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losangelista

Storia Erotica del Fascismo Americano

J Edgar, la biografia di J Edgar Hoover di Clint Eastwood,  sceneggiato da Justin Black,  e’ una sorta di Quarto Potere sull’enigmatica vita del famigerato fondatore dell FBI e uno dei reazionari piu; ptenti del secolo americano. In mano a Eastwood e Black, e con buona pace delle preventive esortazioni dell’FBI,  il film e’ soprattutto  la cronaca della storia d’amore fra il famigerato fondatore dell’FBI e Clyde Tolson, per 40 anni suo secondo al bureau. Black, autore di Milk e Big Love,  e’ militante impegnato per i diritti gay e il film e’ una storia psico-sessuale del fascismo americano; dietro alla love story con Tolson (legata intimamente al rapporto asfittico con la madre domintarice) c’e’ il lato oscuro dell’American Century che scorre sotto il balcone del dipartimento di giustizia dal quale  Hoover osserva altero le successive processioni di presidenti che vengono ad istallarsi alla casa bianca: nella sua carriera, lunga l’arco di 8 amministrazioni, da Coolidge a Nixon, sapra’ ricattarli tutti e conservare un potere “occulto”senza pari nella politica americana. Massone, abile manipolatore di dossier segreti e intercettazioni compromettenti, la sua per molti versi e’ una figura di eminenza grigia familiare semmai piu’ alla politica italiana che non a quella americana. L’Hoover di  Eastwood, interpretato da Leonardo Di Caprio, perfeziona i metodi delle moderne indagini di  polizia: la schedatura, le impronte digitali,  la scientifica, ma la sua ossessione rimane il complotto antiamericano, e il suo metodo piu’ efficace il ricatto. Lo mette in atto contro Emma Goldman, Eleanor Roosevelt, i fratelli Kennedy,  Martin Luther King, e con il COINTELPRO, usa una feroce campagna di disinformazione per distruggere pacifisti e pantere nere. Nel film la forza distrutttiva c’e’ tutta, ma  non senza un ambiguita’ di fondo: la logica interna che Black e Eastwood accordano al personaggio, il teorema erotico del loro film, conferisce, se non un’assoluzione, almeno una attenuante analitica con cui gli autori lo distinguono da Joseph McCarthy (“un semplice opportunista” lo definisce nel film lo stesso Hoover) e da Richard Nixon, i cui metodi e “sporchi trucchi” ne fanno pero’ una creatura squsitamente hooveriana.  La morte “patetica” di questo Hoover non pregiudica il retaggio profondo di questio pioniere di  modernita’ oscura: Hoover vive nei dossier tuttora mantenuti dall’FBI, nelle allerte aracioni e nelle schedature di musulmani, nel patriot act, le bombe sganciate dai droni e, si,  anche nelle deportazioni di massa di clandestini messicani implementata da Obama (1 milione negli utlimi due anni e mezzo). Malgrado le indignate proteste che stanno certamente per piovere su Clint per il suo outing definitivo di J Edgar Hoover nessuno potra’ confutargli il vero lascito: la formulazione del moderno stato poliziesco.

  • carlo

    Non dubito che Hoover possa aver fatto quanto verrà ricordato nel film di Eastwood.
    Quanto alla sua chiusa finale “il vero lascito: la formulazione del moderno stato poliziesco”, mi pare non adeguata, anzi equivoca.
    A mio avviso un Ente pubblico (FBI) è cresciuto tanto quanto la scienza e la tecnica lo consentivano, e comunque non tanto quanto si sono sviluppate le corrispondenti organizzazioni criminali, che doveva affrontare.
    Forse se l’FBI non avesse raggiunto certi livelli, oggi invece di avere “uno Stato di polizia” avremmo uno Stato della Mafia, magari più simile alla condizione nella quale si trova la Russia.
    L’uso improprio – anzi l’abuso – dei dossiers contro i politici che non gli garbavano è un’altra cosa. Non dipende però dal fatto che esista FBI, ma da chi l’ha diretta.
    Un coltello non è pericoloso in se, ma dalla mano in cui si trova.
    Sarebbe più utile sapere se oggi il capo del FBI fa lo stesso !

  • Alessio Sportaro

    fa ridere detto da chi simpattiza per la corea del nord.

  • Paolo1984

    bè come nei migliori biopic credo che Eastwood e Black abbiano voluto indagare l’aspetto privato oltre a quello pubblico, il J Edgar uomo oltte al capo dell’FBI, senza assolverlo come fai notare anche tu. Non vorrei si ripetessero le accuse di parte della critica ad Oliver Stone per W. di essere stato troppo “buono” nei confronti di Bush dipinto come un ingenuo inetto stupidotto rispetto ad un Dick Cheney (vero “cattivo” del film)