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L'urto del pensiero

Sinistra 2.0. Come se il vero problema fosse Matteo Renzi…

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Matteo Renzi alla sinistra non piace. Non soltanto alla sinistra del Pd, ma anche a tutta quella galassia variegata, frantumata e devastata che in qualche modo vorrebbe richiamarsi alla tradizione che per quasi due secoli si è rifatta ai valori dell’uguaglianza e della giustizia sociale.

In compenso Matteo Renzi piace alla destra. Non soltanto alla destra del Pd, ma anche a tutto quel mondo che, orfano del pentapartito e della prima repubblica, non si è mai rassegnato all’idea che gli eredi del partito comunista potessero un giorno governare questo paese. Piace talmente tanto alla destra, che una larga fetta del suo elettorato è stata disposta persino a votare a sinistra, naturalmente dopo essere stata rassicurata sul fatto che, grazie al rottamatore toscano, il Pd avrebbe buttato l’acqua sporca (una classe dirigente fallimentare o ormai, da tempo, correa) ma anche il bambino (la sinistra stessa e ogni minima parvenza di riferimento a qualche sua azione politica degna di questo nome).

La fenomenologia di Matteo Renzi è tutto sommato semplice, tanto da poter essere riassunta col vecchio detto latino: beati monoculi in terra caecorum! Tradotto: eravamo scesi a un livello talmente infimo, bloccato e incapace da parte della classe dirigente, tanto della destra (ma fin qui…) quanto della sinistra, che anche lui, proprio lui, perfino lui, non avrebbe potuto far altro che svettare e far gridare alla comparsa del salvatore della patria.

Ora, anche volendo sorvolare sulle sfortune di un paese, e di una sinistra, in costante bisogno di eroi risolutivi, è fin troppo evidente che i conti non tornano. E, ahinoi, non certo per colpa di Matteo Renzi.

Questo non tanto per le sorti del paese, su cui ci concentreremo nelle prossime puntate, quanto proprio per quel soggetto da troppo tempo non pervenuto, e pure così tanto amato, che ci ostiniamo a chiamare sinistra.

Eh sì, perché si fa presto a prendersela con l’attuale capo del governo. Come se su di lui gravassero le colpe (o i meriti, a seconda dei gusti) di aver trasfigurato la nobile tradizione della sinistra italiana.

Possiamo dirlo una volta per tutte? Vogliamo ammetterlo qui ed ora? Bene, proviamoci. Matteo Renzi non è l’affossatore della sinistra italiana. Egli, semmai, è una sorta di sopravvissuto, di scampato miracolosamente a una bomba atomica che altri hanno costruito e utilizzato. Lo diciamo fuor di metafora? Matteo Renzi si è rivelato il meglio (o il meno peggio) di quella desolazione che è rimasta dopo che un’intera classe dirigente incapace, conservatrice, correa e persino votata al tradimento degli ideali («Non sono mai stato comunista», «il comunismo ha fallito», sparate rigorosamente dopo essersi arricchiti grazie al consenso di chi in quegli ideali ci credeva veramente), ha svuotato, trasfigurato, annichilito e distrutto ciò che un tempo potevamo chiamare sinistra.

Dopo il 1989, insomma, un’intera classe dirigente di sinistra, votata ormai soltanto alla sopravvivenza e al mantenimento del potere, si è genuflessa, arresa e consegnata armi e bagagli al pensiero unico del mercato e della grande finanza. Iniziava così l’epoca dell’indifferenziazione ideologica e politica, in cui destra e sinistra facevano finta di scannarsi (ovviamente soltanto nei talk show), mentre un intero paese perdeva diritti sociali conquistati in secoli di lotte. Impoverendosi ogni giorno di più, e pagando il prezzo terribile a cui sempre è stato condannato nella storia chi ha dovuto subire il dominio della teologia economica, senza poter contare su un contraltare degno di questo nome.

Rinunciare alla critica serrata del sistema capitalistico, dismettere l’impegno per un modello di società con l’essere umano al proprio centro, e per politiche di giustizia sociale, è una colpa originaria che la sinistra si porta sulle spalle a partire dal 1989. Da quando cioè non si è saputo prevedere un certo esito, non si è voluto elaborarlo modernizzando le forme di lotta e gli obiettivi da raggiungere, e ci si è rassegnati e limitati (in maniera spesso interessata) a rinnegare tutto il proprio passato. Dimenticando che proprio nel momento in cui si rimuove il proprio passato, proprio lì ci si condanna a smarrire ogni ipotesi realistica di futuro.

