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Bar Condicio

Se l’alluvione diventa show travolge il comico

Genova è il luogo di una tragedia, annunciata quanto si vuole, ma soprattutto reale e drammatica. Fango e dolore hanno travolto ogni cosa, per prima la speranza. Eppure c’è chi ha scambiato Genova per un set cinematografico, o, meglio, per la sala stampa della Camera dei Deputati, crocevia fondamentale per le dichiarazioni politiche. Beppe Grillo, e come lui molti altri, sono andati nella speranza di rendere più efficace il messaggio. Si sa, lo sfondo è fondamentale. Peccato che a far da sfondo non c’era un set di cartapesta, ma tanta gente giustamente incazzata. Davvero, non per esigenze di comunicazione politica. E così anche Beppe Grillo è stato contestato pesantemente. Con l’aggravante che è genovese. Lui, la personificazione dell’antipolitica. Lui, ‘l’altro’ per scelta. Lui, il comico in missione per conto di Casaleggio (il lettore noterà la sottile ironia della citazione, omaggio a John Belushi). Lui, che volle farsi profeta in patria. E tutti sanno come va a finire in genere. Genova oggi ci dice tre cose: la prima è che non servono passerelle e parole ma argini e opere di sicurezza; la seconda è che Beppe Grillo è tale e quale agli altri; infine che la realtà non è la rete, dove basta un impiegato mediamente sveglio a rispondere ai post di critica sul blog o a rimuoverli per mostrarsi migliori. Cin!