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losangelista

Strange Fruit – Trayvon Martin: un film gia’ visto

Trayvon Martin

La storia che in questi giorni dilania l’America lungo le consuete spaccature razziali ricalca un vecchio e tragico copione. L’uccisione di Trayvon Martin da parte di un vigilante che aveva puntato il ragazzo afroamericano mentre a piedi si recava a casa del padre in una gated community della Florida, ha rievocato i fantasmi di Emmet Till, di Medgar Evers, della lunga e colpevole scia di neri impunemente assassinati sulla coscienza del paese. Una storia anche questa di paura, di pregiudizio e di violenza contro l’altro, “l’intruso”, il nero sconfinato dove la sua presenza e’ sospetta e temuta. Cosi’ Trayvon Martin , sedicenne, disarmato e’ stato abbattuto a colpi di pistola dal vigilante, George Zimmerman che aveva detto alla polizia di star pedinando una persona sospetta, intento in cui ha insistito malgrado gli agenti gli avessero chiesto desistere . Quando la polizia infine e’ arrivata Zimmerman aveva premuto il grilletto e il ragazzo era morto ma l’omicida dopo alcune domande e’ stato libero di andarsene. Il caso ha provocato decine di manifestazioni in tutto il paese, un’ondata di indignazione che ha costretto  le autorita’ federali ad  aprire  una propria  indagine,  indipendente da quelle locali (altro classico della violenza razzista nel Sud). Con lo sparatore libero, la tensione  razziale nella citta’ di Sanford e’ salita a livelli di guardia; non e’ escluso che possa esplodere come successo 20 anni fa a Los Angeles dopo un altro fatto di violenza impunita – il pestaggio di Rodney King. La variante in questo caso e’ la legge della Florida, la cosiddetta stand your ground che autorizza i cittadini a fare fuoco qualora “minacciato”. Davanti ai villini “protetti” la malafede razzista ha incontrato quindi un’altra vocazione molto americana: il culto delle armi da fuoco. Come spiegato da Marion Hammer l’ex presidente dell’NRA (national rifle association) che della legge aveva sponsorizzato il passaggio, “per me le armi da fuoco sono uno stile di vita”,  un sentimento condiviso dalla moltitudine di Americani per cui il diritto al porto d’armi e’ un articolo di fede, un sentimento fondante e passionale che si accorda con la visione manichea, individualista, paranoica e arcigna della vita collettiva. Forse la vera pecca dello statuto in Florida e’ stata  di non aver previsto una previa equa distribuzione di pistole ad ogni cittadino per agevolare l’amministrazione dell giustizia.  La legge comunque e’ stata invocata da Zimmerman che ha affermato di essere stato costretto all’autodifesa perche’ il ragazzo che stava pedinando senza ragione l’aveva insultato e preso a pugni. Tanto e’ bastato perche’ la polizia non lo fermasse nemmeno, assicurando lo scenario atavico di omicidio e impunita’ che forma gli incubi “razziali” dei neri americani. D’altronde la legge della Florida estende semplicemente ai cittadini l’impunita’ cosi ‘ripetutamente invocata dalla polizia in casi analoghi: una casistica di uccisioni giustificate per “atteggiamenti minacciosi” di cui sono pieni gli archivi, traccia tangibile di una cultura dell’enforcement basata sulla prerogativa assoluta della polizia di chiudere con “forza letale” ogni episodio di “non-compliance”, di mancato rispetto degli ordini impartiti, che si tratti di fuga, movimento troppo brusco o portamento minaccioso. Tale e’ ormai l’automatismo presunto della reazione degli agenti che la polizia di Pasadena, in California,  proprio la scorsa settimana ha sporto denuncia per omicidio colposo contro un uomo che aveva denunciato il furto a mano armata del proprio zaino. Giunta sul posto la polizia ha neutralizzato il presunto rapinatore – a colpi di 9mm – rilevando solo a posteriori che la salma non era in possesso di alcuna arma. Da qui la denuncia. La logica non fa una grinza: la polizia e’ talmente letale che da oggi se la chiami potresti rispondere di omicidio.

Marion Hammer dedita al suo stile di vita
  • efferardo maria

    non parlano sempre di lifestyle anche gli swingers?
    senza accoppare nessuno, beninteso…

  • alex1

    Nessun commento ancora a questa vicenda, si vede che la storia di questo ragazzo nero poco importa a tanti “democraticamente corretti”. Tanto il razzismo non c’e’ piu’.Tanto c’e’ persino un nero alla Casa Bianca, quindi…