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Street Politics

Siria: da Apamea ad Aleppo, la storia saccheggiata

Aleppo

Il minareto della più antica moschea siriana è stato distrutto negli scontri di ieri ad Aleppo. Secondo l’agenzia filo-governativa Sana, i ribelli hanno fatto esplodere la moschea degli Omayyadi. Mentre gli insorti sottolineano che si è trattato della conseguenza di un colpo partito da un carro armato dell’esercito regolare siriano. A confermare questa ricostruzione anche uno dei principali attivisti di opposizione, Mohammed al-Khatib. La moschea, patrimonio dell’Unesco, è andata in mano ai ribelli agli inizi dell’anno, ma la zona circostante è ancora contestata. Dalle immagini dell’esplosione si vede il minareto ridotto in macerie.
Secondo Maamoun Abdulkarim, direttore del Dipartimento siriano per le Antichità e i musei, decine di siti archeologici nel paese sono stati danneggiati da scontri e saccheggi sin dallo scoppio della crisi nel marzo 2011. In un report del Dipartimento si conferma che ad essere stati più gravemente danneggiati sono la Cittadella di Aleppo, il Crac dei Cavalieri e l’antichissimo souk di Aleppo. I castelli dei Crociati e i forti romani sono stati spesso usati dai ribelli come basi temporanee. Anche alcune chiese sono state gravemente colpite dagli scontri. Il campanile della chiesa Um Al Zanar nel nord di Homs è andato distrutto così come altri luoghi di culto cristiani spesso al centro del fuoco incrociato di ribelli e combattenti del regime.
Ma ad essere maggiormente vulnerabili sono i 10mila siti archeologici che sono stati oggetto di saccheggio, secondo fonti ufficiali alcuni sciacalli hanno effettuato «scavi illegali» in 20 siti di sei province. Per Abdulkarim, i saccheggi hanno oscillato da piccoli furti nelle tombe a sottrazioni di mosaici bizantini nella città romana di Apamea, vicino Aleppo. Le autorità siriane non hanno puntato il dito contro gli insorti ma l’aumento dei saccheggi di «mafie», network locali di contrabbandieri, tombaroli e predatori che operavano nel paese anche prima delle rivolte. «Ci sono individui e gruppi che non hanno legami con forze pro o anti-governative che si approfittano della situazione», ha detto Abdulkarim. Le autorità siriane, a conoscenza della devastazione causata dalla guerra al patrimonio archeologico iracheno, hanno trasferito i beni principali del patrimonio archeologico nei 35 musei del paese. Non solo, in molti casi hanno chiesto ai residenti locali, inclusi studenti e casalinghe, di prendersi cura della protezione dei siti.

  • alex1

    Niente di nuovo purtroppo, quando c’e’ una guerra di conquista la prima cosa che si saccheggia e’ il patrimonio storico e culturale, per sradicare la storia dalla memoria delle nuove generazioni. Similmente e’ avvenuto con l’occupazione dell’Irak nel 2003 e con l’arrivo dei ratti islmisti e qatarioti a Tripoli.