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Lo scienziato borderline

Stavolta l’hai fatta grossa, prete

Ho conosciuto Don Andrea Gallo. L’ultima volta l’ho visto vicino a Torino, a Collegno, quando venne in Piazza Che Guevara per ricordare il 44esimo anniversario della scomparsa fisica del Che, il 9 ottobre del 2011.

Perché Andrea Gallo era così: prete e cattolico senza se e senza ma, comunista, antifascista, cittadino, partigiano, notav (molte le “nostre” bandiere oggi), nonviolento e mille altre etichette: etichette che comunque a lui non piacevano.

Oggi ero ai suoi funerali, come altre decine di migliaia di persone a Genova: il popolo di Don Gallo. E mi sono mescolato volentieri a quella folla, uno qualunque, uno che c’era e lo ha salutato a modo suo.

Ci sono stati dei bei momenti, e delle belle parole dette da belle persone. Ma la sensazione che in me, come credo in molti altri, è aumentata man mano, è stata quella di una perdita grave, e per il momento forse insanabile.

Nessun uomo o donna è insostituibile, certo, e Andrea Gallo ha avuto una vita lunga (era classe 1928, come il Che Guevara, come Pinelli, e come mio padre), proficua nel dare e nell’essere efficace, e il Don non si è mai risparmiato: c’è stato il suo tempo ed è stato un tempo invidiabile.

Ma proprio sentendo parlare – per ricordarlo – chi ha parlato oggi al suo funerale, questa sensazione si è fatta più forte. Raramente ho sentito ad un funerale (con una eccezione che ricorderò dopo) sentimenti e discorsi migliori e molto alti: Don Luigi Ciotti, Marco Doria, Adelmo Cervi, Maria Rita Rossa, Vladimir Luxuria, i ragazzi della comunità San Benedetto al Porto, Moni Ovadia.

Ma ognuno di loro, pur – ripeto – esprimendo concetti e parole bellissime e che mi hanno trovato spesso ad applaudirli, e che mi hanno toccato a volte il cuore, ha espresso soltanto un lato, un aspetto, o alcuni degli aspetti di Don Gallo.

Ci si guardava fra di noi, almeno fra alcuni di noi lì in piedi per tre ore fuori dalla chiesa, e ci siamo detti: non c’è più nessuno qui come Don Gallo, che sapesse essere tutte le cose insieme che lui era, senza ambiguità: e senza doverne tacere nemmeno una.

I funerali di Don Gallo, oggi.

I funerali di Don Gallo, oggi.

Loro – che hanno parlato – e noi che ascoltavamo, necessariamente “interpretavamo” Don Gallo secondo la nostra sensibilità, secondo la nostra visione parziale delle cose, coincidendo con lui per qualcosa o per molto. E se devo citare chi ho sentito più vicino, più forte, più “Don Gallo”, ovviamente secondo me, devo stringere in un abbraccio il mio amico Moni Ovadia.

Ma forse, per poter pensare di essere efficaci e nuovi, come lui è stato, occorre essere tutto quanto era lui, a trecentosessanta gradi, e non solo dei pezzetti, anche se dei pezzetti belli e giusti.

Ci siamo guardati e ci siam detti: va bene, dai, cercheremo di andare avanti noialtri, e con quelli che ci sono. Ma stavolta l’hai fatta grossa prete, come ha commentato qualcuno che l’ha conosciuto meglio di me, rivolgendoglisi in quel modo affettuoso, confidente e dolcemente ruvido che solo chi l’ha conosciuto davvero capisce.

Ah, dimenticavo la nota stonata: ha parlato anche il cardinal Bagnasco, che ha avuto la bella idea di citare quasi subito il cardinal Siri. Beh, che Dio li perdoni, tutti e due.