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Quinto Stato

Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato

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I partiti delle larghe intese hanno lungamente festeggiato gli “investimenti” nella scuola dopo i tagli epocali dell’era Gelmini. La soddisfazione del premier Enrico Letta e del ministro dell’Istruzione Carrozza non ha convinto i diretti interessati.

Ad esempio, i docenti “Precari uniti contro i tagli”. Hanno diffuso un comunicato che parla di una realtà, vissuta sulla propria pelle, di segno nettamente diverso:

“il nuovo piano triennale predisposto dal governo prevede 69.000 assunzioni. Tolte le 27.000 cattedre destinate al sostegno, resterebbero, quindi, 14.000 cattedre curriculari attribuite annualmente (a condizione che il MEF dia parere favorevole!). Si tratta di numeri risibili: basti pensare che i contratti a t.d. stipulati ogni anno sono 116.000 e che le immissioni di quest’anno, 11.268, sono state tanto esigue da lasciare a casa, beffati, 73 vincitori su 100 dell’illegittimo concorsone-truffa non ancora concluso! Dal decreto, inoltre, è stata stralciata la vertenza “Quota 96″, relativa ai numerosi docenti (6000? 9000?) che hanno maturato il diritto alla pensione ad agosto 2012, ma che la Riforma Fornero ha omesso di disciplinare, bloccando il turn-over, sicché parlare di “ripartenza” per la Scuola statale è quantomeno fantasioso”.

Al di là delle fanfare, com’era prevedibile ascoltate da tutti tra il nervosismo o la delusione dei diretti interessati, emerge anche un altro aspetto della “generosità” del governo. I 43 mila precari assunti entro il 2015 avranno lo stipendio bloccato per molti anni, visto che è stato eliminato il primo gradone degli scatti stipendiali, e saranno penalizzati dalla mancata corresponsione delle ferie, che non verranno più monetizzate, a partire da quest’anno. Nel decreto si indica la necessità di avviare una specifica sessione negoziale sui contratti del personale della scuola che assicuri l’invarianza finanziaria”.

”Da parte del Governo, dunque, – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – vi e’ la chiara volonta’ di assumere del personale e mantenerlo per un tempo congruo con lo stipendio bloccato a circa 1.200 euro al mese. Addirittura inferiore a quello che docenti e Ata percepiscono oggi da precari. Con la leggera flessione dello stipendio dovuta, una volta assunti in ruolo, all’aumento delle trattenute fiscali e previdenziali. E questa situazione rimarra’ tale per diverso tempo. Inoltre, anche se i dipendenti, in caso di ricorso, dovessero ottenere l’adeguamento, il pagamento non sarebbe comunque retroattivo. Quindi si tratta di mancati aumenti irrecuperabili”.

Bene le assunzioni, anche se questa è un’operazione già da tempo annunciata. Si chiama “programmazione triennale” ed è una misura adottata ai tempi della Gelmini, per sostituire i docenti che vanno in pensione con quelli che da anni sono in graduatoria. C’è una differenza, come ha ammesso lo stesso ministro Carrozza qualche tempo fa: la riforma Fornero delle pensioni ha ristretto il numero dei docenti che vanno in pensione, elevando l’età pensionabile. Di conseguenza anche il numero di chi entra “in ruolo” è calato: nel passaggio dalla Gelmini alla Profumo erano 21mila nel 2012. Saranno 11.300 circa quest’anno. Nel prossimo triennio si attesteranno su 14 mila.

A monte c’è il blocco operato dalla spending review, e del turn over, meccanismi silenziosi che strangolano la scuola. A valle, per i neo-assunti, c’è il blocco dello stipendio, altra fonte di risparmio sul lavoro.