Di tutto questo Renzi non porta alcuna responsabilità. E chi oggi vuole imputargliene, appare sempre di più come colui che ricerca un colpevole altisonante proprio per riuscire a nascondere le proprie, di responsabilità. Quello della sinistra è stato un suicidio, un suicidio operato da un’intera classe dirigente che porta sulle proprie spalle decenni di immobilismo, incapacità, spesso malaffare, comunque pigrizia morale e intellettuale nel rinnovare e aggiornare gli obiettivi di una realistica emancipazione umana e delle classi sociali più deboli. Renzi con questa classe dirigente non c’entra nulla. E anzi, per dirla tutta, se l’alternativa dev’essere quella fra l’immobilismo incapace e fallimentare di chi finge di richiamarsi alla sinistra, ma di fatto attuando o permettendo politiche sostanzialmente di destra, e quella di un sedicente riformismo che alla sinistra neanche si richiama più, beh, allora non dobbiamo vergognarci di dire che la scelta sarebbe assai ostica per qualunque persona assennata.

«Chi deride le sue catene non per questo è libero», affermava il templare nella quarta parte del «Nathan il saggio» di Lessing. Ecco, chi oggi si sente veramente di sinistra, in Italia e non solo, può deridere Renzi quanto vuole, e non senza delle validissime motivazioni. Ma da qui a pensare di liberarsi dalle catene ce ne corre, eccome!

  • http://umanesimoscientifico.blogspot.it/ Francesco Pelillo

    Analisi perfetta. Renzi è solo il “prodotto” di una sinistra che ha già tradito il suo mandato da decenni.

  • Giovanna Senza Bavaglio Colomb

    Arrivati a questo punto, dovremmo fermarci tutti, nessuno escluso, a riflettere sul fatto che se oggi Renzi ha ottenuto tanto consenso, è anche a causa nostra che ci siamo persi per strada in nome della difesa del proprio spazio politico o perchè abbiamo permesso ai dirigenti della sinistra italiana di abbandonare la politica per passare solo al garantire se stessi.
    Di fatto, di questo si è trattato, della banalità del male.

    Siamo tutti responsabili, ne sono sempre più convinta.
    La base del Pd lottava e votava contro Berlusconi mentre la dirigenza, invece di costruire un’alternativa, si preoccupava soprattutto del suo stesso futuro.
    Non a caso si perdevano voti, non a caso la gente si allontanava, non a caso il M5s ha raccolto moltissimi dei delusi della sinistra storica.
    La base della restante sinistra, invece, non ha fatto che continuare a frammentarsi in nome di un’idea che forse meritava, piuttosto, di una più profonda elaborazione.
    E il risultato di tutto questo, è qui, sotto ai nostri occhi.

    Inoltre, dovremmo tenere presente un altro semplice concetto: Renzi fa quello che uno come Renzi deve fare.
    A mancare nel nostro compito ma anche nel nostro dovere, siamo ancora noi.
    Quindi, in passato siamo stati inconsapevoli fiancheggiatori, in taluni casi ci siamo resi conto ma non ci siamo organizzati e opposti adeguatamente e adesso stiamo ripetendo gli stessi passi.
    È stato un errore grave la prima volta e ne stiamo pagando amaramente le conseguenze, ma la seconda sarà fatale.

  • fabrizio malavasi

    La sinistra intesa come quell’arcipelago di partiti, movimenti, ideali pre muro di berlino non c’entra nulla con il renzi del pd.
    Questo pd si arroga il diritto di “sfruttare” la simbologia che gli serve, vedi Enrico Berlinguer, e si lascia identificare come
    di sinistra, finchè gli serve, ma il suo dna e il costruendo organismo cellulare è quello del più becero animale da potere…
    Nulla di più. Un giornalisa e un giornale rispettabili devono usare le parole per il significato che hanno e non per quello
    che fa comodo ai più.

