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Ceci n'est pas un blog

Stavolta allo stadio

[questo blog si è già occupato diverse volte della questione stadio a Roma – contributo di un tifoso e frequentatore degli stadi di Italia ed Europa]

Parafrasando Fantozzi, la promozione di Sky per Roma-Lione è una cagata pazzesca. Sotto tutti i punti di vista. E non ce ne voglia Sky, per la quale nutriamo la medesima considerazione che si nutre per una tenda veneziana nell’inverno varesino. Il problema semmai è di come si è arrivati a tanto, dopo aver ignorato un trend (quello del calo a picco di pubblico allo stadio e di una strisciante disaffezione) che ad oggi giustamente allarma. Ma andiamo con ordine:

«La Roma di Spalletti torna a sfidare il Lione per gli ottavi di finale di UEFA Europa League e tu, se sei cliente extra con Sky da più di 1 anno hai un’occasione in più per sostenerla dal vivo. Puoi avere uno sconto esclusivo sui biglietti per Roma–Lione del 16 marzo e raggiungere la tua squadra allo Stadio Olimpico per una nuova grande partita europea. Con Extra, Sky dedica ai clienti da più di 1 anno la possibilità di acquistare i biglietti in Monte Mario e Tribuna Tevere con il 50% di sconto», si legge sull’apposita finestra dedicata dal sito di Sky. Prima di tutto, una considerazione di carattere meramente economico: come lo spieghiamo a chi, da abbonato, ha già fatto il tagliando? Come si può spiegare una promozione, un’importante scontistica, per chi è un fedele telespettatore senza che la stessa sia stata riservata per il più fedele spettatore? Sicuramente la società avrà modo e maniera di farsi perdonare con altre promozioni mirate et similia, ma al momento non si può non registrare una disparità che di fatto risulta imbarazzante.


La questione economica ci introduce ad un secondo livello di ragionamento, ovvero il timing della promozione. Mentre per Roma-Cesena di Coppa Italia la svendita dei tagliandi aveva riportato un po’ di gente sugli spalti, l’offerta Sky per i suoi abbonati in occasione di Roma-Lione non aiuterà a rivedere le decine di migliaia di sciarpe giallorosse che hanno sempre fatto da contorno alle partite della Roma (almeno fino a 2 anni fa). Per i non abbonati Sky i prezzi delle tribune sono tutt’altro che popolari, in barba alla volontà di riempire lo stadio e “far sentire amata” la squadra chiamata all’impresa europea; un ragionamento, ad esempio, che si è ripetuto anche in occasione della decisione sui prezzi per i biglietti del derby di ritorno del prossimo 4 aprile, dove tra un cospicuo incasso e la possibilità di riempire lo stadio per tentare la rimonta del 2-0 ha prevalso una più fredda logica di business.

C’è poi un terzo ordine di pensieri che gira intorno a questa storia. La combo Roma+Sky, al di là della sua invalidità erga omnes, avrebbe avuto di certo un sapore differente se fosse stata la ciliegina sulla torta, una primizia, un modo per puntellare una partecipazione di per sé già consistente, alla ricerca del vero tuttesaurito che non si vede da anni a queste latitudini. Vista oggi, a una manciata di ore da una partita di importanza vitale per la stagione della Roma, ha tutt’altro appeal. Il muro delle 30mila unità forse verrà abbattuto, soprattutto dopo la decisione di non trasmettere più in chiaro la partita dal canale Tv8 come annunciato, ma non sono queste migliaia di tagliandi staccati in zona Cesarini la panacea ad un problema che viene inquadrato male, che si affronta a partire dalla decisiva confusione tra la causa e l’effetto, dove l’emorragia di tifo viene curata a forza di proclami o appelli a rientrare. Va detta una cosa in proposito: al di là della giusta protesta che sta animando da 2 anni (a costo di sacrifici e smadonnate varie) la questione-stadio a Roma, sono le mille, duemila unità che disertano la Sud ad impedire il tutto esaurito allo stadio? In che termini? E l’emorragia di tifosi che sta subendo l’altra squadra di questa città la cui curva ha sospeso lo sciopero da inizio stagione? Se ognuna delle migliaia di persone che ai bar e sulle radio invitano la Sud a riprendere posto e a tifare avesse contribuito in prima persona rientrando allo stadio, forse Roma-Lione avrebbe avuto la cornice che una partita del genere meriterebbe. Ma a Roma si preferiscono i capri espiatori, i colpevoli, le facili soluzione di comodo, a Roma si preferisce chiacchierare. La mancanza dello spettacolo del tifo, unita ad un insensato inasprimento delle misure di controllo e filtraggio nella zona stadio (giustificato dalle paranoie sul terrorismo e sulla necessità di un permanente stato d’eccezione), ha di fatto disincentivato la partecipazione allo stadio.

L’Olimpico freddo e con le barriere a mezz’asta non serve a nessuno, men che meno ad una società che è stata capace di confezionare un video (Santa Lucia piate ‘st’occhi) in cui chiede ai tifosi di sostenerla – scivolando su una frase, «stavolta non possiamo fare a meno di voi», ma come stavolta?!?! – quando la Storia del tifo romanista è costellata di delusioni, di amarezze, di vittorie e di gioie vissute all’unisono con amore spassionato e incondizionato, sempre oltre il risultato.