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FranciaEuropa

Scuola: un appello contro i voti alle elementari

Circola un appello, già firmato da varie personalità (dall’ex primo ministro Michel Rocard al sociologo François Dubet, passando per lo scrittore Daniel Pennac o il neuropsichiatra Boris Cyrulnik) che chiede la soppressione dei voti nelle elementari. “L’ossessione della classifica (…) crea, fin dalla scuola elementare, una fortissma pressione scolastica e stigmatizza gli allievi”, che si chiudono “progressivamente in una spirale di scacco”, dice l’appello. La scuola francese è sotto accusa da tempo. La scuola pubblica, che riveste in Francia un ruolo centrale più che in altri paesi per la costruzione dei cittadini, rispetta sempre meno il principio dell’ égalité. Le classifiche internazionali non sono tenere con la scuola francese: l’Ocse, in un’inchiesta sullo star bene a scuola, classifica la Francia al 22esimo posto su 25. Anche le classifiche sulla qualità dei risultati non sono soddisfacenti: accanto a una percentuale di “eccellenza”, si accumula una deriva che porta oggi quattro allievi su dieci delle elementari ad arrivare alle medie senza le competenze di base in francese e matematica. I voti sono in parte responsabili di questa situazione. “A scuola – scrive l’ufficio studi Trajectoires-Reflex, a commento di un sondaggio sulla scuola – il 43% degli allievi hanno sovente mal di pancia prima di entrare in classe, il 24% hanno la sensazione che il maestro li svalorizzi e li punisca, il 31% pensano che non si interessi a loro e un bambino su due pensa che non riuscirà a fare quello che il maestro gli chiede e ha paura di mostrare i voti ai genitori”. Con la crisi economica e sociale, l’importanza dei voti è addirittura aumentata. Senza un diploma, non c’è lavoro: cosi’ le famiglie investono con troppa ansia una scuola che si basa sulla competizione degli allievi fin dalle prime classi. Nelle pagelle, oltre al voto del bambino, è sempre segnata  la media delle classe, oltre al voto più alto e quello più basso ottenuto dagli allievi per ogni materia.

Abolire i voti, almeno alle elementari, permetterebbe di migliorare i risultati, affermano i firmatari dell’appello, perché la motivazione dipende dalla stima di sé, che i voti e la continua comparazione con gli altri non favoriscono. Un libro, scritto da un giornalista inglese, Peter Gumbel (On achève bien les écoliers, Grasset) sta avendo un grande successo: critica il sistema francese, accusato di essere élitista e arcaico, che avrebbe l’effetto di deprimere gli allievi e, alla fine, di sfociare su uno scacco scolastico generalizzato. In Finlandia, paese che arriva sempre in testa di tutte le le classifiche intenazionali, i voti iniziano solo a 11 anni e le valutazioni a 9. Ma il ministro dell’Educazione nazionale, Luc Chatel, ha escluso categoricamente l’abolizione dei voti alle elementari, che servono “a valutare” le competenze di ognuno.

  • francesca

    Ho ascoltato proprio l’altro ieri una trasmissione su France Culture in proposito. Condivido pienamente l’intenzione di abolire i voti. Ho per abitudine di aiutare scolari di diversi paesi e mi colpisce molto il caso dei ragazzi cinesi, i quali essendo abituati ad un sistema strettamente competitivo, non sono in grado di studiare senza quel metodo. Anzi crea in loro una grande svogliatezza e forma depressiva. Per cui, in un primo tempo, devo farli studiare a coppia per ricreare in minor misura l’ambiente competitivo. In un secondo tempo li dissintossico gradatamente.
    Dimenticavo! La competizione si basa esclusivamente sul miglior voto e sulla miglior classifica.
    Francesca Blache

  • maestra vecchietta

    Sarei favorevole ad una petizione analoga in Italia.
    Insegno da 37 anni e l’esperienza mi dice che la competizione fa male:
    – danneggia i bambini che faticano dal punto di vista cognitivo o che hanno pochi stimoli culturali nell’ambito socio- familiare;
    – non fa maturare alla costruzione del pensiero divergente i più capaci perchè le “prove oggettive” sono un falso ideologico;
    – inquina l’atmosfera del gruppo classe;
    – annulla ogni tentativo di apprendimento cooperativo.
    Fa male agli insegnanti che diventano meri esecutori di asettici programmi
    ministeriali , per giunta pasticciati (io conosco bene quelli della scuola elementare).
    Da una scuola così vorrei scappare…ma grazie alle recenti normative
    non ho ancora l’età…

  • francesca

    Ho avuto modo di guardare diverse volte su RaiStoria, inchieste sulla scuola degli anni settanta in cui l’alunno non era passivo, ma attivo. Si potrebbe riprendere queste pratiche. Nel penultimo numero di Le Monde diplomatique, viene aggiornato il nuovo sistema scolastico francese in cui si crea competizione anche tra insegnanti e scuole. Molto interessante!
    Condivido pienamente ciò che scrive la maestra vecchietta.
    Francesca Blache

  • Fiorino

    Insomma dopo aver negato che c’erano grossi problemi nella scuola francese, piuttosto che assumersene la colpa gli stessi che li hanno creati con il pedagogismo e l’alunno al centro dell’universo, danno la colpa ai …. voti. Loro stessi che sono arrivati dove sono grazie ad un sistema scolastico molto più severo non lo vogliono per gli altri (tanto i loro figli vanno in scuole migliori se non private). Vabbé un passo avanti è stato fatto almeno riconoscono che i problemi ci sono.

    @ maestra vecchietta
    aboliamo direttamente l’insegnamento già che ci siamo così non ci saranno più problemi sulla storia e l’impossibilità di arrivare a una lettura comune in una società multiculturale.