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losangelista

Silicon Valley Surveillance

Un bel servizio della rubrica econonomica della radio pubblica (Marketplace), delinea il fiorente comparto delle forniture di Silicon Valley ai regimi repressivi. La produzione  di high-tech militare naturalmente non e’  nulla di nuovo in California,  vedasi la storica industria aeronautica militare – rappresentata oggi da produttori di droni come la Nothrop Grauman e la General Atomics – che ha rifornito per decenni clienti senza scrupoli e dittture di mezzo mondo.  L’high tech che si produce a Silicon Valley, la valle felice di Google e degli iPad, gode generalmente di un immagine assai piu’ benevola: ai social network come Twitter  e Facebook si ascrive ad esempio un ruolo importante nello sviluppo di movimenti popolari come la rivoluzione verde in Iran e la primavera araba per aver abilitato  reti di comunicazione autonome per veicolare il dissenso dei cittadini. Ma come  afferma un analista nel pezzo di Steve Henn la stessa tecnologia e’ altrettanto applicabile alla sorveglianza e alla repressione. Il servizio  individua una mezza dozzina di aziende che a due passi dalla sede Facebook di Palo Alto  sviluppano tecnologie dall’applicazione opposta: sorveglianza, decrittazione, “geolocazione” di massa –  un settore che tira. Dieci giorni dopo la deposizione di Mubarak, ad esempio, mentre nel Bahrain i carri armati sparavano sulla folla, a Dubai si e’ tenuta una conferenza su “Intelligence Support Systems” ovvero una mostra mercato dove rappresentanti di Silicon Valley hanno incontrato un folto pubblico di un miglaio di funzionari governativi, agenti di servizi speciali e forze di polizia di paesi del medioriente venuti a vedere le ultimissime novita’ in materia di “controinsorgenza” tecnologica dai filtri per censurare internet alle “tecniche di estrazione di intelligence da Facebook”. Un lato sinistro della tech che e’ all’opera in questi giorni in paesi come Siria per non parlare di regimi amici come l’Arabia Saudita e Pakistan, i soldi si sa,  non hanno odore.