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Napoli centrale

Senato: in audizione i morti nella Terra dei fuochi

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Alla fine non si poteva far finta di niente i dati ci sono, e arrivano dall’Istituto Pascale, il più grande del Mezzogiorno per la cura dei tumori: in Campania negli ultimi 5 anni la mortalità è aumentata del 15-20%. E in alcuni comuni della cosiddetta Terra dei fuochi, quella della provincia tra Napoli e Caserta, si sale con picchi del 47%. Ad Acerra, per esempio, dove è stato costruito l’unico termovalorizzatore della regione si arriva al 30%. Sono questi i dati che il dottor Antonio Marfella ha portato davanti alla commissione igiene e sanità del Senato. Numeri che da tempo l’oncologo, insieme all’associazione medici per l’ambiente, denuncia essere sintomatico del rapporto tra l’avvelenamento dei territori e che anche ieri, durante la sua audizione, ha ribadito essere motivo di allarme sanitario. “Il problema è sempre il nesso di casualità – ha spiegato – cioè ricondurre all’inquinamento le patologie correlate, ma i rapporti parlano chiaro, le persone continuano a morire e non si può non vedere che il rapporto c’è”. L’ultima della lista è Tonia una bimba di due anni deceduta 3 giorni fa per medullo blastoma, veniva da Acerra, così come gli altri tre bimbi che attualmente sono nelle sue stesse condizioni.  L’associazione ha quindi chiesto che ci siano delle analisi specifiche per dimostrare la relazione tra ambiente malato e proliferazione del cancro, nella regione, che ha medie tra le più alte d’Europa. Non solo. Marfella ha ribadito ancora una volta che dal giulianese alla maxi-area di Caivano, il problema da sempre è rappresentato dallo smaltimento di rifiuti tossici. Scarti che arrivavano dalle grandi industrie del Nord, veleni sotterrati dalla camorra così come denunciato anche dal pentito del clan dei casalesi Carmine Schiavone. Non è un caso che ad accompagnare Marfella sia andato a Roma anche Don Patriciello, parroco anticamorra di Caivano, che recentemente ha fatto appello proprio a Schiavone per individuare i terreni contaminati. Eppure per la senatrice del M5s  Serenalle Fucsia “non bisogna lasciarsi andare a valutazioni di pancia”, ha detto in commissione: “Nelle statistiche sulla mortalità vengono introdotti anche i dati delle persone non curate bene”. La senatrice ha anche messo le mani avanti sui danni della diossina, che sono ancora da tutte da dimostrare. Una presa di distanze che fa riflettere visto le posizioni dei grillini sugli inceneritori, e considerato che una delle grandi battaglie dei medici per l’ambiente è proprio quella per non sovraccaricare il territorio di altri impianti (come il termovalorizzatore a Giugliano) che aggraverebbero la situazione. E altrettanto singolare che uno, invece come D’Amrosio Lettieri (Pdl) chieda invece di portare il video dell’audizione in tutte le procure. Mentre il senatore Romani sottolineava, come senatrice Fucsia, quanto sia tutto da dimostrare il nesso tra patologie e ambiente e che si sarebbero dovuti portare al vaglio delle analisi o diversi casi prima di giungere a una conclusione. A chiudere l’audizione l’intervento di Gaetano Riviezzi, pediatra, che ha risposto punto per punto sottolineando che i dati invece non lasciano molti dubbi, perché se il 17% dei pazienti è costituito da una popolazione infantile è arrivato il momento di interrogarsi seriamente: “L’area di rifiuti tossici copre un’area di 50 km, per circa due milioni di abitanti, sono almeno 5mila i siti inquinati E’ fondamentale avviare uno studio di casualità, e una relazione tra dati forniti e mortalità”. L’audizione di ieri è solo l’inizio dell’indagine conoscitiva del Senato. Verranno infatti sentiti i rappresentanti dell’istituto sperimentale di oncologia Salvatore, i volontari di Wwf e Legmbiente, i dirigenti delle Asl, fino al governatore Stefano Caldoro.