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Quinto Stato

Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte

In palio 11.542 mila posti. Gli scritti dell’11 e 12 febbraio sono stati rinviati a dopo le elezioni .I concorrenti sono 95mila. Per i docenti precari non sarà premiato il merito: «Profumo fa propaganda»
Da tagliare nelle finanziarie, e rilanciare sotto elezioni, la scuola torna ad aprire le aule ai 95 mila candidati per 11.542 cattedre per il prossimo biennio. La maggior parte, 88.610, sono i sopravvissuti ai quiz informatici del dicembre scorso, a cui si sono aggiunti altri 7 mila candidati che hanno conseguito una votazione inferiore a 35/50, ma superiore a 30/50, e sono stati riammessi dal Tar Lazio grazie a un ricorso dell’Anief. Il sindacato presieduto da Marcello Pacifico sta preparando un altro ricorso contro l’obbligo della conoscenza dell’inglese per le scuole primarie, mentre il Codacons ha annunciato di averne vinto un altro a sostegno dei non abilitati all’insegnamento.
Gli aspiranti docenti a tempo indeterminato riceveranno alle 8,30 un foglio con quattro facciate prestampate e avranno due ore e mezzo per rispondere a quattro quesiti in 22 righe. In questo spazio dovranno riassumere i programmi, lunghi migliaia di pagine, di italiano storia e geografia, oppure di matematica e fisica, sperando di totalizzare un punteggio il più vicino possibile alla soglia del paradiso, fissata a quota quaranta/quarantesimi. I 95 mila hanno sfidato i rigori dell’inverno, il rischio incombente delle elezioni e le relative speculazioni politiche, e non è arretrata nemmeno quando il Ministero dell’Istruzione ha rinviato le prime due giornate del concorso riservate alle scuole per l’infanzia e alla primaria a dopo le elezioni, il 28 e il 1 marzo. Qualcuno ha calcolato che il danno provocato a chi aveva prenotato treni e aerei per partecipare alla prova è stato di oltre 3 milioni di euro.
La fretta del ministro Profumo di chiudere le procedure prima del prossimo anno scolastico non ha arrestato questo treno in corsa. La terza prova orale rischia di accavallarsi agli esami di maturità,e quindi bisogna fare in fretta. Anche perché il ministro sembra volere passare alla storia come colui che ha indetto un concorso nazionale dopo 13 anni.
Nemmeno le rinunce dei commissari hanno provocato un ripensamento. Luigi Pansino, preside in pensione, è stato sorteggiato come presidente di una commissione. Ha meditato a lungo la rinuncia, e con lui molti colleghi, quando ha scoperto che il compenso lordo era di 251 euro lordi, 209,24 per i commissari. Nessun rimborso spese previsto per un lavoro che durerà mesi, ma in compenso sono stati annunciati 50 centesimi per ogni compito corretto. Un trattamento che ha provocato una defezione di massa, costringendo il Miur a procrastinare la scadenza del bando per i commissari. Per affrontare questa emergenza, Profumo ha incaricato gli uffici scolastici regionali di trovare «esperti della materia» per completare le commissioni rimaste scoperte.
Un caso che racconta molto più di altri l’approssimazione, certo, ma soprattutto la sistematica svalorizzazione delle competenze, delle relazioni e dei saperi sulla quale è stato concepito il concorso «truffa» come lo definiscono da fine agosto tutte le organizzazioni dei docenti precari (Precari uniti contro i tagli e i coordinamenti di Milano, Roma e Napoli). «Nella prima prova ci sono stati propinati quizzetti alogici – afferma Micaela Fattorini, romana, 34 anni, docente precaria che il 18 febbraio farà la prova di italiano storia e geografia, il 19 di latino – Con questi sistemi sono stati selezionati i “più adatti” a sopravvivere in una scuola tecnocratica, mentre sono stati umiliati docenti di comprovata competenza».
Micaela è una delle docenti che ha frequentato le scuole di insegnamento (Ssis) chiuse dall’ex ministro Gelmini nel 2009 per dare vita alla contestatissima, e cara, esperienza dei Tirocini Formativi Attivi (Tfa) che stanno partendo in questi giorni. «La Ssis non voleva selezionare solo persone, ma formarle a un mestiere molto complesso. Questo concorso, per come è stato concepito, impone una selezione legata al caso e all’arbitrio di chi corregge le prove». Senza contare, com’è accaduto ad alcuni conoscenti di Micaela, che ci sono stati casi in cui i candidati sono stati esaminati dai colleghi con i quali discutono nei consigli di classe. «Un paradosso che capita quando lo Stato non mantiene le sue promesse – continua – in Italia esistono centinaia di migliaia di persone che lavorano nella scuola e sono state pluriesaminate e hanno superato un esame di stato con valore concorsuale. Siamo stati costretti a ripetere una prova che abbiamo già fatto». Profumo, e il suo sottosegretario Rossi Doria, sostengono invece che il concorsone favorirà il merito e ringiovanirà la classe docente. «È solo propaganda – risponde Fattorini – Quale merito si può affermare in una risposta di 22 righe a un quesito generico? Questo concorso non lo voleva nessuno tranne i neo-laureati che invece sono stati esclusi dal bando. Questa è la truffa che non ci stancheremo mai di denunciare».
Quello dell’accesso alla professione di insegnante è uno dei temi più manomessi dai governi di centrodestra, governo tecnico incluso. Il centrosinistra di Prodi aveva provato a risolverlo stabilendo un piano triennale di assunzione dei precari per esaurire le graduatorie. Un progetto che si è interrotto con la riforma Gelmini che ha chiuso le Ssis, tagliato le ore di disponibilità, arrestando lo scorrimento delle graduatorie e causando la contrazione delle cattedre e gli esuberi dei docenti. Per questa ragione oggi ci sono più docenti di ruolo che cattedre. «Quando ti accorgi che la vita, insieme a quella di milioni di persone, dipende dalla firma di un uomo che casualmente fa il ministro, mentre tu continuerai a insegnare per tutta la vita, ti manca il fiato – sostiene Micaela – Il vantaggio di questo lavoro è che varcata la soglia di una classe, mi dimentico di tutto questo e lavoro con entusiasmo Quest’anno andrò in gita con i miei ragazzi in Liguria, le cinque terre, Genova. Sarà un bel momento di ossigeno. Non vedo l’ora».
  • otello

    oggi ho svolto la prova in toscana,
    ai limiti dell’incredibile, un’incuria e una trascuratezza nella preparazione ai limiti del legale, nessun foglio timbrato o firmato da nessuna autorità esaminatrice, prove che entrano gia aperte in classe fotocopiate su fogli anonimi non si sa da quando, commissari che si comportano in maniera arbitraia lasciano uscire i candidati anche durante la prova… e non da ultimo le domande, ridicole, a prova di giudizio, troppo vaste per essere riassunte in venti righe, della serie ha fatto una buona prova ma poteva… tranne naturalmente per che deve superare il concorso, a prova di ricorso direi, non potendosi appellare a nulla, finche non incontri il coniglio che esce dal cappello con una domanda che richiama un libro scritto nel 1967 dal filosofo Rorty, come dire la chiave di accesso per l’orale, una domanda fuori da qualunque reale programma scolastico svolto in un liceo…
    amareggiato
    ma non sorpreso … siamo in italia….