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losangelista

STELLE E STRISCE

TIFO

TIFO

Si, è vero. Per una volta, la prima forse, è stato divertente, sopportabile, vedere folle sbandieranti stelle e strisce esultare per i gol, disperarsi per quelli subiti, One nation under Goal è stato il nuovo motto di una America che ha scoperto le gioie e i tormenti del calico per la prima volta come forza unificante, cementata come si è detto in questo paese ossessionato dal vincere, più dalla sconfitta che nella vittoria. È vero anche che in questo paese dall’ossessione quasi erotica per la propria bandiera, quando cominciano a sventolare le stelle e strisce il rischio di retorica è subito elevato – così anche durante le partite troppo forte è stata la tentazione di staccare sui “nostri ragazzi” davanti alla TV nella base afghana. Ma si è trattato perlopiù di un nazionalismo “giustificato”, quasi simpatico, quello sgorgato nelle due settimane di avventura mondiale Americana. Mentre a Salvador però la nazionale di soccer stava consumando l’atto finale del mondiale americano, una folla sbandierava ma non davanti ad un maxischermo. I bravi cittadini di Murrieta, California, hanno pensato di ricordare al mondo il volto arcigno del patriotismo a stelle strisce. Ad un posto di blocco improvvisato hanno bloccato la strada ai Pullman che stavano portando un carico di profughi centro americani – in maggioranza bambini – ad un centro di accoglienza. I manifestanti hanno urlato insulti contro gli “sporchi illegali” che venivano ad insozzare il più grande paese al mondo e intonato cori da stadio di U-S-A, U-S-A! . Cancellando in un istante ogni traccia di buona volontà conquistata negli stadi brasiliani.

ODIO

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