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Quinto Stato

#siamorotti: freelance e coworkers rompono con il governo

siamorotti

La battaglia contro l’aumento della gestione Inps. Insieme freelance e coworkers

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E’ la prima volta. I cowork italiani si mettono in rete e sposano la battaglia di Acta, Alta partecipazione e Confassociazioni contro l’aumento dell’aliquota previdenziale della gestione separata Inps dal 27,72% al 29,72%: “Non siamo i bancomat del governo”.  inCowo a Milano, LoFoIo a Firenze, Re Federico a Palermo e Millepiani a Roma hanno aperto le loro stanze per una battaglia che riguarda anche i freelance che le frequentano giornalmente, trovando così occasioni per fare rete, lavorare, progettare. E’ una prima dimostrazione di come l’attività professionale, basata sullo scambio di conoscenze, possa coniugarsi con un’attività mutualistica.

L’azione è stata molto semplice. Con il tam tam in rete, e il passaparola, ai freelance è stato chiesto di portare nei cowork i loro salvadanai per romperli. Farsi fotografare da soli o in gruppo e poi condividere l’immagine. Così è stato. Un governo che rompe i salvadanai per raccattare le ultime risorse da coloro che sono i meno tutelati nel mondo del lavoro italiano. Questo è il senso.

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I nuovi poveri sono gli autonomi a partita Iva

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La questione previdenziale riguarda tutti coloro che non hanno un lavoro subordinato a tempo indeterminato. Iscritti, e non alla gestione separata, tutti hanno lo stesso problema: il peso fiscale e contributivo non corrisponde all’erogazione di diritti sociali fondamentali. Quella contro la gestione separata è la prima battaglia che può sedimentare una condizione comune e il riconoscimento che da soli si può poco. Insieme si può arrivare a un risultato.

E’ successo alle 19,33 del 3 dicembre. La puntualità si spiega con la campagna originariamente lanciata da Acta: Dica No 33. Il “No” è contro l’aumento fino al 33,72% entro il 2019 imposto dalla riforma Fornero delle pensioni per i contributi che lavoratori autonomi e parasubordinati iscritti alla cassa dell’Inps.

Una lotta iniziata nel 2012 e giunta quest’anno alla terza edizione. Da allora la politica non ha saputo trovare un rimedio duraturo ad un’iniquità praticata ai danni dei nuovi poveri a partita Iva. Da allora, sempre a dicembre, nella legge di stabilità, il parlamento ha trovato una manciata di milioni per rimandare il problema all’anno successivo.

Da parte loro, i freelance chiedono una riforma di sistema: equa, perchè l’aliquota torni al 24%, la percentuale versata da altri autonomi come gli artigiani. E universale: perché i contributi versati per la malattia (lo 0,72% dell’aliquota) non permette di affrontare malattie gravi. Come sta denunciando in questi mesi la freelance toscana Daniela Fregosi con la sua battaglia per il diritto alla malattia per tutti gli autonomi.

Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni hanno lanciato un appello pochi giorni fa. Il governo Renzi ha pre­pa­rato una gigan­te­sca trap­pola per tutte le figure del lavoro indi­pen­dente, pro­prio quelle che più volte ha cele­brato come i «cam­pioni» dell’innovazione, delle start up e delle «nuove pro­fes­sioni».

Una con­trad­di­zione poli­tica di primo piano cre­sciuta di mese in mese, e annun­cio dopo annun­cio. La revi­sione del regime age­vo­lato per le par­tite Iva under 35 i minimi com­por­terà per gli auto­nomi e i pro­fes­sio­ni­sti una stretta dram­ma­tica sui ricavi già ridotti all’osso e un incre­mento tri­plo del pre­lievo fiscale.

Per dare un’idea: con un com­penso lordo medio di 18.640 euro, il red­dito netto di una par­tita Iva iscritta alla Gestione sepa­rata Inps sarà di 8.679 euro annui, 723 euro al mese. Dopo tasse e con­tri­buti, in tasca a que­sti lavo­ra­tori restano oggi 515 euro. Con l’aumento dei con­tri­buti e delle tasse, que­sto red­dito dan­neg­gerà ulte­rior­mente i nuovi poveri con la par­tita Iva.

Anna Soru, presidente di Acta, ha colto la vera contraddizione del governo Renzi: «La verità è che il governo smart colpisce i freelance e l’economia 2.0. Parla del nuovo, ma guarda solo al vecchio. E allora, la cosa migliore da farsi è scendere in campo contro l’Inps che ci usa come bancomat per riempire le casse vuote di altre gestioni».