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in the cloud

Sono una donna

Nessuno può immaginare

Quel che dico quando me ne sto in silenzio

Chi vedo quando chiudo gli occhi

Come vengo sospinta quando vengo sospinta

Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno , nessuno sa

Quando ho fame quando parto

Quando cammino e quando mi perdo,

E nessuno sa / che per me andare è ritornare

e ritornare è indietreggiare,

che la mia debolezza è una maschera

E la mia forza è una maschera,

E che quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere /Ed io glielo lascio credere

E avvengo.

Hanno

costruito per me una gabbia

affinché la mia libertà fosse una loro concessione

E ringraziassi e obbedissi

Ma io sono libera prima e dopo di loro,

con loro e senza di loro

Sono libera nella vittoria e nella sconfitta

La mia prigione è la mia volontà!

La chiave della prigione è la loro lingua

Ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio

E il mio desiderio non possono mai domarlo.

Sono una donna.

Credono che la mia libertà sia loro proprietà

Ed io glielo lascio credere / E avvengo.

Joumana Haddad (“Non ho peccato abbastanza”, Mondadori, 2006)

– traduzione di Valentina Colombo –