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Quinto Stato

Scuola: stop all’aumento dell’orario dei prof (adesso è vero)

Stop definitivo all’aumento di sei ore dell’orario di lavoro degli insegnanti. Nel pomeriggio di domenica 11 novembre la commissione bilancio della Camera ha sciolto le riserve e il provvedimento è stato cancellato dalla legge di stabilità. Per il sottosegretario al ministero dell’Economia, Gianfranco Polillo, è una “soluzione soddisfacente, è stata fatta un’operazione estremamente importante in un momento di grandissima difficoltà”. Soddisfazione anche dalla presidente della commissione, Manuela Ghizzoni (Pd): “In Commissione Cultura tutte le forze politiche hanno concorso per scongiurare il pericolo di aumento dell’orario dei docenti a 24 ore a parità di salario”.

Tutte le cifre di un taglio che resta

L’emendamento approvato nel tour de force a cui è stata costretta la commissione prevede di raggiungere la cifra di 181 milioni stabilita dalla spending review di luglio, e confermata dall’attuale, attraverso il taglio di 1,8 milioni di euro dai distacchi sindacali e dei comandi dei docenti e del personale presso il ministero e ad altri enti; 6 milioni dalla dismissione immobile di piazzale Kennedy, a Roma, utilizzato come sede del ministero dell’Università prima dell’accorpamento con il ministero dell’Istruzione; 20 milioni dai tagli per i bandi dei fondi First e Trin; 30 milioni di tagli sul progetto Smart City nel centro nord; 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell’offerta formativa “senza pregiudicare l’offerta”; 83.6 milioni dal recupero di una parte dei risparmi Miur della legge di stabilità dell’anno scorso.

La storia dell’aumento dell’orario di lavoro (gratis)

Questi 181 milioni di euro corrispondono al totale del taglio dell’indennità di vacanza contrattuale, cioè il contributo erogato dallo Stato nel periodo di vacanza tra la scadenza del contratto nazionale (bloccato dal 2009) e il suo rinnovo. Una misura già decisa da Tremonti, quando ricopriva la carica di ministro dell’Economia, e ribadita dal governo Monti. Il 10 ottobre scorso Profumo ha un’idea: recuperare queste risorse aumentando l’orario di lavoro dei docenti senza corrispondere il compenso. Così argomentò il ministro:

Non abbiamo intenzione di coltivare il luogo comune degli insegnanti italiani che guadagnano poco e lavorano poco, conosco la delicatezza di quel mestiere avendolo fatto, chiedo solo che siano più flessibili. Si potranno differenziare gli stipendi: più bassi per chi vuole lavorare solo la mattina, retribuzione piena per chi accetta l’aumento delle ore”.

 “Chiediamo alla scuola un atto di generosità. Di più, un patto che rifondi questo mestiere così importante”.
Questa misura avrebbe comportato molto più di un “atto di generosità”. Avrebbe cioè tagliato i docenti precari e quelli del sostegno. Un impatto devastante: il numero delle supplenze sarebbe diminuito, così come l’immissione dei docenti iscritti nelle graduatorie. Questi posti avrebbero dovuto essere garantiti ai «sovrannumerari», cioè ai docenti regolarmente assunti, ma senza cattedra. Si sono fatte stime anche fantasiose, ma ugualmente drammatiche: i docenti tagliati sarebbero stati 6400, 24 più 6 mila nel sostegno, per arrivare a cifre paurose come 80, 100 mila precari. Le voci sono diventate una valanga tale da travolgere il ministero. Che, come d’abitudine, è arretrato e ha ritrattato tutto. Una vittoria del Pd che, come partito che sorregge il governo, ha dimostrato di sapere correggere i suoi abbagli, e le vere e proprie sbandate contabili. Grande è stato il lavoro di mediazione (leggasi: cercare di rimediare alle figuracce del ministro) compiuto in queste settimane dal sottosegretario Marco Rossi-Doria.
Insegnanti multi-tasking, non impiegati
Ciò che resta è il taglio dell’indennità, e il blocco del contratto nazionale del personale della scuola, un milione di persone, un terzo del pubblico impiego in Italia. Se ne riparlerà, con ogni probabilità nel 2015, cioè quando quello di Profumo sarà solo un ricordo. Come memento di sé, il sottosegretario Ugolini ha dichiarato a questo proposito:
“dobbiamo uscire dall’idea impiegatizia del lavoro dell’insegnante e, per questo, mi piacerebbe che si rivedesse nel complesso il contratto della scuola, guardando al docente come figura a tutto tondo e tenendo conto anche delle ore di preparazione delle lezioni, delle prove in classe, del lavoro con i colleghi e non solo delle lezioni frontali”.
Anche da questa dichiarazione si comprende l’obiettivo più volte indicato dallo stesso Profumo. Modificare il lavoro dei docenti, pensandoli come “direttori d’orchestra” e non come unici referenti delle attività in classi con le lezioni frontali. Dietro questo progetto di trasformazione del docente, della sua mentalità e della sua funzione, in direzione di una sua maggiore responsabilizzazione, interdisciplinarietà multi-tasking, si pensa – con ogni probabilità – ad uno sviluppo dall’attuale figura “impiegatizia” al soggetto immaginato dalla pedagogia neoliberista.
l’insegnante del futuro: un manager, direttore d’orchestra?
In questo contesto di studi, pressoché sconosciuti in Italia, ma molto ben analizzati nell’ambito dei governmentality studies dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti, dalla Germania all’Inghilterra (cioè i paesi dove la trasformazione neoliberale dell’istruzione è molto più avanzata che in Italia): il docente diventa un manager che amministra competenze, le valuta seguono programmi che somministrano debiti e crediti – le prove invalsi ecc. -, la sua capacità di insegnare viene intesa alla luce del suo talento ad organizzare l’attività in classe (e fuori) rispettando i criteri di efficienza, di recupero delle risorse fuori dalla scuola, dai suoi rapporti con i privati o con altre istituzioni. Il docente-manager: l’insegnante del futuro.
  • Paolo

    “Nel pomeriggio di oggi la commissione cultura della Camera ha sciolto le riserve e il provvedimento è stato cancellato dalla legge di stabilità .. ”

    Non è la commissione cultura ma quella del bilancio, che ha presentato un emendamento per sopprimere le 24 ore. ma sembrerebbe mancare ancora un 100 milioni.

    Emendamenti, anche se approvati in commissione debbono essere vagliati dalla camera. Morale TENIAMO ALTA L’ATTENZIONE E LA PROTESTA. SCIOPERO il 14 Novembre!!

    Un insegnante