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Anziparla

Se pensavano di farci tacere

Ieri, venerdì 12 luglio Malala Yousafzay, giovane donna pakistana colpita alla testa da un colpo di pistola sparato dai talebani il 9 ottobre del 2012, ha parlato pubblicamente alla sede di New York delle Nazioni Unite. Era il giorno del suo sedicesimo compleanno,indossava uno scialle appartenuto a Benazir Bhutto, prima ministra del Pakistan uccisa durante un comizio  nel 2007, e ha parlato soprattutto della condizione e dell’educazione femminile nel suo paese.

La traduzione del discorso:

«Il 9 ottobre 2012 i talebani mi hanno sparato sul lato sinistro della testa e hanno sparato i miei amici. Pensavano che i protiettili ci avessero dato il silenzio ma si sono sbagliati. Si sono alzate migliaia di voci, loro pensavano di poter fermare le mie ambizioni ma nulla è cambiato nella mia vita. La debolezza e la paura se ne sono andate, e invece è nato il coraggio e la forza. Sono la stessa Malala, le mie ambizioni sono le stesse, cosi come le mie speranze e i miei sogni, non sono contro nessuno e non parlo contro i talebani o contro gruppi terroristici. Sono qui per parlare per il diritto all’educazione di ogni vambino.

Voglio istruzione anche per i figli dei terroristi e dei talebani. Anche se ci fosse un’arma nelle mie mani e ci fosse un talebano di fronte a me non gli sparerei. Questa è pietà, che ho imparato da Maometto, da Gesù Cristo e da Budda. Questa è l’eredeità del cambiamento che ho imparato da Martin Luther King, da Nelson Mandela e da Mohammed Alì. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandio e da Madre Teresa, e questa è la pietà che ho imparato da mio padre e da mia madre. E’ ciò che la mia anima mi dice, siate pacifici e amate tutto. Cerchiamo di capire l’importanza della luce quando vediamo l’oscurità, capiamo l’importanza della voce quando veniamo zittiti, e nel nord del Pakistan capiamo l’importanza delle penne e dei libri quando vediamo le armi.

La penna è più forte della spada ed è vero. Gli estremisti hanno paura delle penne e dei libri, il potere dell’istruzione li spaventa, hanno paura delle donne e la voce delle donne li spaventa, ecco perchè hanno ucciso 14 studentesse e perchè hanno ucciso delle maestre nel nord del Pakistan e perchè colpiscono le scuole ogni giorno. Hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza e di questi cambiamenti nella società . Mi ricordo che c’era un ragazzo nella nostra scuola a cui era stato chiesto perchè i talebani sono contro l’istruzione. Lui rispose molto semplicemente indicando nel libro che “un talebano non sa cosa c’è scritto in questo libro”.

I terroristi usano erroneamente il nome di Dio per i loro propri scopi. Il Pakistan è un paese democratico e in pace, si vuole l’istruzione per i propri figli e l’Islam è una religione di pace e di fratellanza. L’Islam non è solo diritto all’istruzione, ma anche responsabilità e doveri. Onorevole segretario generale, la pace è necessaria per l’istruzione. In molte parti del mondo le guerre inmpediscono ai bambini di andare a scuola, siamo stanchi di queste guerre. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro minorile, molte scuole sono state distrutte in Nigeria, anche in Afghanistan, e le ragazze sono obbligate a sposarsi da molto giovani.

Sono qui per parlare del diritto all’istruzione per tutti. Voglio istruzione anche per i figli e le figlie dei talebani”, ha detto la sedicenne pakistana. Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. I talebani hanno paura del potere dell’istruzione hanno paura del potere delle donne. Per questo uccidono, perchè hanno paura. Oggi non è il mio giorno, è il giorno di tutti coloro che combattono per i propri diritti. Sono qui e oggi parlo per tutti coloro che non possono far sentire la propria voce».

Aggiornamento del 10 ottobre 2014: a Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi è stato assegnato il Nobel per la Pace 2014 “per il loro impegno contro la sopraffazione nei confronti dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini a un’istruzione”.

Twitter: @glsiviero

  • lina

    Orissa, uno Stato dell’India orientale: stupro di gruppo su una suora cattolica.

    La religiosa, 28 anni, è stata rapita e violentata per una settimana. Tra gli aggressori anche un cugino. La suora, vive a Chennai (Tamil Nadu), dove sta finendo gli studi del college. Secondo la sua testimonianza alla polizia, circa due settimane fa ha ricevuto una telefonata da una donna, che le ha riferito che sua madre era molto malata. Il 5 luglio la religiosa ha preso un treno per Bamunigam, dove ad attenderla per accompagnarla a casa c’erano due cugini e alcuni amici. Invece di portarla al villaggio di Minapanka, gli uomini l’hanno condotta in un luogo non ancora identificato. Qui la suora ha subito ripetuti stupri di gruppo per una settimana.

    L’11 luglio gli aggressori hanno lasciato la religiosa alla stazione ferroviaria di Berhampur, minacciandola di non riferire a nessuno quanto accaduto. La vittima è però riuscita a scappare e ha raggiunto il suo villaggio, dove il 13 luglio ha sporto denuncia.

    Commento : non sono solo i talebani……

  • giuliasiviero

    Hai qualche riferimento della storia? Grazie, g.

  • alex1

    La storia di Malala e’ purtroppo inquinata da chi vuole dare una visione occidentalcentrica contro “l’incivilta’” delle altre culture, Islam in primis. Tale ragazzina mi sembra decisamente manipolata. Fa discorsi che a dodici anni non si pensa nemmeno. Non una parola della Guerra portata dal civile occidente nel suo paese che fa molte piu’ vittime da 10 anni. E sui giornali pochi dicono che in molti paesi islamici le donne vanno tranquillamente a scuola e lavorano negli ospedali e nelle universita’.