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Rovesci d'Arte

Siria in rivolta: i siti archeologici in pericolo?

Mentre l’Unesco ha annunciato che «presenterà una domanda ufficiale al governo egiziano perché rafforzi la sorveglianza dei siti archeologici con personale armato» (oltre ai siti minori dove stanno avvenendo furti, al museo del Cairo mancano ancora all’appello 37 oggetti), gli occhi del mondo sono puntati adesso sul grande bacino delle antichità conservate in Siria. La storia millenaria del paese, mèta di un turismo culturale molto intenso, è visibile nelle grandi rovine accanto a deserti, oasi e vallate. La Siria vanta un patrimonio artistico imponente in città come Damasco (dove hanno lasciato il segno molto civiltà ed è considerata un museo a cielo aperto, con chiese, moschee, antichi templi e una cattedrale cristiana), Aleppo, Palmira, Ebla e custodisce molti tesori di epoca romana. Aleppo nel 2006 è stata nominata «capitale culturale del mondo islamico». Nove le porte di accesso alle mura della città, dove sono reperbili le tracce di assiri, egiziani, greci, romani, bizantini, ebrei, arabi, turchi, persiani, mongoli. L’archeologo Paolo Matthiae, direttore della spedizione italiana a Ebla, della quale è ritenuto lo scopritore, si è detto però tranquillo. «Nessun allarme per i siti archeologici in Siria: la situazione è molto controllata da parte dei responsabili del governo della repubblica araba». «La situazione – ha sottolineato poi – è molto diversa da quella di altri paesi dove sono scoppiate le rivolte. Bisogna tenere presente che ad Aleppo e a Damasco non è successo di fatto nulla. Certo, bisogna vedere che piega prende la crisi e che cosa succederà in futuro». Matthiae ha spiegato che l’Italia ha nel paese arabo «circa 7-8 missioni archeologiche, alcune condotte insieme con altri paesi, altre, le più antiche, solo italiane. Fra queste ultime c’è la missione a Ebla per la quale l’università La Sapienza di Roma ha la concessione fin dal 1964». .