closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Spielberg, Obama e l’ombra lunga di Lincoln

Ritratto di Obama/Lincoln di Ron English

Sin dall’inizio, da quell’annuncio della candidatura  a Springflield, Illinois, il primo presidente nero ha fatto di tutto per legare la propria immagie politica a quella del grande emancipatore. Oratore rinomato, senatore  dell’Illinois, aspirante riformatore,  Obama ha sempre citato Lincoln come modello politico. Ora Steven Spielberg “corrobora” il parallelo col suo ritratto del 16mo presidente. Il film di Spielberg, sceneggiato da Tony Kushner (il geniale drammaturgo radical di Angels in America) evita l’agiografia sacrale e scegliedi ritrarre un idealista dall’innato istinto  pragmatico, uno statista dalla lungimirante visione ma abilissimo tuttavia nel generare  il compromesso fra fazioni apparentemente irriconciliabili – praticamente un elogio “di riflesso” a Obama e un invito al presidente rieletto a completare nel secondo mandato l’opera politica strenuamente contrastata dall’opposizione. Il Lincoln di Spielberg si concentra cosi’ sugli  ultimi mesi di vita del presidente, quando rieletto per plebiscito ad un secondo mandato, presiede alle battute ormai conclusive della sanguinosa guerra civile,  i mesi in cui Lincoln, in un America ancora profondamente spaccata in due, si adopera, contro i consigli  del proprio stesso gabinetto, per ratificare la modifica costituzionale che avrebbe estirpato per sempre il “cancro della schiavitu’” dalla repubblica americana. Una sorta di  “thriller parlamentare” insomma  sulla costruzione di una coalizione di maggioranza, ed un elogio della politica “tradizionale” in un America dove e’ spesso obbligatoria invece la demagogia populista dell’antipolitica, la retorica ad esempio che impone quasi come requisito per una candidatura politica,  l’abiura per dichiarsi “non un politico ma una persona qualunque”. “Il successo del 16mo presidente” ha scritto Time Magazine nel lungo articolo dedicato al film, “ insegna invece  che e’ precisamente nei momenti di crisi profonda che si rende essenziale una destrezza politica”. L’elogio di Lincoln come sommo artefice della riconciliazione in un paese frantumato  dal trauma della guerra civile che minaccio’ di porre fine prematura all’esperimento americano, non e’ quindi affatto casuale nel momento in cui all’attuale presidente incombe di riconciliare un paese profondamente diviso. Su questo sfondo il film e’ un inequiovocabile endorsement di una leadership politica capace di portare la nazione oltre alle fissure delle attuali “culture wars”, che disegnano sulle mappe elettorali di oggi una topografia ideologica singolarmente simile alle divisioni fra gli stati iavversari  nella guerra di secessione. “Nella mia opinione la secessione del 1861 fu forse il solo momento storico piu’ polarizzato di quello attuale – e non di molto.” Afferma Kushner  “A parte che abbiamo personalita’ come Rick Perry (l’ex candidato presidenziale reubblicano del Texas, ndr.) che parlano apertamente di secessione come concreta possibilita’”. Nel panteon della “religione civile” dei padri di fondatori  americani Lincoln e’ riverito sia come leader contundente e visionario che come conciliatore; la versione di Spielberg contiene l’invito implicito a Obama di seguire l’esempio: sfondare il filibuster della camera repubblicana e allo stesso tempo aprire al compromesso con l’opposizione – la prima prova sara’ il braccio di ferro in corso sul fiscal cliff . Poi c’e’ da completare la riforma sanitaria  con una camera dei deputati ostile  e disposta al sabotaggio (come lo era per il 13mo emendamento sulla schiavitu’ promulgato da Lincoln).  “Un politico pensa alle prossime elezioni” conlcude Kushner  “mentre uno statista pensa alle prossime generazioni. Credo che Obama come Lincoln abbia dimostrato che pur essendo idealisti i grandi leader sono anche abili nel manipolare “l’ingranaggio”  politico in circostanze avverse per ottenere grande cambiamento. E’ l’idea che  in democrazia elettorale sia possibile a volte determinare un cambiamento radicale, perfino rivoluzionario. Per questo credo che la storia di Lincoln rimanga attuale oggi e che in tutto il mondo sia un buon momento per ripensare a lui e a quel periodo della storia americana.”