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Bar Condicio

Storace: meglio libero che simbolo di libertà

La prima volta che parlai con Francesco Storace fu quando era potentissimo governatore del Lazio, nel 2001. Gli feci un’intervista per conto di un minuscolo ma battagliero settimanale, il Corriere del Sud Lazio, che Dio l’abbia in gloria. Alla seconda domanda, sui suoi rapporti con Fiore e Morsello, mi mando’ solennemente a quel paese. Ancora lo ringrazio: mi diede un titolo meraviglioso e la possibilità di scrivere un pezzo al vetriolo. Il mio direttore dell’epoca, il bravissimo Stefano Di Scanno, andò in estasi. Ora Storace rischia il carcere per un reato d’opinione, per vilipendio al Capo Dello Stato. Naturalmente condanniamo l’offesa al Presidente della Repubblica, ma questa vicenda travalica la stima ed il rispetto per la più alta carica istituzionale e riapre una questione spinosa per i giornalisti: il problema del carcere per diffamazione e per reati d’opinione, che ancora non è stato risolto efficacemente dal Parlamento. Benché il caso Sallusti abbia aperto un varco importante, si attende ancora l’approvazione definitiva della legge sulla diffamazione al Senato. Oggi la vicenda Storace riguarda tutti quelli che si battono per il pieno rispetto dell’Art.21 della Costituzione. L’ex governatore è diventato un simbolo. E poi, se il leader della Destra va in carcere, per i grillini che hanno insultato Giorgio Napolitano in tutti i modi possibili, che pena è prevista, il rogo a Campo dei Fiori sotto lo sguardo di Giordano Bruno? Al netto di tutto, vogliamo Storace libero anche perché sarebbe un paradosso fare di un fascista un martire della libertà d’espressione. Cin!