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FranciaEuropa

Socialisti: tempi lunghi per la rinascita

Martine Aubry prende tempo: ha dato “sei mesi” al Ps per “cambiare”. Come? Il discorso è confuso. La segretaria parla di “rinnovamento”, di “profonda rifondazione” e ammette: “i francesi non hanno più voglia di sostenerci”. L’unico passo fatto dopo la sconfitta del 7 giugno è stato quello di andare a trovare Ségolène Royal, l’ex candidata alle presidenziali, sua nemica personale. Le ha promesso che sarà la rappresentante del Ps francese nell’Internazionale socialista dove dovrebbe diventare vice-presidente. Nel Ps si affilano i coltelli, anche se, per il momento , nessuno mette in discussione la carica di Aubry (nessuno vuole il posto scomodo di segretario di un partito in crisi). L’unica idea di Aubry dopo la sconfitta è stata di parlare di una “casa comune della sinistra”, una proposta che ricorda la “sinistra plurale” dei tempi di Jospin, finita malamente con lo schiaffo del 21 aprile 2002 (Le Pen al secondo turno delle presidenziali). Aubry vuole aprire dei “cantieri” di riflessione, non ben definiti, parla di “direzione ristretta”. I colonnelli del partito sono spazientiti. Manuel Valls, sindaco di Evry, avverte: “i partiti pososno morire”. Per Valls anche il termine “socialismo” è ormai superato.

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A dieci mesi della regionali (il Ps controlla 20 regioni su 22 e, razionalmente, non puo’ che perdere), resta sullo sfondo l’eterna questione delle alleanze, visto che nella maggior parte dei casi il Ps era alleato dei Verdi (fin dal primo turno) e  con la vittoria di Europa Ecologia (anche se i Verdi sono solo una percentuale, hanno eletto 5 eurodeputati sui 14 della lista di Cohn-Bendit) il loro peso relativo è aumentato. L’ipotesi di un’alleanza al centro (difesa dalla corrente Royal) sfuma un po’, con la sconfitta del MoDem. Per il momento, il Ps – come del resto Sarkozy – si butta sull’ecologia.  L’idea del socialista Didier Migaud, presidente dlla Commisione finanze dell’Assemblea nazionale, è di pensare a una “tassa clima-energia”. Un’idea certo non popolare, ma che potrebbe mettere in difficoltà Sarkozy, che ha promesso “non saro’ certo il presidente che aumenta le tasse”. ma il meno che si possa dire è che pensare il rilancio a partire da una tassa non sembra l’idea del secolo, soprattutto se questa proposta nasce in un deserto di prospettive.