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losangelista

SORVEGLIANZA: SOCIAL SUMMIT DA OBAMA

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Un incontro a porte chiuse per discutere del futuro dei segreti: una scelta in perfetta sintonia con la gestione dello stato-ombra, con la sua sorveglianza totale autorizzata da tribunali segreti come strumento della altrettanto sotterranea “guerra globale”. La riunione di Obama coi maggiorenti dello “stato digitale” di Silicon Valley e’ stata rigorosamente “off-limits” alla stampa, giudicata evidentemente orecchio indiscreto di chi (i cittadini del mondo) amerebbe possibilmente avere voce in capitolo sul proprio futuro, digitale o meno. Al meeting nella sala Roosevelt della casa bianca erano presenti i piu’ potenti dirigenti dell’oligarchia digitale: Sheryl Sandberg di Facebook, Tim Cook della Apple, Marissa Mayer di Yahoo, Eric Schmidt (Google), Dick Costolo di Twitter e Brad Smith vicepresidente e consigliere legale di Microsoft e la conversazione non puo’ che essere stata bella vivace. La rivelazione della vasta rete  di spionagggio NSA non e’ stata ben accolta dai colossi di internet che la scorsa settimana avevano inviato una lettera aperta al presidente lamentando tra l’altro “la tendenza a favorire  eccessivamente i poteri dello stato rispetto ai diritti costituzionali dei cittadini”. La pubblica conversione dei giganti tech in paladini dei diritti individuali e’ una delle ironie piu’ risibili (e ipocrite) dell’attuale “congiuntura digitale”. Il fatto che i gestori di “social network”  e di “e-commerce” basati sul massiccio “data mining”, il sistematico ricavo e “monetizzazione” di dati personali degli utenti, possano seriamente presentarsi come garanti della privacy e’ un monumentale paradosso della new-economy e della new-politics. La verita’ semmai e’ che gli oligarchi di Silicon rivendicano l’esclusiva sulla gestione dei dati globali per il settore privato, anche perche’ l’operazione NSA, oltre ad una concorrenza sleale rappresenta un catastrofico danno di immagine per i conglomerati dell’informazione, sia che vengano  percepiti come collaboratori o vittime delle spie federali. In ogni caso un grave danno proprio per il settore che forse piu’ di ogni altro aveva compattamente contribuito generosamente alla rielezione di Barack Obama. Come sostiene  Julian Assange, le rivelazioni di Snowden potrebbero ora impattare disastrosamente il monopolio dei colossi americani, se ampi settori di consumatori dovessero preferire concorrenti asiatici o europei perche’ garanti di una maggiore privacy. I magnati dei social sono fortemente preoccupati ad esempio delle ventilate proposte di legge che obbligherebbero i provider ad immagazzinare i dati nei paesi dove vengono raccolti, uno sviluppo potenzialmente catastrofico per l’attuale monopolio americano sul traffico dei dati. Non deve insomma essere stato un incontro piacevole per il presdeinte che proprio il giorno prima aveva incassato la prima sentenza di un tribunale federale di Washington che ha giudicato  incostituzionali “lo spirito la pratica” dello spionaggio NSA. “E’ difficile immaginare un ingerenza piu’ indiscriminata e invasiva di questa sistematica retata tecnologica dei dati personali di virtualmente ogni cittadino della nazione” ha scritto il giudice Richard leon. Un giudizio che spiana la strada per un eventuale esame della corte suprema. E per rincarare la dose, subito dopo, la stessa comissione indetta da Obama per studiare il problema ha preso posizione contraria alle operazioni NSA. Naturalmente tutto sarebbe ancora  segreto se non fosse stato per l’opera di Edward Snowden a cui gli Americani vorrebbero tanto far fare la fine di Bradley Manning ma che dalla Russia sempre questa settimana e’ passato alla controffensiva, imbastendo col Brasile di Dilma Rousseff una pretrattativa per l’asilo in cambio di ulteriori dossier segreti che riguardano quel paese. La misura di quante carte abbia ancora da giocare la “talpa” fuggita  e’ la proposta di possibile amnistia nei suoi confronti ventilata per  prima volta proprio da un dirigente NSA.  Da canto suo Snowden ha ribadito la verita’ che nessuno – tantomeno Obama – ancora vuole ammettere: le operazioni della NSA, ha detto “non sono mai state di antiterrorismo, ma a favore dello spionaggio economico, il controllo sociale e la manipolazione diplomatica. In definitva per la gestione del potere.”