  • WalterD

    Tutto condivisibile, ma c’e’ una grave mancanza che secondo me e’ il punto chiave della vicenda della sinistra (quella comunista) non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Giustamente si dice nell’articolo “[…] un modello di società’ con l’essere umano al proprio centro”, ecco questo e’ proprio l’opposto di quello che e’ successo nel tentativo rivoluzionario del 1917. La negazione dei diritti individuali e delle libertà’ minime e’ stata la causa del fallimento di questo tentativo e nessuna severa auto-critica (non di maniera) e’ mai stata fatta su questo tema. E per libertà’ si intendono tutte, anche quelle di libera impresa. Senza la risoluzione di questa contraddizione che il marxismo politico si porta dietro, non ci sara’ mai più’ una sinistra come c’e’ stata in passato, ma sara’ (ed e’) solo una riedizione di cose vecchie, ormai passate che non possono contribuire alla creazione di un mondo più’ giusto. Altre strade si stanno percorrendo anche nei paesi comunisti senza formalizzarsi troppo se quello che si fa e’ “di sinistra” o meno. La sinistra mondiale sembra sempre più’ un dinosauro arrugginito che sta per essere messo nel museo dei fossili. L’autocritica e’ dolorosa e tocca aspetti affettivi in cui molti di noi hanno creduto. Senza ridiscutere tutto , anche la parte economica alla luce delle nuove esperienze globali e finanziarie, non si va da nessuna parte e semplicemente la “sinistra” in poche generazioni sara’ totalmente dimenticata.

  • giuliano benuzzi

    Al di là dell’analisi marxiana della società civile, e politica nello specifico, il benessere non siamo riusciti a coniugarlo con democrazia vedi la storpiatura operata sulla democrazia nel posto di lavoro ai danni dei consigli ed il mancato coniugare il rapporto degli stessi con lo stato di diritto: per questo parlo di fallimento del comunismo quale ideologia che altera la percezione della realtà. non a caso ho definito marxiana l’analisi sociologica della società e non marxista!!! La borghesia sta fallendo la sua leadership politica e sociale , solo mediazioni tra gli interessi dei diversi strati sociali (e non classi dato chela coscienza di sè è di aggregato sociale e non della sola classe operaia) mettendo gli ultimi al pari degli altri nel possibile futuribile!!!

  • Paolo Ercolani

    Mi è impossibile interloquire con tutti voi in maniera specifica. Siete in tanti e ponete tutti delle questioni condivisibili e oltremodo complesse. Quello che posso dire è che la sinistra, comunista e non, porta delle responsabilità evidenti rispetto a questo tracollo in cui siamo piombati. L’analisi non può, evidentemente, prescindere dall’auto-analisi e soprattutto dall’auto-critica. Una comprensione seria, spassionata e non pregiudiziale di queste critiche dovrà culminare in una fase propositiva, di cui dovrà farsi carico una sinistra che ritrovi unità di intenti, un progetto aggiornato e coeso, voglia di lottare per affermare un programma votato all’emancipazione umana e alla giustizia sociale. In qualche modo, che ancora non mi è chiaro, dovremo anche noi avere il coraggio, la forza e la determinazione di elaborare un nuovo “sogno di una cosa”. Ma con una classe dirigente completamente rinnovata, moderna, capace di lavorare sulle situazioni mutate e complesse. Questa credo che sia la sfida di una sinistra del XXI secolo: ritrovare l’unità su un progetto che la distingua dalla destra e dai populismi. E che soprattutto miri a fornire un’alternativa valida, credibile e funzionale rispetto alla teologia economica imperante e alla dittatura del pensiero unico.

  • WalterD

    Scusa Paolo, ma ti pare un progetto credibile quello di costruire una alternativa alla “teologia economica imperante ” ed “al pensiero” unico Perché dobbiamo per forza essere diversi o perché’ abbiamo in testa un altro modello ? Prima cosa bisognerebbe capire e definire (se possibile) qual’e’ questa “teologia” o “pensiero” unico. Io non vedo nessuna teologia o pensiero unico dominante. Vedo piuttosto grossa difficoltà’ nella comprensione sia dei fenomeni geopolitici/finanziari globali che nella individuazione degli attori / protagonisti / spettatori di questi fenomeni. La commistione tra causa/effetto il ruolo parallelo di spettatore/attore/protagonista di una enorme moltitudine di individui non consente facili classificazioni o divisioni schematiche in classi sociali. La mobilita’ sociale e quella geografica (fisica e virtuale) non ha nessun precedente nella storia. Cosa ti fa pensare che le contraddizioni del mondo attuale siano sanabili con un altro modello di sviluppo (indefinito) ? Cosa ti fa pensare che esista un modello in grado di ottimizzare i parametri ai quali la sinistra tiene di più’ , come la giustizia sociale per esempio. Io credo che gli interrogativi sono tanti, a valle del fallimento della rivoluzione d’ottobre, e penso anche che nonostante tale fallimento, il mondo di oggi e’ molto meglio di quello che sarebbe stato senza tale rivoluzione. Ci siamo resi conto che le istanze di giustizia sociale sono importanti (tanto da scatenare una rivoluzione) ma che non si possono calpestare gli individui , che il pianeta e’ di tutti ed i temi che riguardano tutti vanno discussi insieme, e questo cos’e’ se non internazionalismo ? Non credo ci siano modelli o pensieri unici oggi, penso piuttosto che quasi tutti vagano un po’ a spanne dando una “botta” qui ed una la’ per aggiustare qualcosa, sperando di non provocare una catastrofe da qualche altra parte. Nello stesso tempo, c’e’ gente che da povera diventa ricca (o viceversa) proprio per una imprevista catastrofe. La realtà’ e’ sempre stata complessa, ma quella di oggi si mostra in tutta la sua non-lineare complessità e non credo sia facile trovare modelli universali che siano in grado di controllare efficacemente il nostro futuro. Questi dovrebbero essere i temi di discussione secondo me non interrogarsi quanto siamo più’ “belli, bravi e diversi” dalla destra.

