentemente dell’amara ironia insita nel suo palese gesto di censura politica perpetrato tra l’altro a poche centinaia di metri dove identica sorte subi’ negli anni trenta un celebre dipinto  antimperialista del muralista comunista messicano  David Alfaro Siquieros. Allora come oggi gli imbianchini avevano delle ottime ragioni.

  • http://www.coloplast.it/products/continencecare/productfamily?commcategory=SpeediCath(Coloplast)&cat=UK urology diy

    malformazione congenital? Noi abbiamo la soluzione!

  • http://www.bestfinance-blog.com BurnettAllie

    That’s perfect that people can take the business loans and this opens up new chances.