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Nuvoletta rossa

Severi ma “Justice”: tornano i super-eroi

È meno ambizioso del precedente Batman Versus Superman, Justice League di Zack Snyder. La metafora cristologica del Kal-El di Jerry Siegel e Joe Shuster come unica luce del mondo è ancora lì, dichiarata apertis verbis dalla sceneggiatura di Chris Terrio e tradotta sullo schermo nella provvidenziale resurrezione dell’eroe. A rimetterci semmai è la cupa canonizzazione fascisteggiante dei character DC al centro della pellicola precedente. Stavolta, niente citazioni da Caravaggio o Rockwell Kent, niente metafore sul Superuomo o sul capitale, niente digressioni sui “danni collaterali” o sull’estetica Grim and gritty di Frank Miller e soci. JL è una macchina da spettacolo creata ad arte su modello dei film Marvel, da cui eredità la compattezza (due ore secche di durata), il tono “light” da film per famiglie, l’espediente narrativo un po’ stucchevole ma gustoso delle scene post-crediti.
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Jason Momoa, Gal Gador, Ezra Miller e Ray Fisher, rispettivamente Aquaman, Wonder Woman, Flash e Cyborg, eroi di “Justice League”
Può darsi fosse destino. In effetti, difficile applicare un approccio adulto a una mitologia nata per il puro intrattenimento dei fanciulli. Il modello del Batman di Chris Nolan funziona solo in un mondo senza superpoteri. Quando si scivola nel mito, con personaggi che incarnano in chiave moderna eroi arcaici come Ercole, Mercurio o Diana, forse l’unica risorsa è sconfinare nel peplum. E se il regista, fedele al canone del mito arcaico, rischia di buttarla troppo in dramma, voilà: basta uno sceneggiatore frivolo, esperto e rispettoso come Joss Whedon a riannodare i legami fra cinema e comics. Il tocco di Snyder resta nel clima generalmente corrusco della pellicola, nella rappresentazione plastica del super-eroe come statua vivente, in scelte assolutamente camp come quella della resurrezione di Superman, puro so bad it’s good. Ed è un bene, perché per il resto la sintassi del film è praticamente indistinguibile da quella della concorrenza.
I primi commenti trapelati dagli Usa parlavano di una esecuzione altalenante, di una CGI pervasiva e poco riuscita, di un film “brutto ma efficace”. Tutto vero, ma solo in parte, perché in generale i difetti sono gli stessi di (quasi) tutti i film del genere: un cattivo piuttosto sciapo nel look e nelle motivazioni più uno script che inizialmente arranca un po’ nell’incorporare gli ingredienti nuovi nell’impasto. Ben disegnati però i personaggi, con Flash e Aquaman a iniettare robuste dosi di comic relief, una Wonder Woman davvero wonderful e un Superman finalmente sorridente ed eroico il giusto. Efficace l’azione, equamente divisa fra scene di massa à la Peter Jackson e scazzottate in bullet-time. Millimetrico il peso dei singoli eroi, già belli pronti per le rispettive avventure in solitaria. Azzeccato, infine, il clima da gita scolastica, perché alla fin fine si tratta pur sempre di kiddie fare. Per il pubblico maturo, ormai, non conta tanto il “cosa”, quanto il “come”: in questo senso, a fare la differenza sono i valori produttivi, qui ancora una volta fuori scala. Tutto il resto è fumetto. Non graphic novel. Se sia un bene o un male, lo dirà il Box Office.