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Islamismo

Se re Abdallah amasse le donne

La nomina di Norah al Faiz a viceministro dell’istruzione in Arabia Saudita è stata valutata come un cambiamento «storico». Si tratta senza dubbio dell’incarico di più alto livello mai ricoperto da una donna nel regno saudita, tuttavia il suo incarico sarà riservato all’educazione femminile, essendo la segregazione sessuale rigida in tutti i settori della società saudita, compresa la scuola.
Il fatto che si tratta di uno dei primi cambiamenti introdotti da re Abdallah da quando è al potere (2005) può far sperare in una volontà di modernizzare il paese, dove si registra la maggior repressione delle donne. In Arabia saudita le donne non possono guidare, non possono prendere un taxi se non accompagnate da un maschio di famiglia, non possono esercitare la gran parte dei mestieri e comunque per lavorare devono avere il permesso del marito o del padre, così come per ottenere un documento, etc., etc.
Re Abdallah ha anche sostituito il capo della corte suprema che lo scorso anno aveva emesso un editto con il quale autorizzava l’uccisione di coloro che possedevano televisioni con canali satellitari ritenuti «immorali».
Il terzo rimpasto ha riguardato la sostituzione del capo della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio che controlla la polizia religiosa. Questa polizia ha ampi poteri: fare perquisizioni per controllare il possesso di alcol o di droghe, controllare la prostituzione, assicurarsi che tutti i negozi siano chiusi all’ora delle preghiere e mantenere il sistema di segregazione sessuale nella società saudita.
Se di cambiamento veramente si tratta, la strada per la conquista dei diritti delle donne è ancora molto lunga.

giuliana

  • Antonella

    Solo a leggere i divieti cui sono sottoposte le donne in Arabia Saudita, mi viene un attacco di claustrofobia.
    Devo confessare che in alcuni momenti temo che in Europa, complici le tre più forti religioni monoteiste, si crei un fronte reazionario che possa sottrarci (e non è che sia necessario fare della fantapolitica per immaginare che potrebbe succedere davvero) i diritti che tanti anni di lotte ci avevano fatto acquisire.
    Antonella

  • Francesca

    Anch’io ho appena finito di leggere l’articolo e sono d’accordo con te Antonella. E’ impressionante, ma lo è anche dalle nostre parti in cui secondo me le donne si mobilitano ben poco. Secondo me è ora di proporre qualcosa di costruttivo per non continuare a perdere diritti, e subito!
    Cosa ne pensate? Francesca

  • renato

    per antonella, sei sicura che un fronte reazionario (composto da chi?) avrà come alleati le tre principali religioni? perchè non si trova mai il coraggio di riconoscere che il secolare processo di liberazione della donna è avvenuto all’interno della società occidentale cioè in quella giudaico-cristiana?

  • Mark Carroll

    Ho vissuto tanti anni fa in Arabia Saudita ed, indubbiamente i tempi stanno cambiando, dopo un peggioramento durante il muro contro muro USA vs. integralisti, sembra che il Regno stia ritornando su delle posizioni meno favorevoli ai matawa (i talebani locali che funzionano da polizia religiosa). Ma quello che volevo dire e’ che, c’e’ qualcosa di nuovo nel mondo arabo anche se si guarda all’Algeria, dove vi e’ una candidata donna alle presidenziali. Mentre, sembra di vedere che nei Paesi arabi cosiddetti moderati ed amici, nulla cambia, anche perche’ godono dell’impunita’ dei Paesi Amici. Per non parlare di noi italiani, che una donna come Presidente l’avremo solo se Berlusconi decide di sottoporsi a trapianto. Sono d’accordo con Antonella sulle sue paure e credo che sono giustificate dalla teocrazia che si sta instaurando in questo Paese sempre piu’ intollerante e bigotto.

  • Antonella 58

    Io penso che nel nostro paese sia in atto una forte riduzione dei diritti delle donne con il consenso tacito delle donne stesse. Tanti diritti acquisiti sono stati abiurati dalle donne stesse per ignoranza di quanto fossero costati a chi li aveva guadagnati. L’oppressione della donna parte dalla donna che non si ribella. Oggi vedo molte donne aderire a stereotipi da brivido, come la velina-scema-pettorale abnorme,che rammentano il vecchio vissuto da “donna oggetto”. E poi come vengono educati i figli? Non sono frutto di educazioni antifemminili inculcate dalle donne? Io ho fatto quelle battaglie di cui si scrive sopra e poi ne ho visto i risultati, per cui sono amareggiata di non avere visto le donne che sono venute dopo di noi fare di più e meglio, ma piuttosto rischiare di perdere tutto. E allora consoliamoci guardando dei paesi cosidetti arretrati, ma io sono sicura che essi faranno delle conquiste clamorose e ci dimostreranno di sapersi evolvere molto velocemente. Cosa potremo dire allora per non dimostrare di avere perso terreno e per non vedere che siamo tornate al medioevo in cui io e la mia generazione pensavamo di essere finalmente sfuggite?

  • Francesca

    Rivolgo lo stesso appello che ho lanciato il 19 febbraio ad Antonella 58! Mettiamoci in contatto per mettere da parte le delusioni e proseguire nella mobilitazione. Ci sono già cinque commenti finora, non mi sembra poco se si pensa che la donna dimentica o rinuncia ai propri diritti.
    Ho trovato interessanti e positivi tutti gli interventi! Proseguiamo! CIAO!

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Non c’è dubbio che se nei paesi musulmani molti diritti non sono ancora stati conquistati e in altri casi si è verificato un arretramento, in Italia e in occidente corriamo il rischio di perdere diritti già acquisiti che vengono ogni giorno minacciati da chi vuole impedire ad ogni costo l’autodeterminazione della donna. Sono anche sicura che saranno le donne musulmane a conquistare i loro diritti, ma paradossalmente, spesso, quelle che subiscono degli arrestramenti sono proprio quelle che migrano qui da noi. Ci sono donne che nel loro paese non portavano il velo e dopo un mese che sono in Italia lo mettono per “avere il rispetto della loro comunità”, mi hanno detto. Sono donne spesso isolate, che non conoscono la nostra lingua, che non hanno contatti. I loro maschi preferiscono tenerle così dentro le mura di casa e noi spesso preferiamo ignorare questa realtà, magari sostenendo che è la loro cultura. Si tratta di relativismo culturale che considera queste donne diverse da noi e invece sono più simili di quanto possiamo immaginare. E stiamo attente perché il patriarcato non è finito nemmeno da noi e corriamo seri pericoli. Quindi se posso azzardare una proposta: perché non cerchiamo un contatto? Perché chi conosce associazioni che si occupano dei problemi che affrontano anche le donne musulmane non ce lo fa sapere in modo da individuare dei percorsi comuni? Io penso che questo potrebbe rafforzarci tutte. Che ne pensate?
    giuliana