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Lo scienziato borderline

Sempre dalla parte dei partigiani, Comandante Lilio

Una notizia mi ha molto colpito, e risale a pochi giorni fa: Lilio Giannecchini, 87 anni, partigiano, comandante della brigata “Oreste” della Divisione “Pinan Cichero”, è stato aggredito a bastonate e pestato a sangue la sera del 23 Dicembre mentre stava rientrando a casa, a Lucca.

Il Comandante “Toscano” (questo era il suo nome di battaglia durante la guerra di Liberazione) è stato per anni Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza della provincia. In ospedale ha detto: “Quello che non sono riusciti a farmi i tedeschi, me lo hanno fatto gli italiani“. E pensare che fu proprio la Brigata Oreste il 24 Aprile del 1945, durante l’insurrezione, a iniziare la marcia verso Genova liberando Arquata, Serravalle, Cassano, Villalvernia, Pietrabissara, Ronco Scrivia e Busalla.

Lilio Giannecchini

Lilio Giannecchini, comandante “Toscano”

Ora il Comandante Lilio si trova ricoverato all’ospedale di Pisa: parlando del o dei balordi che lo hanno aggredito e pesantemente insultato, prima di derubarlo di quattro soldi,  si è detto convinto della matrice politica dell’aggressione. Un’aggressione premeditata di qualcuno che lo stava aspettando. Appena varcato  l’ingresso del cortile della struttura dove abita, il partigiano ha scorto un  giovane a volto scoperto e con un bastone che prima lo ha apostrofato e poi lo ha riempito di colpi sul volto, sulla testa e sulla  bocca che gli  hanno completamente spezzato i denti inferiori.

Qualche anno, fa, Lilio Giannecchini era stato sollevato dalla presidenza dell’Istituto Storico della Resistenza, per aver ricevuto una querela: ma è storia recente (ottobre 2012), che egli abbia poi avuto la completa assoluzione dalle accuse. Gianniecchini era stato per mesi soggetto ad attacchi sia da destra che dal centrosinistra lucchese: un grande accanimento da parte di  personaggi e cariche istituzionali anche abbastanza note, le stesse persone che adesso tacciono imbarazzate, facendo passare quasi sotto silenzio l’aggressione al vecchio partigiano.

Noi non vogliamo con questo articolo che esprimere la nostra solidarietà con il Comandante Lilio; non vogliamo dire che il vuoto creato a suo tempo attorno a lui abbia, se non provocato, almeno reso più facili – come sempre quando si lascia solo un compagno e un partigiano – le condizioni per l’aggressione di qualche giorno fa.

Non vogliamo dire che sia un’agressione di chiara marca fascista, perché potrebbero anche essere stati soltanto uno o due balordi e delinquenti che l’hanno preso di mira per caso, anche se ne dubitiamo: un’aggressione del genere non si motiva per  quattro soldi, e non si capiscono gli insulti. Ma non lo diciamo, per timore che – alla fine – risulti qualche cosa di ancora peggiore. E comunque, nell’accezione più generale che intendiamo e che rivendiachiamo con orgoglio, chi si comporta in quella maniera vigliacca e brutale è – per definizione stessa – un fascista.

Rivolgiamo però una domanda, a chi si periterà di potere e dovere rispondere: ora che Giannecchini è stato prima assolto dalle accuse, e poi aggredito in questo modo ributtante e violento, qualcuno si prenderà la briga di chiedergli scusa  e – se non di restituirgli il ruolo che gli spetta all’interno dell’Istituto Storico della Resistenza – almeno di dimostrargli solidarietà?

Quest’oggi sono stato – dedicandolo al Comandante “Toscano” – a fare un giro a piedi sotto la casa di Dante di Nanni, a Torino, poco distante da dove vivo. Lo faccio spesso, quando voglio riflettere.

La casa di Dante di Nanni

La casa di Dante di Nanni

Dante di Nanni, medaglia d’oro della Resistenza, morì nel maggio del 1944 buttandosi dal balcone di quella casa di Via San Bernardino, nel quartiere San Paolo di Torino, dopo una strenua resistenza davanti a decine e decine di fascisti e nazisti che lo assediavano, uccidendo e ferendo molti di loro, lui stesso già gravemente ferito, dopo una azione dei GAP condotta la notte prima. Il suo Comandante, l’eroico e magnifico Giovanni Pesce, ci descrive in maniera toccante le ultime ore di Dante di Nanni in uno dei miei libri preferiti, il suo “Senza Tregua“.

Mentre ero sotto al balcone di Dante, oggi, ho pensato a Lilio. Su come sia morto in realtà esattamente Dante di Nanni, i particolari magari trascurabili ma che potrebbero scalfire parzialmente il suo esempio e – diciamolo – il suo mito che invece è radicatissimo anche nelle giovani generazioni, si sono addensati, nel corso degli anni, alcuni dubbi e revisionismi.

E proprio per questo ho pensato, pur nella distanza dei due casi, a quanto successo al partigiano Lilio Giannecchini qualche giorno fa: anche lui da solo contro tutti, e anche per lui c’è chi adombra “altre cause”  dietro la sua bestiale aggressione.

Ebbene, diciamolo ancora una volta, molto chiaramente: noi siamo, e sempre saremo, senza ambiguità, dalla parte dei partigiani e di chi ha fatto una scelta consapevole e coraggiosa, che ci permette di vivere ancora oggi con un minimo – purtroppo decrescente a casa dei nuovi fascisimi – di garanzie e di libertà. Dante di Nanni, Giovanni Pesce, Lilio Giannecchini, tutti gli altri: gli antifascisti non devono mai dimenticarli e scacciare – come fecero loro, allora, nella lotta – qualunque dubbio e nido di vipere.

L’aggressione così ributtante e criminale a un anziano di 87 anni è un fatto grave comunque. Ma qui, in aggiunta, lanciamo un monito: non si lascia solo un partigiano, non si abbandona un combattente per la libertà. Sempre dalla sua parte, si deve stare.

Rimettiti presto, Comandante “Toscano”, hai tutta la solidarietà dei veri antifascisti.