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Ceci n'est pas un blog

Sottomissione all’Oriana

Finendo il libro di Houllebecq mi trovo tra le mani la copertina del settimanale “Sette” del Corsera con il titolo “Je Suis Oriana”, apertura dedicata alla fiction Rai sulla giornalista Oriana Fallaci. Pensavo alle coincidenze e mi tornava in mente quando al cinema uscii “Viaggio a Kandahr” nei giorni in cui gli Usa invadevano l’Afghanistan, fu un successone di pubblico nonostante il film non fosse un capolavoro.

Anche “Sottomissione” non è un capolavoro. La fiction su Oriana Fallaci non saprei, non l’ho vista, probabile neanche la vedrò. Posso basarmi sulla qualità delle fiction italiane Rai per farmi una idea o sul fatto che si enfatizzi una giornalista dalla lunga e controversa carriera per esaltarne gli ultimi suoi anni, quelli in cui si lanciò in una campagna anti-Islam.

Tornando al romanzo di Houllebecq, all’improvviso successo dovuto anche all’attualità del tema dopo la strage al Charlie Hebdo, io l’ho trovato interessante ma nulla più. Che il francese sia uno che sa scrivere non sta a me dirlo. Che la provocazione di una Francia con al governo i musulmani sia interessante per un dibattito sul Islam in Europa oggi, lo stesso. Eppure non coglie fino in fondo il segno e probabile non aiuti affatto a un ragionamento che esuli da islamofobia vs islamofilia. Verrebbe quasi da pensare che la fantascienza usata come strumento narrativo, questo futuro distopico, sia frutto dello studio e della lettura di una Oriana Fallaci. Nel futuro di Houllebecq questa sottomissione arriva quasi improvvisa ma senza generare scossoni. Nessuna ribellione, nessuna paura, nessun affanno. Anzi l’intellettuale decadente protagonista quasi si lascia trasportare da questo nuovo conservatorismo, in parte salvifico, in parte non lontano dalla cultura del maschio occidentale medio. Del resto lui rappresenta o dovrebbe rappresentare questa decadenza. Il crollo di una presunta moralità e di altrettanto presunti valori europei. Il fatto è che io che in questo continente ci sono nato e cresciuto, non ci sono mai praticamente uscito se non rarissime volte, alla mia età non ho capito affatto quelli che sono “sti valori europei”. Non ho capito neanche bene cos’è questa presunta libertà. Ma ho capito una cosa leggendo Houllebecq e guardando quella inquietante copertina di Sette in cui campeggiava “Je Suis Oriana”: non possiamo lasciare questo terreno alle destre. Che sia quella intellettuale e provocatoria di un Houllebecq, che scemo non è e conosce il suo mestiere e neanche rientra nella categoria “di destra” o quella becera di un Matteo Salvini che ogni si gonfia la bocca evocando le ragioni della giornalista Fallaci nei suoi deliri islamofobi.

E l’esempio lo abbiamo visto proprio nei giorni del retorico “Je Suis Charlie” fatto suo dalla destra conservatrice, cattolica in primis, divenuti per 48h strenui difensori di una fantomatica “libertà”, sempre in chiave islamofoba, quando non evocavano la “difesa dell’identità cristiana dell’Europa” roba da far accapponare la pelle a chi 3 pagine di storia le ha lette o studiate nella sua vita.

Poi ci siamo noi, militanti e non, di una sinistra in crisi di identità, spesso incapace di leggere la complessità del nostro presente, incapaci di dialogare anche con quel sottoproletariato migrante, spesso musulmano, stretti tra la difesa in chiave antirazzista e a volte attratti da una islamofilia inspiegabile, visto che il nemico del nostro nemico non può essere nostro amico, visto che rifiutiamo ogni religione, rifiutiamo il fascismo e di conseguenza rifiutiamo i moderni salafiti, una forma come un’altra di fascismo, questa volta in salsa islamica.

Il problema è che prima o poi dovremmo farci i conti, visto quel che accade nel nostro continente, dove l’intolleranza xenofoba è stata sostituita da una intolleranza islamofoba, più pratica e che più facilmente attrae consenso. Del resto serve un nemico, questa volta facilmente identificabile perché ha usi, costumi e soprattutto una religione diversa da quelle ufficiali, in un presente in cui proprio la religione ha assunto di nuovo quel ruolo avuto dalla politica fino a poco fa. In attesa di trovare la chiave del tutto, non ci rimane che trovare il bandolo di una matassa. Nel frattempo rimaniamo stretti tra due fascismi, anzi se penso al nazionalismo e al vento xenofobo dell’est Europa mi verrebbe da dire che ne abbiamo diverse di sfumature del fascismo. Tutte frutto del nostro presente, spesso slegate alle destre tradizionali. E sta a noi, oggi, rinnovare la sfida e a cercare un percorso di liberazione insieme a quei migranti con cui già condividiamo percorsi di lotta. Serve a loro ma soprattutto a noi che ci muoviamo agitati e confusi.

Cominciando da Roma il 28 febbraio.