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losangelista

Selma is Now

foto Antonio Mendoza

foto Antonio Mendoza

Il mio amico Tony ha fatto questa foto ieri sul ponte Pettus. Come decine di migliaia di Americani domenica ha compiuto un pellegrinaggio a quel  ponte, intitolato ad un Grand Wizard del Ku Klux Klan, che questa settimana è tornato ad essere il centro della nazione. Il Bloody Sunday sull’Edmund Pettus bridge fece di Selma, Alabama il simbolo mondiale del razzismo e della lotta per l’emancipazione dei neri americani; 50 anni dopo su quello stesso ponte il cinquantenario è stato commemorato da un presidente afroamericano.

Quale evento potrebbe esprimere con più didascalica simmetria – con hollywoodiana perfezione – la narrazione americana di ingiustizia e redenzione e progresso sociale? Se fosse stata scritta in una sceneggiatura sarebbe probabilmente stata respinta come inverosimile. Lo stesso Martin Luther King il reverendo che su quel ponte aveva portato i suoi freedom fighters quando era profonda retrovia segregazionista non avrebbe potuto – pur con tutta la fede nel dream – immaginare una più simbolica ricorrenza.

Epperò il cinquantenario è caduto nel mezzo una ennesima emergenza razzismo. Oggi un nuovi cortei invece di “we shall overcome” urlano “Black Lives Matter!”. “Le nostre vite contano” scandiscono i militanti del movimento contro la strage non tanto silenziosa di neri ad opera della polizia. E le prigioni straripano di prigionieri dalla pelle scura. Dei quasi 2 milioni e mezzo di detenuti più del 40% sono discendenti di schiavi. E come ha detto John Legend dal palco degli Oscar, ci sono più neri (1.7 milioni) sotto restrizioni coatte oggi che schiavi nel 1850 (870.000).

La lunga marcia dell’America dal peccato originale della schiavitù è diventato un sorta di misura mondiale di ingiustizia e progresso sociale. Giustamente, data la lampante contraddizione con la narrazione nazionale di libertà e felicità, predestinazione e eccezzionalismo. La strada è tortuosa: 50 anni fa ha attraversato il Pettus e questo fine settimana è di nuovo passata per quel ponte

E grazie alla corte suprema alcune battaglie dovranno venire combattute da capo. Una recente sentenza ha abrogato l’articolo 5 del voting rights act la legge sulla pari opportunità di voto strappata col sangue di Selma. La clausola stabiliva che gli stati ex segregazionisti dovessero passare il vaglio federale prima di imporre limiti alla iscrizione elettorale. Ma i conservatori americani hanno ogni interesse a limitare il voto delle minoranze che sono parte integrante dell coalizione progressista e ora hanno un modo in più per farlo.

È un grave passo indietro e non è solo questo. Nel weekend di Selma un ragazzo nero disarmato, l’ennesimo, in Wisconsin, è stato ammazzato da un poliziotto. Una comitiva di universitari dell’Oklahoma in gita è stata filmata mentre inneggiava al linciaggio dei neri. Legend l’oscar lo ha ricevuto per Glory la canzone del film che rievoca appunto Selma; la regista Ava Du Vernay lo ha dedicato ai ragazzi di Ferguson e al loro nuovo movimento per i diritti civili. Lo stesso Obama ha tenuto a dire “Selma is Now” , tutto è ancora in gioco

La strada è ancora lunga e se c’e’ una ultima lezione da apprendere da Selma è che 50 anni dopo il Pettus, oggi non è più solo l’America a doverla percorrere – tutto l’occidente deve riuscire a fare lo stesso cammino.