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Ceci n'est pas un blog

Sono contro la violenza

[Dal sito lundimatin mi permetto di riprendere (di nuovo) un post di Serge Quadruppani sulle violenze nei confronti dei manifestanti durante le manifestazioni contro la loi travail. L’articolo originale lo trovate quì.]

Io sono contro la violenza di quelli con le strisce sui caschi [1] che sparano proiettili flashball. Ogni giorno, questi aggrediscono, picchiano, feriscono, talvolta seriamente. Gruppi di mascalzoni che molto abili si infiltrano anche tra i manifestanti più tranquilli, portando nei cortei un livello di brutalità che non si vedeva da decenni. Queste azioni sono tanto più pericolose dal momento che sono coordinate con dei gruppi più numerosi e militarizzati, sovraequipaggiati e armati fino ai denti. Io approvo vivamente coloro i quali scovano e cacciano questi delinquenti dai cortei e che tengono lontani i loro accoliti in nero e blu, che vogliono impedire l’esercizio del diritto di sciopero e la libertà di espressione, di manifestazione e di movimento. Si devono attuare tutti i mezzi necessari per contrastare la violenza dei BAC, dei CRS e le gardes mobiles [2]. C’è ancora spazio per ulteriori miglioramenti, in termini di coordinamento dei movimenti o di equipaggiamento (non si capisce perché, per esempio, l’uso di potenti gas lacrimogeni dovrebbe essere riservato alla sbirraglia), ma va accolto il coraggio e la determinazione di migliaia di giovani e meno giovani che, in tutto il paese, si oppongono alla violenza della polizia.

Sono contro la violenza di un arredo urbano concepito per riempire le teste con la pubblicità e impedire ai più poveri di riposarsi. La filosofia del martello che si sviluppa sulle pensiline degli autobus e sui pannelli stradali, ci permette di vedere ciò che subiamo: l’intrappolamento perpetuo dell’immaginario e degli spostamenti.

Sono contro la violenza concentrata nelle banche che insozzano le nostre strade, luoghi di mille umiliazioni quotidiane in una società che rimpiazza la crescita dei salari fissi, ottenuta con le lotte collettive, con il credito che isola e addomestica gli individui.

Quante violenze psicologiche e simboliche ogni giorno si consumano in ciascuno di questi luoghi loschi, dove la fabbrica dei bisogni cospira per trascinare ciascuno dentro un sistema dove bisogna pagare per avere del denaro. Non meritano questi luoghi di subire le ire della gioventù, (non lo meritano) gli innumerevoli tentacoli, della piovra che gli avvelena la vita, di questo sistema finanziario mondiale la cui “sordida furberia”, con un miracolo degno delle religioni di successo, ha trasformato la bancarotta generale del 2008 nell’opportunità di svuotare ancora di più le tasche alle vittime terrorizzate dagli scenari di crisi economica e rovina sociale?

Sono contro la violenza dei governanti francesi, zerbini del Medef [3], sempre pronti a resuscitare la paura dell’Islam o quella dei migranti per deviare la rabbia.

Contro la violenza della burocrazia europea lobotomizzata che spalanca le porte alla Monsanto e le chiude, a condizioni ignobili, ai rifugiati delle guerre provocate o attizzate dall’Occidente. Sono contro la violenza che contiene tutte le violenze, ovvero quella dell’Impero, questa rete dei poteri ultimi, grandi corporations, mafie e organizzazioni dell’iperborghesia che hanno fatto dei politici i loro burattini e i cui crimini e la follia per il possesso minacciano di portare all’assassinio finale l’intera umanità.

Sono contro la violenza concentrata nella ricchezza delle società moderne che si presenta come un enorme accumulo di merci – contro quei telefoni che si dicono intelligenti “prodotti in campi di lavoro industriali (ritmi massacranti, solventi che bruciano occhi, polmoni e cervello, teratogeni e abortivi per le operaie alla linea d’assemblaggio, paesi devastati dagli scavi per l’estrazione delle terre rare [4], ecc) [..] concentrati di sofferenza, lesioni organiche, disperazione, condensati di vite umiliate, di sacrifici umani”.

Allora, quando vedo giovani di ogni età manifestare il loro rifiuto per tutta questa violenza attraverso il danneggiamento di qualche oggetto inanimato, vedo un bell’inizio (début), seguendo l’esempio di quello che fu il movimento luddista che, come tutti dovrebbero sapere, non fu una reazione disarticolata ma un movimento bello e buono pieno di spirito critico e di sagacità strategica.

Come dice uno dei più belli slogan prodotti dal movimento attuale

Continuons le début

Nota:

1 si riferisce ai diversi reparti di polizia che si riconoscono dal colore delle strisce sui caschi

2 reparti mobili della gendarmerie

3 confindustria francese

4 metalli utilizzati per produrre apparecchi tecnologici

[si ringrazia per la traduzione ancora una volta @viola23]