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Poltergeist

Shameless: Questioni di famiglia

La famiglia Gallagher, curioso esempio di impegnatissimi sfaccendati dalle inesauribili risorse, si è trasformata nel parametro transoceanico di quella che potremmo chiamare leterna napoletanità dei poveri. La fittizia famiglia Gallagher compare per la prima volta in Inghilterra nel 2004, creature di Paul Abbott, autore televisivo dalla straordinaria avvenenza, nonché successo, di un divo. Molte delle serie da lui create o scritte sono state replicate dalla televisione americana e tra tutte Shameless – che narra la storia dei Gallagher – è sicuramente quella che ha avuto, e ancora ha, maggiore seguito. I produttori americani sono sempre molto attenti a cambiare il minor numero di cose possibile alle creature di Abbott e nel caso di Shameless persino gli attori scelti si somigliano fisicamente. Tutti gli attori, cioè, con una notevole eccezione: quella di Frank Gallagher, il capofamiglia. Interpretato nella versione inglese dall’inquietante e istrionico attore di teatro David Threlfall – un uomo alto, curvo e minaccioso, con qualcosa di malvagio anche quando giace svenuto sul tappeto di casa in preda a uno dei suoi frequenti stupori alcolici – in quella americana a recitare l’improponibile padre è William H. Macy, l’attore dagli occhi di cane buono che non riuscirebbe a spaventare davvero nessuno. L’insita aria di vittima disarmata che accompagna l’attore di Fargo – un uomo che si diletta a incidere il legno e a suonare l’ukulele – attribuisce all’intera vicenda dei Gallagher americani una nota di bontà che stravolge l’intento inglese di fare un ritratto acre dei mali della famiglia.

Ma, si sa, gli americani in fondo non riescono a infierire su quell’istituzione che è a loro più cara di quanto lo sia alla cattolicissima Italia e non vi è altro modo di spiegare questa significativa deviazione dalla lettera abbottiana obbedita sotto ogni altro aspetto se non prendendo in considerazione il fatto che, dopotutto, Shameless non è altro che il ritratto di una famiglia.

Frank diventa nella versione americana un personaggio spesso principale, al punto da spostare il baricentro della vicenda dalle vicende di sei figli senza genitori che cercano di sbarcare il lunario a quelle di sei ragazzi senza madre che cercano di arginare i danni che il padre arreca al loro ménage familiare.

Frank ha avuto sei figli da una donna sostanzialmente assente – perché ha scoperto tardi nella vita di essere lesbica ed è fuggita con una camionista – e, non riuscendo a gestire le difficoltà della vita di padre single, si è ridotto a cercare le sovvenzioni d’invalidità offerte dallo stato per i suoi “mal di testa” inventati (da manuale la scena in cui si informa sull’entità dell’assegno della mutua tra le persone in fila all’ufficio invalidità). La lezione più importante che è fiero di aver passato ai figli è che c’è sempre tempo per pagare i debiti e sempre un modo di scroccare al prossimo (mentre la vicina distrae il lattaio con la sua generosa scollatura, uno dei figli ruba il latte; la figlia maggiore si procura la carta igienica svitando i rotoli nei bagni pubblici; Frank stesso intraprende una relazione con la Cusack perché sa che ha un ricco assegno di invalidità). Eppure, sebbene il lato comico e pittoresco di questo vivere alla giornata sia accentuato nella versione americana, gli autori statunitensi sentono anche di dover bilanciare l’arte di arrangiarsi con momenti di rigida, e a volte poco credibile, dirittura morale.

Nella versione inglese, per esempio, i vicini di casa dei Gallagher – a tutti gli effetti membri onorari della famiglia – decidono di fingere di sposarsi perché i regali di nozze gli farebbero molto comodo e per questo non rivelano le loro reali intenzioni alla madre della sposa; nella versione americana, invece, la futura sposa mette la madre immediatamente a parte del suo piano ricavandone, com’è prevedibile, una buona dose di sensi di colpa.

Per chi non lo avesse ancora visto, Shameless è nella versione inglese il ritratto del modo in cui si barcamena una famiglia povera in mezzo alla crisi; in quella americana diventa la parabola che insegna come non diventare una famiglia povera inglese.

  • Paolo1984

    mi sembra chiaro che i remake USA delle serie tv britanniche tendono ad edulcorare i contenuti. Comunque il punto per me non è che si demolisca la famiglia o meno (secondo me se si scrive una storia solo con l’intento di “demolire” si compie un errore), ma che ci siano personaggi ben delineati, credibili e storie appassionanti. Poi che la famiglia sia una fonte inesauribile di storie, le più variegate mi pare ovvio.
    Comunque questo Shameless mi intriga parecchio tanto nella versione UK che in quella USA