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losangelista

Sottosegetari al Bagno: costumi e malcostumi

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Come sa bene ogni Italiano espatriato che negli ultimi 20 anni ha dovuto far fronte agli  esterrefatti quesiti  e interminabili ammiccanti battute di interlocutori esteri riguardo la valanga cafonistica che emana senza apparente fine dalla penisola natia, l’era berlusconiana non ha esattamente giovato alla reputazione nazionale. Il format a base di nipoti di Mubarak, lanci di banane, olgettine, calciatori e auto blu che si e’ impadronito della “narrativa”  nazionale e’ diventato materia per comici stand-up e corsivi di giornali: in sostanza il  biglietto da visita del paese nel mondo. E il fenomeno non accenna a scemare come dimostra, per dire solo l’ultima, il lancio sulla TV di stato di un format popolare che prevede un vero campo-profughi come scenografia per un isola dei famosi (le celebrita’ umanitarie – un concetto piu’ efferatamente nichilista degli stessi bombardmenti a fin di bene – sono, a scelta, o la definitiva abberrazione o una geniale postmoderna messinscena situazionista).

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Sebbene l’involuzione sia ormai accettata come il “new normal” italiano – una specie di tamponamento nazionale da cui il mondo non riesce a distogliere lo sguardo inorridito – esiste tuttavia un “meme” dell’idiocrazia che rimane tuttora impenetrabile ai miei amici americani: la sagra estiva del politico in vacanza. Non che non esista in USA una nutrita iconografia presidenziale. La diffusione di immagini del presidente in mansioni ufficiali e’ anzi parte mediatica integrante del rito del potere ed e’ la stessa macchina pubblicistica istituzionale a produrre le immagini mediante ad esempio i fotografi della casa bianca, comprese eventualmente, una volta l’anno, quelle dell’arrivo della first family alla vileggiatura su Martha’s Vineyard. La conflazione  pero’ della proiezione dell’immagine politica e l’iconografia trash applicata dai rototcalchi alla celebrita’ e’ tutta un’altra cosa. L’’estensione della tipologia “vip al mare” ai politici di ogni rango e’ una specialita’ del tutto nostrana, un “mash-up” di generi mediatici in cui si mescolano e confondono la cultura balneare,  la genuflessione verso la casta e l’istinto pruriginoso del voyeurismo pecoreccio con effetti a volte esilaranti quanto del tutto opachi fuori dai confini nazionali  dove la didascalia “Casini alle Maldive” o “Grillo in Costa Smeralda” sotto le foto degli interssati in costume da bagno, risultano del tutto incomprensibili. L’annuale ondata di politici in spiaggia, parlamentari in vacanza e dirigenti da diporto e’ un fenomeno promosso in Italia dalla stampa patinata quanto da quella “autorevole” (ove il termine avesse ancora un significato) e che segnala l’inclusione delle cariche politiche anche piu’ mediocri nell’olimpo kitsch-nazionalpopolare. La foto balneare rubata col telefoto infatti insignisce anche il minore dei vassalli del titolo onoraraio di celebrita’,  innalzando la sua visibilita’ al rango di top model o celebrita’ dello spettacolo. La dilagante iconografia non ha riscontro in altri paesi, nemmeno quelli con solide tradizioni di stampa scandalistica – Francia, Germania, Inghilterra;  risulta assolutamente inspiegabile, per esempio, agli Americani per cui il pensiero di vedere ritratti sul New York Times un presidente del senato o un sindaco di Chicago in bermuda risulterebbe paradossale e rientrerebe immediatamente nei canoni della satira. Invece anche in questo convulso agosto politico ecco puntuale nelle foto-gallery di Huffpost e nelle terze colonne di corriere.it, la consueta parata di videocrati in ferie – pubblicate magari con tatto speciale, accanto a quelle di cadaveri di migranti allineati su una spiaggia siciliana. New mormal, daccordo;  e il fenomeno potrebbe sembrare una innocua manifestazione della deriva autorefenziale di un paese sempre piu’ solipsista se non rappresentasse in realta’ l’ennesimo sintomo di una congenita malformazione nazionale: l’ossessione e la  sudditanza automatica verso gli idoli della telenovela nazionale. E da parte della stampa, una  connivente idolatria degli esponenti della casta politica a costo di riservare loro un trattamento da Paris Hilton. Come per lei, assicura ai politici nei mesi estivi la permanenza fra i volti “celebri per essere famosi” – status essenziale nell’universo dove la permnenza dell’immagine proietta l’imagine del potere. Oltretuto e’ un sopruso nei confronti di chi, francamente, magari preferirebbe non aver mai visto Fassino in costume da bagno.

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  • Franz

    Il new normal è la nostra way of life, che ci vuol fare! Nella sua analisi manca però una considerazione: in Italia il sistema di autorappresentazione ufficiale del potere è quello dell’avanspettacolo, in cui la pernacchia e il lancio del gatto morto fanno parte del sistema stesso (intendo dire: accanto allo spettatore-tipo che ammira è previsto pure lo spettatore-tipo che impreca); nei paesi di tradizione protestante il sistema di autorappresentazione ufficiale del potere è quello dell’esemplarità, in cui il potente è sempre illuminato e rassicurante e quindi non spernacchiabile. Alla fine mi sembra il fine ultimo di Casini-al-mare o di Obama-e-Cameron-che-giocano-a-ping-pong sia comunque quello di ridurre il cittadino a spettatore, plaudente o spernacchiante ma sempre e solo spettatore.

  • luca celada

    Osservazione assolutamente essenziale, visto che la societa’ dello spettacolo funziona bene solo con la cittadinanza-platea, una democrazia cabaret che tutto disinnesca nell’onnicomprensivo volemose bene da festivalbar. Il fenomeno e’ globale ma in Italia attiene l’apice assoluto, vedi l’affaire grazia-a-Berlusconi seguito come appassionante telenovela estiva, puntate che comunque escludono la partecipazione del pubblico oltre i commenti al bar. I sistemi “protestanti”, meno tolleranti e spiritosi, conservano un simulacro di funzionalita’. E’ qui che le nostre virtu’ – cinismo, ironia simpatia – si rivelano in realta’ pecche fatali.

  • Franz

    Quanto ha ragione! Vivo in Germania da anni e non ho il televisore: se già vedere il livello della discussione politica tedesca in televisione è abbastanza deprimente, quando scendo in Italia i primi giorni di tg mi lasciano sempre stordito. Le ultime vicende sono inspiegabili nella loro sostanza, se ne può raccontare soltanto il racconto che ne fanno i media; qua non provo nemmeno a spiegarle. Come Paese ricordiamo gli astronauti di “2001 odissea nella spazio” fatti fuori da Hal 9000: procediamo per inerzia nel vuoto, staccati da tutto; e senza nemmeno decomporci, per via del vuoto.