  • Roberto Brilli

    Risultato di questa analisi ( pur contenente segmenti validi ): sono tutti colpevoli, Renzi l’ha trovata così, la sinistra non c’è più anche perché forse non c’è mai stata, ma – forse – Renzi non è peggio della Guardia precedente, non si sa più che cosa fare, tutto sommato non conviene agitarsi troppo.

  • francesco testa

    non si può che concordare , il dramma della sinistra è proprio quello di non aver saputo ,o voluto, elaborare un modello alternativo a quello capitalistico e liberistico , basato su gli ideali secolari che l’hanno animata in forme nuove e più calzanti per i nostri tempi. Un errore ancor più grande se si pensa come oggi si riscopra l’attualità del pensiero di marx per ciò che concerne la sua critica al sistema capitalistico , altro che rinnegare il comunismo!!!

  • Rossana Marcucci

    condivido pienamente

  • Guest

    E se l’errore fosse proprio quello di continuare ad affidarsi a “una classe dirigente”? Finché non si riuscirà a far diventare la politica e l’amministrazione del paese (come delle città) UN SEVIZIO CIVICO che, a turno, ognuno di noi possa essere chiamato a sobbarcarsi, saremo sempre nelle mani di oligarchie che non potranno che pensare al PROPRIO interesse. O si cambia IL MODO (e le regole) di fare politica, o continuerete (voi: io non li faccio davvero più) con questi inutili discorsi e sogni messianici di un domani in cui i governanti diventano chissà come e perché miracolosamente, di colpo, “buoni”. Poveri illusi, prigionieri di una coazione a ripetere da cui forse sarebbe l’ora di farsi curare.

  • marcello

    E se l’errore fosse proprio quello di continuare ad affidarsi a “una classe dirigente”? Finché non si riuscirà a far diventare la politica e l’amministrazione del paese (come delle città) UN SERVIZIO CIVICO che, a turno, ognuno di noi possa essere chiamato a sobbarcarsi, saremo sempre nelle mani di oligarchie che non potranno che pensare al PROPRIO interesse. O si cambia IL MODO (e le regole) di fare politica, o continuerete (voi: io non li faccio davvero più) con questi inutili discorsi e sogni messianici di un domani in cui i governanti diventano chissà come e perché miracolosamente, di colpo, “buoni”. Poveri illusi, prigionieri di una coazione a ripetere da cui forse sarebbe l’ora di farsi curare.

  • M.

    Non esistono libertà individuali senza eguaglianza economica, non dobbiamo continuare a farci confondere dalla cultura liberale e capitalistica (ormai “pensiero unico”). Se il comunismo sovietico è stato un fallimento, non per questo bisogna dimenticare da dove veniamo…

  • Andrea Tupac Mollica

    Un’ottima analisi. Lucida e giustamente impietosa. Solo su una cosa non concordo, ma è una cosa laterale che non riguarda direttamente l’oggetto dell’articolo: dove noti che il compito della sinistra dovrebbe essere quello di affermare: “un modello di società con l’essere umano al proprio centro”. Io credo che una sinistra rinnovata dovrebbe mettere al centro i viventi, tra cui anche l’uomo, perché altrimenti si ripropone una sinistra che non fa i conti con il fatto che l’insostenibilità del capitale e le sue ingiustizie sono il frutto di un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento del pianeta. Per intenderci: la nuova sinistra non è quella cosa che toglie le chiavi della fabbrica al padrone per darla agli operai. La nuova sinistra toglie le chiavi al padrone e trasforma la fabbrica per far si che li dentro non si produca più lo sfruttamento e l’inquinamento ambientale.

  • Andrea Tupac Mollica

    Concordo.