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losangelista

SILICON CULT

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Silicon Valley è l’ombelico del presente digitale, motore di un nuovo ipercapitalismo nonché l’epicentro del culto tecno-consumista che pervade le nostre vite. La religione  del “silicon” ha i suoi demiurghi in girocollo nero,  i suoi riveriti profeti-bambini osannati in film biografici, cattedrali in forma di illuminati campus ecosostenibili , e miliardi di devoti fedeli. La una vasta congregazione di adepti del nuovo “cargo cult” è sempre pronta ad osannare l’ultimo gadget-talismano  piovuto dal cielo – grazie agli innovatori  che emanano benevolenza e modernità da quella magica valle. La stampa, specie quella delle province esterne, li asseconda,  profferendo gli incantesimi prescritti: google glass…startup… social network, scrivono con riverenza devozionale e dozzinale  nuovismo.

Ci sono insomma tutti gli estremi per una satira di costume di cui si sentiva decisamente il bisogno. Ci ha pensato Mike Judge con Silicon Valley, la nuova sitcom HBO che tratta la “new economy” mentale di Silicon Valley con la dose di causticità che merita.  Judge è un dissacratore seriale: sono suoi i tele-cartoon cult Beavis and Butthead e King of the Hill e film come Office Space e Idiocracy – satire spietate su piccole angherie e imperanti stupidità che lo hanno confermato come uno degli autori più graffianti della new comedy radicata nell’animazione (assieme a Trey Parker e Matt Stone di South Park e Aaron McGruder di Boondocks).

Neolaureato in fisica dall’università di San Diego, nel 1987 Judge aveva lui stesso preso un primo impiego proprio con una azienda di progettazione a Silicon Valley trovando però  abominevole  l’ambiente di nerd fervidamente “credenti”, e licenziandosi dopo soli tre mesi. Oggi la Valle del Silicio (che nella realtà ha tutto l’esotico fascino di un business park a Pioltello) è diventata molto di più che una semplice perfieria abitata da secchioni conformisti e la comedy di Judge su un gruppo di nerd che fondano una startup è esilarante e implacabile proprio perché centra in pieno l’improbabile mix di messianesimo, narcisismo e miliardaria  presunzione  dell’ oligopolio a cui tutti siamo cosi smaniosi di affidare il nostro futuro.